Maria di Gesù Crocifisso Baouardy

B. M. Bouardy q5Di fronte alla figura di suor Maria di Gesù Crocifisso Baouardy (18461878) ritornano alla mente le parole di san Paolo: «Quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre a nulla le cose che sono» (1 Corinzi, 1, 27-28). C’è un po’ di incoscienza in Maria (o Mariam, come veniva comunemente chiamata) quando parte per fondare il primo carmelo a Mangalore in India; il viaggio è una vera avventura, durante la quale muoiono tre carmelitane; però alla fine si apre il monastero.
C’è incoscienza, agli occhi degli uomini, anche quando, qualche anno dopo, propone di fondare un carmelo a Betlemme: gli ostacoli sono tanti, ma, contro ogni aspettativa, vengono superati. Eppure Mariam era fisicamente debole: si diceva che era di “piccola salute” (petite santé), a causa del lavoro iniziato fin dalla giovinezza, dell’aggressione subita a dodici anni e del fatto che era di costituzione fragile, al punto che pareva una ragazza anche quando era ormai adulta. Non sapendo leggere, scelse nel carmelo di essere conversa. Infatti Maria di Gesù Crocifisso ha trovato nell’umiltà la sua via verso la santità: umile davanti a Dio e davanti agli uomini, cercando sempre e dappertutto l’ultimo posto, sia nelle famiglie dove ha lavorato sin dalla fanciullezza, sia nelle comunità religiose in cui visse. Amava definirsi con l’appellativo di “piccolo nulla”. Ripeteva spesso di non essere niente e rimaneva estasiata dal fatto che Dio onnipotente si fosse abbassato verso di lei che era un granello di polvere: «Io, piccola p olvere». Mariam ricorda che la santità si può raggiungere soltanto mediante l’umiltà. Ed è santa non a motivo delle sue eccezionali grazie, visioni, rivelazioni; neanche a causa delle sue penitenze, delle sue mortificazioni; ma solo perché si è fatta piccola per amore del Signore. Si può accostare in questo a santa Bernadetta, che, il giorno della professione, la superiora presenta al vescovo dicendo: «È buona a nulla» (elle est bonne à rien). Eppure è lei che Dio ha scelto. E la grazia di aver visto la Vergine Maria a Lourdes non le tolse la sua umiltà. Anche Mariam è una di questi piccoli ai quali il Signore rivela i misteri più grandi. Ancora nel mondo, da giovane, sentì una voce che le disse: «Nell’inferno, ci sono tanti generi di virtù, ma non c’è l’umiltà. Nel cielo, ci sono tanti generi di peccati, ma non c’è l’o rg o glio». Il Signore la colmò di grazie straordinarie, ma ella non ne era consapevole; anzi rimaneva convinta del suo nulla, e paradossalmente sapersi nulla era per lei motivo di profonda gioia. Dopo un’infanzia terribile fatta di violenze e soprusi, tredicenne cominciò a lavorare come domestica preso varie famiglie in Egitto, Terra santa, Libano e Francia. All’età di diciannove anni chiese di essere accolta tra le suore di San Giuseppe di Marsiglia, felice di potersi dare al Signore, e con la stessa disposizione interiore fu ricevuta due anni dopo nel carmelo di Pau, sempre in Francia. La sua carità, amabile e concreta era per chiunque senza eccezione. In comunità, in quanto conversa, era sempre pronta a servire. Non rifiutava i lavori più duri: dalla lavanderia alla cucina. Durante la costruzione del carmelo di Betlemme, partecipava ai lavori, immersa nella sabbia e nella calce, attenta alle fatiche degli operai, che per questo la stimavano. Maria non si stanca di predicare la carità, negli atti e nelle parole. «D ov’è la carità, là c’è Dio. Se pensate a fare il bene per il vostro fratello, Dio penserà a voi. Se fate una buca sul cammino del vostro fratello, sarete voi a cadervi, ma se fate un cielo per il vostro fratello, il cielo sarà anche per voi». Per questo il messaggio di Mariam è molto attuale, soprattutto tra le popolazioni del Medio oriente: lei “piccola araba” vissuta nel Paese che è oggi Israele, ricorda che la pace e la riconciliazione sono frutti della carità che viene da D io. Inoltre offre una testimonianza di gioia pura e profonda: lei, il «piccolo nulla di Gesù», che non sa contenere l’esultanza del cuore quando considera l’amore di cui Dio la ama. Maria è stata colpita dall’amore di Dio nel senso forte del termine, perché questo legame spirituale ha lasciato segni fisici nel suo corpo, ma sono le ferite che l’invasione del “divino” provo ca nella persona umana, limitata e debole. Inoltre le difficoltà e le prove non le sono mancate durante la vita: orfana a neanche tre anni, aggredita e abbandonata moribonda a dodici anni, mandata via dalla prima famiglia religiosa dove era entrata, incompresa dalle sue stesse consorelle a Mangalore. E come non accennare al frequente combattimento spirituale nel quale affrontava il Male in persona, il demonio. Maria ha vissuto tutto ciò nella luce della croce, capendo che in questo mondo, e soprattutto nella vita religiosa, tutto passa per la croce, tutto trova il suo senso nel mistero della croce, ossia nel dono di sé senza misura, a immagine di Gesù Cristo. Immersa nella notte spirituale, Mariam non perse la fiducia nel Signore: «Soffro, non so se sarei salvata. Tuttavia, nelle profondità del cuore qualcosa mi dice: Sì, vedrò il mio Dio, avrò un posto nel suo bel cielo, mi rallegrerò di lui». È stata beatificata da Giovanni Paolo II il 13 novembre 1983.

(Jacques Dupont)

© Osservatore Romano - 17 maggio 2015