Una libertà con troppi vincoli
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- Creato: 02 Novembre 2012
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KIEV, 2. I rappresentanti delle Chiese cristiane in Ucraina e di organizzazioni non governative che si bat-tono per la difesa dei diritti umani, appoggiati da responsabili di asso-ciazioni e da vari studiosi, hanno chiesto al presidente della Repub-blica, Viktor Janukovič, «come ga-rante dei diritti costituzionali e delle libertà dei cittadini», di porre il ve-to sul progetto di legge n. 10221 ap-provato dal Parlamento il 16 ottobre scorso, in modo da impedire qual-siasi modifica della legge sulla liber-tà di coscienza e sulle organizzazio-ni religiose. I previsti cambiamenti al provvedimento — secondo i rap-presentanti delle Chiese — sono si-gnificativi perché riguardano la regi-strazione delle organizzazioni reli-giose, il controllo delle loro attività e il diritto costituzionale di riunirsi pacificamente. Una decisione presa «senza alcuna discussione in Parla-mento e nonostante l’unanime obie-zione delle comunità religiose». L’appello delle Chiese cristiane a Janukovič è stato diffuso giorni fa al termine di un incontro al quale han-no partecipato responsabili della Chiesa ortodossa ucraina - Patriar-cato di Kiev, della Chiesa ortodossa ucraina - Patriarcato di Mosca, della Chiesa greco-cattolica, della Chiesa cattolica e di varie chiese rappresen-tanti evangelici, battisti e luterani. Nel documento — pubblicato sul si-to in rete dell’Institute for Religious Freedom e ripreso dal Religious In-formation Service of Ukraine — le Chiese contestano la possibilità di cambiare la legge dopo la sua entra-ta in vigore, dal momento che ciò causerà «un significativo deteriora-mento della legislazione nel campo della registrazione delle organizza-zioni religiose e della sua attuazione e, soprattutto, rappresenterà un’offe-sa per le comunità religiose e un tradimento nei confronti delle Chie-se, le quali speravano in un raffor-zamento degli accordi e nelle pro-messe dei funzionari a vari livelli sull’intangibilità della legge relativa alla libertà di coscienza, senza il consenso delle varie denominazio-ni». Ecco perché — concludono — il veto del presidente Janukovič al di-segno di legge n. 10221 «è l’unica soluzione capace di prevenire l’ag-gravarsi dei conflitti inter-ecclesiali e l’indignazione della comunità reli-giosa, in modo da mantenere la pa-ce interconfessionale». Di pochi giorni fa è anche la let-tera aperta inviata al capo dello Sta-to da organizzazioni non governati-ve, associazioni e studiosi, nella quale si esprime preoccupazione per l’approvazione parlamentare del di-segno di legge che, nel caso di en-trata in vigore, «creerebbe conside-revoli ostacoli all’attuazione del di-ritto costituzionale dei cittadini alla libertà di religione». Tre i punti che, secondo i firmatari, meritano parti-colare attenzione. Innanzitutto, gli emendamenti apportati alla legge «complicano notevolmente la proce-dura per ottenere, da parte delle or-ganizzazioni religiose, lo status di soggetto giuridico a causa dell’i n t ro -duzione di due incoerenti procedu-re: la registrazione degli statuti e la registrazione statale (iscrizione nel registro unico delle persone giuridi-che). Ciò — si afferma nella lettera — non è conforme agli obiettivi del-la riforma amministrativa volti all’introduzione del principio del single window per fornire servizi am-ministrativi, ridurre i fattori di cor-ruzione e gli ostacoli burocratici nelle attività delle istituzioni non governative». Ma la legge adottata stabilisce, inoltre, «disposizioni di-scriminatorie» riguardo le modalità di riunione di credenti e organizza-zioni religiose, mettendoli in una posizione di svantaggio rispetto ad altre entità giuridiche per quanto concerne il diritto di riunione pacifi-ca garantito dall’articolo 39 della Costituzione. In particolare è stato introdotto un «permesso-ordine» che prevede, fra l’altro, l’obbligo di ottenere un’autorizzazione almeno dieci giorni prima della data di svol-gimento della riunione. Il progetto di legge n. 10221 — contestano i movimenti per i diritti umani — «come ai tempi del totali-tarismo sovietico prevede il diritto di monitorare l’attuazione della legi-slazione sulla libertà di coscienza e di religione da parte degli organismi giudiziari, del ministero della Cultu-ra, di altri dicasteri e delle autorità locali». Attualmente il controllo sta-tale in tale ambito è di competenza degli enti locali e dei loro comitati esecutivi e «crediamo che ampliare l’elenco degli organismi di regola-mentazione non contribuirà a garan-tire il diritto alla libertà di religione perché sono le autorità spesso a vio-lare la legge in questo settore».© Osservatore Romano - 2-3 novembre 2012