Sono gli uomini a non vedere la pace
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- Creato: 22 Dicembre 2012
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Istanbul, 22. Sulla Terra si vivono guerre e minacce di guerra ma «l’annuncio gioioso» di Cristo che viene al mondo non è per questo «cancellato», poiché «la pace è real-mente giunta fra noi riconciliando Dio e gli uomini nella persona di Gesù Cristo». Purtroppo, contraria-mente alla volontà divina, «noi uo-mini non ci siamo riconciliati fra noi, ci comportiamo con ostilità gli uni verso gli altri, diamo prova di fanatismo nelle nostre convinzioni religiose e politiche, di cupidigia nell’acquisizione di beni materiali, di espansionismo nell’esercizio del potere politico. Per questo siamo in conflitto con i nostri simili». È un passaggio della lettera che il Patriar-ca ecumenico, Bartolomeo, arcive-scovo di Costantinopoli, ha scritto in occasione del Natale 2012. Nel messaggio il primate ortodosso af-fronta vari temi, dalla libertà religio-sa alla crisi economica, alla più ge-nerale ed estesa crisi morale. Barto-lomeo fa ad esempio riferimento all’Editto di Milano, promulgato nel 313, con il quale l’imperatore Co-stantino «ha decretato la libertà di praticare la fede cristiana, assieme al libero esercizio di ogni altra religio-ne». Eppure, dopo millesettecento anni, «continuiamo a osservare in vari posti persecuzioni religiose con-tro i cristiani». Il Patriarca ecumenico se la pren-de poi con le «competizioni econo-miche», sempre più globalmente estese, e con l’«esca», l’attrattiva del guadagno effimero come principale obiettivo: «Si fa finta di ignorare le gravi conseguenze dell’accumulazio-ne a oltranza della ricchezza nelle mani di alcuni e la grande miseria alla quale sono ridotte intere popo-lazioni. Questa uguaglianza — sotto-linea l’arcivescovo di Costantinopoli — chiamata universalmente “crisi fi-nanziaria” è essenzialmente il pro-dotto di una “crisi morale”. Per giu-stificare tale indifferenza, le persone invocano il “libero mercato”» ma quest’ultimo «non autorizza a delin-quere». Per comportamento crimi-noso, afferma Bartolomeo, non si intende solo quello descritto nei co-dici penali, ma è anche sottrarre la ricchezza altrui attraverso abili pro-cedure. E «poiché la legge non vie-ne applicata, la reazione dei cittadi-ni lesi nei loro diritti si manifesta a volte in maniera incontrollata, tanto da turbare la pace sociale». Il Patriarcato ecumenico segue at-tentamente i «segni dei tempi», lad-dove si sente parlare di guerre e ri-volte, di nazioni sollevatesi contro altre nazioni, di terremoti, di pesti-lenze e carestie. Bartolomeo fa sue le parole di san Basilio il Grande se-condo il quale i due principali co-mandamenti della carità consistono nel provare dolore per le cose che nuocciono alle persone care e nel gioire dei benefici a loro procurati. E dunque «chiunque non segua queste disposizioni non ama affatto il suo fratello». Da qui la proclama-zione, da parte dell’arcivescovo di Costantinopoli, «da questa santa se-de del Centro dell’Ortodossia», del 2013 come «Anno della solidarietà universale». L’esortazione, alle co-munità cristiane, alle persone di buona volontà, ai Governi, è a im-pegnarsi nello sforzo di «attenuare le conseguenze inumane delle gran-di disuguaglianze e ottenere il rico-noscimento dei diritti dei più deboli a godere dei beni indispensabili alla vita umana». Solo così, «vedremo la pace realizzarsi anche sulla Terra».© Osservatore Romano - 22 dicembre 2012