Rinnovamento della Chiesa

benedetto-hilarionL’azione dei rappresentanti pontifici è volta «non alla ricerca di anacro-nistici privilegi, bensì a garantire alla Chiesa, nella misura migliore possibile, quella libertà nel governo interno e nell’esercizio della propria missione che essa rivendica legittimamente». Lo ha ribadito il cardinale segretario di Stato nel suo intervento preordinato durante la quindicesima congregazione generale svoltasi questa mattina, mercoledì 17 ottobre, alla quale hanno partecipato 253 sinodali, sotto la presidenza del cardinale Laurent Monsengwo Pasinya, presidente delegato di turno.
Tra gli interventi di questa prima fase della congregazione il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Con-gregazione per i Vescovi, si è soffer-mato sui tanti inviti al rinnovamen-to della Chiesa ripetuti in queste giornate sinodali. Un rinnovamento, ha precisato, che deve riguardare tutti, anche i membri della vita con-sacrata. «Nelle relazioni tra gerar-chia e vita consacrata — ha notato — sono sorti non pochi disagi: talora per una certa ignoranza dei carismi e del loro ruolo nella missione e nella comunione ecclesiale; talaltra per l’inclinazione di alcuni consa-crati alla contestazione del magiste-ro». La nuova evangelizzazione in-vece può trovare un suo ulteriore punto di forza nel rinnovamento dei rapporti tra vescovi e consacrati. Altro argomento spesso al centro del dibattito sinodale è la parroc-chia. Questa mattina ne ha parlato il cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma. Ne ha sottolineato il ruolo fonda-mentale soprattutto nel contesto at-tuale ma ha denunciato una certa fatica ad aprirsi con più decisione verso una pastorale di evangelizza-zione. «Una conversione pastorale di questo tipo, ha detto, è più che mai necessaria, ma — ha anche rico-nosciuto — non è semplice da realiz-zare». Ha quindi indicato alcune li-nee operative. Di evangelizzazione in contesti difficili si è parlato a lungo nella se-conda parte della mattinata. Sono stati fatti alcuni esempi specifici: dalla Guinea — da cui nel 1967 furo-no cacciati tutti i missionari — all’Egitto, dove, come ha ricordato monsignor Kyrillos William, vesco-vo di Assiut dei copti, nonostante la progressiva islamizzazione dello Stato «la presenza dei seguaci di Gesù va molto al di là delle dimen-sioni della comunità, con 170 scuole, frequentate spesso da allievi musul-mani, e moltissimi ospedali e di-spensari presenti su tutto il territo-rio». Un richiamo all’umiltà è venuto da monsignor Soane Patita Paini Mafi, vescovo di Tonga. Tutti i cri-stiani, ha detto in sostanza il presu-le, non devono dimenticare la sem-plicità, e non devono farsi travolge-re dal desiderio di essere famosi, co-nosciuti e rispettati, seguendo così la mentalità del “divo” p re v a l e n t e nella nostra epoca: «in questo Gesù ci deve essere da modello, perché tra i suoi era noto come “il figlio del carpentiere”». Dello stesso tenore l’intervento di monsignor Petro Herkulan Mal-chuk, arcivescovo-vescovo della dio-cesi ucraina di Kyiv-Zhytomyr. Ha parlato di una fede che sta fiorendo in Ucraina. «Se vuoi correre — ha detto tra l’altro citando un prover-bio locale — devi sapere due cose: perché corri e dove devi andare»; per l’evangelizzazione, ha sottoli-neato il vescovo, è importante so-prattutto capire la posta in gioco e il valore del dono ricevuto. Al ter-mine della congregazione è stato proiettato un minuto del film «Jerzy Popiełuszko, messenger of truth». La proiezione dell’intera pellicola è stata fissata per le 20 di mercoledì 17 ottobre presso la chiesa romana di Maria Bambina. La quattordicesima congregazione generale, svoltasi martedì pomerig-gio 16 ottobre, è stata