L’attacco ai simboli religiosi è una sconfitta di civiltà
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- Creato: 08 Febbraio 2013
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MOSCA, 5. «La Chiesa, pur essendo fuori dalla lotta politica, farà sem-pre una valutazione morale dei pro-cessi sociali e richiamerà le parti in contrasto al rispetto reciproco e al dialogo pacifico per il bene di tutta la società»: nel discorso tenuto sa-bato all’assemblea dei vescovi orto-dossi russi, il Patriarca di Mosca, Cirillo, ha ribadito che la Chiesa «unisce nel suo seno i cristiani orto-dossi, senza fare differenza tra loro secondo un criterio politico»; tuttavia, ciò sembra non essere stato compreso da molti, «in particolare da coloro che vorrebbero usare la Chiesa come uno strumento di lotta politica e da quelli che vogliono intimidirla». Il riferimento è agli avvenimenti degli ultimi dodici mesi, quando la Chiesa «ha dovuto subi-re, a più riprese, attacchi esterni che si sono manifestati con tutta una se-rie di campagne tendenziose e ca-lunniatrici, di sortite blasfeme, fino alla distruzione di oggetti sacri e al-la profanazione di luoghi di culto». Questo in Russia, così come in Ucraina e in Bielorussia, quando «è divenuto chiaro che la Chiesa orto-dossa russa non rinuncerà mai a so-stenere l’unità della popolazione, sulla quale è fondata l’esistenza di ogni Paese». Secondo Cirillo, si è trattato chia-ramente di «una campagna tesa a screditare la Chiesa come detentrice di valori fondamentali e del secolare ideale morale della nostra società, con l’obiettivo di costringerci al si-lenzio e di farci smettere di testimo-niare la verità divina». Al riguardo ha citato una lettera inviata il 31 maggio 1959 dall’allora Patriarca Alessio I al leader sovietico Nikita C h ru ščëv, che proprio in quegli anni diede avvio a una dura campagna antireligiosa: «Certo — ha osservato Cirillo — i tempi sono cambiati. Og-gi non si mandano più i preti in pri-gione, non si chiudono le chiese, ma non è sorprendente che quelli che attaccano la Chiesa ai nostri giorni si servono degli stessi metodi propa-gandistici che utilizzavano quando lo Stato era nemico di Dio?». Il Pa-triarca di Mosca ce l’ha in particola-re con alcuni settori della società ci-vile e con una parte dei mezzi di in-formazione, colpevoli, secondo lui, di non comprendere che gli atti di sacrilegio oggi non possono essere accettati: «L’indifferenza, il permes-sivismo, il perdono frainteso e l’at-teggiamento condiscendente nei confronti della profanazione dei luoghi sacri per la religione e per la nazione conducono inevitabilmente al ritorno a uno stato selvaggio in materia spirituale, all’annientamento delle barriere morali e di conseguen-za all’indurimento degli uomini, alla crescita dei conflitti interetnici, alla perdita della capacità di costruire una società solidale». Come accadu-to ai tempi della persecuzione, è dunque «dovere religioso» dei cri-stiani difendere i luoghi e gli ogget-ti sacri. Anche in questo caso Cirillo ha fatto ricorso ad avvenimenti del passato, ricordando l’epoca dell’ico-noclasmo (VIIIsecolo) e della storia ecclesiastica più recente, quando, ad esempio, con la benedizione del Pa-triarca Tikhon (primate dal 1917 al 1925), «si costituirono associazioni nelle chiese per difendere dagli at-tacchi i luoghi santi e il patrimonio ecclesiale, invitando i pastori a ri-spettare le iniziative dei fedeli tese alla salvaguardia delle chiese». Attacchi, quelli attuali, provenien-ti anche da internet: «Quando una persona fa una ricerca sulla vita del-la Chiesa attraverso un motore di ri-cerca, trova un sacco di bugie, di ipocrisia e di odio anticlericale», ha osservato il Patriarca di Mosca, invi-tando tutta la comunità ortodossa a essere più presente sul web, anche per ripristinare la verità. «Blog e so-cial network — ha affermato — ci danno nuove opportunità per la missione cristiana. Non essere pre-senti lì significa manifestare la no-stra impotenza e una mancanza di attenzione per la salvezza dei nostri fratelli. Ora che le reti sociali mo-strano un grande interesse, non sempre univoco, per la vita religio-sa, il nostro dovere è di convertirlo per una buona causa, per creare le condizioni affinché i giovani possa-no conoscere Cristo e la verità sull’esistenza delle persone all’inter-no della Chiesa». Cirillo, in partico-lare, si è rivolto ai preti responsabili delle parrocchie spiegando che la loro “missione su internet” dovrebb e integrare la comunicazione reale con i fedeli piuttosto che sostituirla. Un invito che fa parte di un discorso più ampio, legato non solo all’ap er-tura di nuove parrocchie ma alla ne-cessità che «in ogni località, anche la più piccola, ci sia un locale dove il sacerdote possa celebrare le fun-zioni». L’assemblea dei vescovi, che si conclude oggi nella cattedrale di Cristo Salvatore, ha preso in esame numerosi documenti elaborati dalla commissione interconciliare. Fra es-si, le disposizioni sull’elezione del Patriarca di Mosca, le proposte di modifica della Costituzione della Chiesa ortodossa russa in relazione alle competenze dei concili, la posi-zione circa lo sviluppo della tecno-logia e del trattamento dei dati per-sonali, la riforma del diritto di fami-glia e le questioni di giustizia mino-rile, il tema dell’ecologia, il sostegno finanziario e sociale del clero.© Osservatore Romano - 8 febbraio 2013