La speranza non ceda alla violenza
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- Creato: 19 Dicembre 2012
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«Non accada mai che per le priva-zioni materiali e personali, per la guerra, la povertà, l’emigrazione, si perda la speranza!». Quanto mai drammaticamente attuale l’invito al-la ostinata speranza cristiana rilan-ciato dal cardinale Leonardo Sandri durante la messa celebrata domenica 16 dicembre a Kirkuk, mentre a po-chi chilometri di distanza l’ennesima serie di attentati mieteva vittime tra gli iracheni. A Kirkuk il cardinale prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali si era recato nel quadro della visita che sta compien-do in Iraq in questi giorni, per cele-brare l’Eucaristia in rito caldeo (Qurbana) e portare ai fedeli pro-prio l’invito del Papa a non lasciarsi sopraffare dagli eventi e a restare saldamente ancorati alla loro terra, «la terra degli Assiri, dei Babilonesi e dei Caldei, popoli biblici che han-no deportato Israele e Giuda quasi per cancellare il dialogo di Dio col suo popolo» e che «è divenuta la destinataria delle promesse del Dio dell’alleanza, per il “piccolo resto” rimasto fedele». Tanta sofferenza e tante vicissitu-dini hanno fatto sì che i cristiani siano oggi questo piccolo gregge. Che non finisce mai di soffrire. Del resto, la sofferenza fa parte della storia di questa Chiesa, la quale «fin dalle origini — ha ricordato il cardinale — ha affrontato, sorretta da mirabili esempi di santità e dot-trina, non poche persecuzioni e il martirio». Un indiretto invito ai cristiani ira-cheni a restare radicati alla loro ter-ra, certi del sostegno della divina Provvidenza e della Chiesa. In que-sto senso si era espresso alla vigilia dell’arrivo del cardinale anche l’a rc i -vescovo di Kerkuk dei Caldei, Louis Raphael Sako, il quale, in un’inter-vista all’agenzia Fides, aveva detto che i Paesi europei e occidentali «devono aiutare i cristiani iracheni a rimanere nella propria terra, piutto-sto che investire risorse in program-mi d’assistenza che di fatto incorag-giano la loro fuga». L’ottima acco-glienza, pur fatta con buone inten-zioni, secondo l’arcivescovo finisce per incentivare la fuga dei cristiani. E questi, arrivati nel loro nuovo Paese, «spesso perdono i contatti con la comunità d’origine, si isolano e si smarriscono, anche dal punto di vista della fede». Secondo monsi-gnor Sako, sarebbe più utile «dirot-tare in Iraq le risorse profuse in tali programmi d’accoglienza» proprio per dare la possibilità ai cristiani iracheni di restare nelle loro case. Monsignor Sako tra l’altro ha parte-cipato alla celebrazione della messa in cattedrale, con il nunzio apostoli-co in Iraq, l’arcivescovo Giorgio Lingua. Questa mattina, lunedì 17, il car-dinale Sandri ha presieduto la con-celebrazione eucaristica, nel semina-rio di Erbil. Ha invitato i giovani che stanno preparandosi al sacerdo-zio a considerare sempre vicino l’amore di Dio e ha ricordato la te-stimonianza di monsignor Paulos Faraj Rahho, arcivescovo di Mossul dei Caldei, rapito e poi ucciso, e dei sacerdoti Tha’ir Saad e Boutros Wa-sim, morti nell’attentato contro la cattedrale siro-cattolica di Baghdad, il 31 ottobre 2010. Se anche «le te-nebre sembrano addentrarsi sul Me-dio Oriente e sulla vostra terra, par-ticolarmente sui cristiani», ha detto il porporato, non vanno dimenticate le parole pronunciate da padre Ra-gheed Gianni, sacerdote esemplare trucidato a Mossul nel 2007, quan-do raccontava l’esperienza vissuta durante una celebrazione della litur-gia della Domenica della Palme in condizioni terribili: «Ci siamo senti-ti simili a Gesù quando entrava a Gerusalemme, sapendo che la con-seguenza del suo amore per gli uo-mini sarebbe stata la Croce. Così noi, mentre i proiettili trafiggevano i vetri della chiesa, abbiamo offerto la nostra sofferenza come segno d’amore a Gesù». Dopo aver ricordato questa testi-monianza sacerdotale, il cardinale ha invitato i seminaristi a restare in comunione con Cristo e a chiamare altri al banchetto del Regno. «In questa prospettiva — ha detto — la genealogia di Gesù che l’evangelista Matteo ci ha consegnato può appa-rire un resoconto freddo, quasi un atto notarile». In realtà, ha aggiun-to, «attesta l’interesse per il Vivente, Gesù, figlio di Davide, figlio di Abramo, che si è totalmente com-promesso con la nostra umanità in una irreversibile alleanza. Dietro ogni nome del lungo elenco si cela-no vicende di peccato e di grazia, di obbedienza e di fuga, giorni di leti-zia o di tribolazione, di costruzione di una dimora oppure di esilio. Ma Dio risplende perché non ha mai abbandonato il suo popolo». Da qui l’invito conclusivo: «Partite dal-le vicende personali e aprendovi a quelle di tutto il popolo e della Chiesa universale, rintracciate i se-gni della Provvidenza divina e aiu-tate coloro che vi saranno affidati nello stesso percorso spirituale».
© Osservatore Romano - 17-18 dicembre 2012