caratterizzata dall’annuncio del cardinale segreta-rio di Stato Tarcisio Bertone, circa la decisione del Papa di inviare una delegazione in Siria per portare la solidarietà del Sinodo alla popola-zione vittima di inaudite sofferenze. L’intervento del cardinale è pubbli-cato in questa stessa pagina. La notizia ha avuto immediata eco tra i Padri sinodali. In partico-lare sua beatitudine Gregorio III Laham ha ringraziato BenedettoXVI per l’iniziativa. «Questo gesto del Papa — ha detto — va oltre le nostre aspettative. Grazie a tutti coloro che hanno parlato della Siria. E non di-mentichiamo che i conflitti non so-no mai religiosi, ma politici e che il fondamentalismo non fa male sol-tanto ai cristiani, ma ai musulmani stessi». Oltre alla delicata situazione della Siria i sedici padri sinodali interve-nuti ai lavori — su 242 presenti con-dotti dal presidente delegato, cardi-nale Francisco Robles Ortega, arci-vescovo di Guadalajara, — si sono soffermati sul ruolo determinante delle parrocchie e sulla necessità di un lavoro comune tra Chiesa catto-lica e ortodossa a difesa della cri-stianità. «La presenza di 25.000 par-rocchie in Italia — ha sottolineato l’arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana cardinale Angelo Bagnasco — costi-tuisce una rete di prossimità e un patrimonio da non disperdere. Esi-ste nel popolo cristiano un diffuso tesoro di eroismo umile e quotidia-no, che non fa notizia ma costruisce la storia». Secondo il porporato, «la presenza di tanti emigrati cristiani in Italia è una grazia che spesso edifica i credenti». Successivamente è intervenuto il metropolita Hilarion, presidente del dipartimento per le relazioni eccle-siastiche esterne del Patriarcato di Mosca, il quale, dopo aver espresso profonda preoccupazione per la ca-tastrofe umanitaria che si sta verifi-cando in Siria, ha esortato cattolici e ortodossi a fare fronte comune per impedire che i cristiani subiscano violenze e soprusi. «Occorre lavora-re insieme — ha sottolineato — dob-biamo difendere con determinazione i nostri valori. Non possiamo per-mettere che migliaia di cristiani la-scino i propri Paesi perché persegui-tati. Le comunità cristiane stanno gridando per avere aiuto nell’indif-ferenza dei mass media e dei politi-ci. Dobbiamo attirare l’attenzione della comunità internazionale sulla triste realtà nella quale sono costret-ti a vivere i cristiani. Uniamo i no-stri sforzi per rispondere alle nuove sfide». Di diritti umani si è parlato spes-so al sinodo. In particolare gli sono stati dedicati interventi nella con-gregazione di lunedì scorso, 15 otto-bre, guidata dal presidente delegato, cardinale John Tong Hon. In parti-colare ne hanno parlato il ministro generale dell’Ordine dei Frati mino-ri, padre José Rodríguez Carballo, e il suo confratello cardinale Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban, che ha presentato l’esperienza fatta in comune nell’ultimo decennio dal-le Chiese dell’Africa australe, so-prattutto sui temi sociali. Il prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, cardinale Leonardo San-dri, di quelle Chiese ha ricordato le persecuzioni e gli esodi, ma anche la determinazione a sentirsi non mi-noranza, ma presenza viva e vitale. E c’era stato anche spazio per la santità, argomento trattato dal pre-fetto della Congregazione delle Cause dei Santi, cardinale Angelo Amato, il quale ne ha sottolineato il peculiare aspetto di chiave del-l’evangelizzazione. Sempre nella sessione di sabato si sono registrati diversi interventi liberi tra i quali da segnalare quelli che hanno messo in evidenza l’immediatezza e la capaci-tà d’impatto dei moderni mezzi di comunicazione, in particolare audio-visiva.

© Osservatore Romano - 18 ottobre 2012