I padri riflettono su ecumenismo e dialogo tra le religioni

sinodo-2Il confronto sul tema generale e su punti specifici dell’Istrumentum laborisdel Sinodo si è approfondito nella quinta congregazione generale tenuta nel po-meriggio di mercoledì 10 ottobre. Ai lavori, condotti dal presidente delegato, cardinale Laurent Monsen-gwo Pasinya, e dal segretario generale, arcivescovo Nikola Eterović, hanno partecipato 250 padri sinoda-li. Come di consueto la congregazione si è articolata in due momenti. Numerosi gli argomenti affrontati nella prima parte: l’ecumenismo e il confronto inter-religioso; il ruolo fondamentale del laicato e della fa-miglia nell’opera di evangelizzazione; la sequela di Cristo come cammino nel mondo e la missione come incontro con i popoli; la continuità con il Vaticano II in una società mutata nei cinquant’anni trascorsi dall’apertura dell’assise conciliare e la capacità della Chiesa di evangelizzare in tale mutato contesto; la scelta prioritaria del povero; la sua capacità di porre su se stessa e a se stessa la domanda identitaria di Gesù: «La gente chi dice che io sia?». Hanno preso la parola 16 padri sinodali tra i quali tre cardinali, uno di curia, il presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Jean-Louis Tauran, che ha aperto gli interventi, e due porporati arcivescovi residenti, il polacco Stanisław Dziwisz di Kraków, e il bosniaco Vinko Puljić, di Vrhbosna, Sa-rajevo. Hanno portato il loro contributo anche due superiori generali di ordini religiosi, il gesuita padre Adolfo Nicolás Pachón e padre Josep María Abella Battle, dei missionari figli del cuore immacolato di Maria. La seconda parte della congregazione si è svolta alla presenza di Benedetto XVIed è stata caratterizza-ta dall’intervento del primate della Chiesa anglicana, Rowan Douglas Williams, arcivescovo di Canterbury, presentato ai padri sinodali dal cardinale Monsen-gwo Pasinya, che ne ha illustrato la figura e la storia personale. L’arcivescovo anglicano ha iniziato il suo intervento soffermandosi sul significato del cinquan-tesimo anniversario dell’apertura del Vaticano II,del quale ha sottolineato in particolare l’aspetto ecume-nico e il profondo significato di presa di coscienza non solo della Chiesa cattolica, ma di tutte le confes-sioni cristiane. Tra gli interventi seguiti alla riflessione dell’a rc i v e -scovo anglicano — con il quale il Papa si è intratte-nuto in colloquio al termine dei lavori della congre-gazione — c’è stato quello dell’arcivescovo di Dublin, Diarmuid Martin, il quale ha voluto dare testimo-nianza della fratellanza mostrata dagli anglicani d’Ir-landa con la Chiesa cattolica in quel Paese, in mo-menti difficili segnati non solo dalle sfide della seco-larizzazione, ma dagli scandali che ne hanno mac-chiato l’immagine. A conclusione dei lavori il cardinale presidente de-legato ha informato i padri sinodali della pubblica-zione dello speciale dell’Osservatore Romano sul concilio Vaticano II, offerto a ciascuno dei parteci-panti al Sinodo nelle edizioni in italiano e in inglese dalla Federazione internazionale delle associazioni dei medici cattolici e dal giornale, insieme con un ro-sario — dono della Congregazione per l’Evangelizza-zione dei Popoli — da utilizzare durante la processio-ne che si tiene giovedì sera 11 ottobre a San Pietro.

© Osservatore Romano - 12 ottobre 2012