Una Costituzione per tutti gli egiziani
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- Creato: 08 Febbraio 2013
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IL CAIRO,7. I cristiani non possono essere trattati come una minoranza. Essi fanno parte a pieno titolo della storia e della civiltà della nazione e intendono partecipare senza discri-minazioni alla costruzione del nuovo Egitto. È quanto, in sintesi, ha detto il Patriarca copto ortodosso Tawa-dros II, intervenuto sulla situazione politica del Paese, tornata esplosiva a due anni dai fatti di piazza Tahrir che, come è noto, portarono alla ca-duta del presidente Hosnī Mubārak e alla seguente salita al potere di Mohammed Morsi e dei Fratelli mu-sulmani. In un’intervista rilasciata all’Associated Press, il leader della principale Chiesa del Paese ha sotto-lineato l’importanza del ruolo dei cristiani criticando nello stesso tem-po il testo della nuova Costituzione ritenuta discriminatoria nei confronti dei non musulmani. Tawadros II ha anche spiegato il motivo dell’attuale rifiuto della proposta di dialogo na-zionale avanzata dal presidente Mor-si; le principali forze di opposizione, infatti, e la stessa Chiesa copta si so-no rifiutate di partecipare a tale dia-logo ritenendolo solo un’op erazione di facciata. «Dobbiamo partecipare e parteci-peremo attivamente a un dialogo na-zionale in cui vedremo un beneficio per il Paese», ha detto il Patriarca, «ma quando osserviamo che il dialo-go finisce prima di iniziare e che nessuno dei suoi risultati è portato avanti, allora noi capiamo che ciò non è nell’interesse della nazione». In particolare, TawadrosII sottoli-nea che i cristiani, che rappresentano il 10 per cento della popolazione, non possono essere umiliati: «Noi siamo parte della terra di questa na-zione, discendenti dei faraoni. Sì, siamo una minoranza in senso nu-merico, ma non siamo una minoran-za per quanto riguarda il valore, la storia, l’interazione e l’amore per la nostra nazione». Il Patriarca ha quindi criticato la nuova Costituzio-ne, rilevando come il testo preveda, rispetto al passato, un’applicazione di gran lunga più rigorosa della leg-ge islamica, sollevando il timore cir-ca possibili restrizioni delle libertà civili dei cristiani: «L’unico vincolo comune fra gli egiziani è che sono tutti cittadini. La Costituzione, la base di tutte le leggi, deve essere sotto l’ombrello della cittadinanza e non di una religione». Nei giorni scorsi anche Youhanna Golta, vescovo di curia di Alessan-dria dei Copti, che ha preso parte all’assemblea chiamata a scrivere la nuova Carta costituzionale, ha spie-gato all’agenzia Fides le ragioni che hanno portato i rappresentanti cri-stiani al ritiro: «I lavori erano inizia-ti bene, ma a un certo punto è di-ventato evidente che i Fratelli mu-sulmani e i salafiti volevano imporre una Costituzione islamista. Abbiamo discusso con i loro responsabili, ma non sentivano ragioni. Abbiamo ca-pito che la nostra funzione era sola-mente decorativa, e siamo andati via». Più recentemente, come accen-nato, i rappresentanti cristiani si so-no ritirati anche dal cosiddetto “dia-logo nazionale” convocato dal presi-dente Morsi per tentare di riaprire i contatti con le parti sociali e i grup-pi d'opposizione. «Per dialogare — ha detto ancora monsignor Golta — c’è bisogno di qualcuno che sappia ascoltare le ragioni dell’altro. Anche il partito “Egitto Forte”, fondato dall’ex esponente dei Fratelli musul-mani Abdel Moneim Abul Fotouh, si è ritirato dal dialogo nazionale. Noi intanto rimaniamo in contatto anche con i rappresentanti dell’uni-versità di Al-Azhar».© Osservatore Romano - 8 febbraio 2013