Il presidente egiziano invita cristiani e musulmani alla concordia
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- Creato: 19 Gennaio 2010
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Washington, 19. Il presidente egiziano Hosni Moubarak ha lanciato un appello ai musulmani e ai cristiani alla concordia dopo i recenti incidenti avvenuti il 6 gennaio scorso a Nagaa Hamadi, a seicento chilometri a sud de Il Cairo. "Siamo un solo popolo. Non siamo fanatici, siamo tutti figli di questa terra - ha detto il presidente - e non c'è differenza tra musulmani, cristiani ed ebrei egiziani". Il capo dello Stato ha esortato tutti gli egiziani, musulmani e cristiani di evitare divisioni ed eventuali discordie.
Intanto, profonda preoccupazione è stata espressa dagli Stati Uniti in seguito agli arresti avvenuti in Egitto di alcuni manifestanti che avevano espresso la loro solidarietà ai cristiani copti uccisi. "Gli Stati Uniti - ha dichiarato Mark Toner, portavoce del Dipartimento di Stato americano - sono profondamente preoccupati per questi arresti". Washington ha lanciato un appello al Governo egiziano invitandolo a "rispettare i diritti di tutti quelli che esprimono pacificamente le loro opinioni politiche e il loro desiderio di libertà universale. Sabato scorso la polizia egiziana ha rilasciato alcuni manifestanti interrogati che avevano testimoniato la loro solidarietà alle famiglie dei cristiani uccisi. Trenta militanti erano stati arrestati dopo il loro arrivo a Nagaa Hamadi.
Numerose manifestazioni si sono svolte in varie città del mondo per esprimere solidarietà alle vittime copte. Centinaia di cristiani sono scesi per le strade di Tampa, in Florida, per protestare contro quello che descrivono "come una persecuzione lunga 1.400 anni dei copti in Egitto. Chiediamo a gran voce alle autorità di fermare ciò che sta succedendo ai cristiani in Egitto", ha affermato il reverendo Moussa Saleh, della chiesa copta ortodossa di San Giorgio, a Tampa.
Venerdì scorso, nel nord del Texas, numerosi copti si erano radunati davanti al palazzo federale a Dallas per attirare l'attenzione del mondo sulle sofferenze dei cristiani in Egitto e per invitare gli estremisti musulmani a porre fine alla violenza contro i loro fratelli nella speranza che i copti in Egitto possano godere del diritto alla libertà religiosa.
Gli organizzatori delle manifestazioni auspicano che il Governo egiziano prenda seri provvedimenti per affrontare lealmente tutti i problemi e le questioni relative a questo crimine e ad altri temi riguardanti la libertà religiosa.
Dopo l'eccidio di Nagaa Hamadi la polizia ha arrestato tre persone, ma secondo la comunità copta i veri autori di questo crimine resteranno impuniti o avranno pene lievi come accade spesso. Alcuni hanno affermato che l'attacco è stato conseguenza di una rappresaglia per il rifiuto della Chiesa a partecipare a sessioni di riconciliazione promosse dal Governo dopo l'attacco del 2009 dei musulmani contro proprietà copte.
Secondo il Dipartimento di Stato americano per le relazioni con l'Egitto, "le sessioni di riconciliazione" vengono comunemente utilizzate dal Governo come deterrente per i cristiani copti affinché non aderiscano alle vie legali. Le sessioni generalmente hanno impedito la persecuzione dei crimini contro i copti e hanno precluso a questi ultimi il ricorso al sistema giudiziario. Il Dipartimento inoltre ha fatto menzione delle torture e della detenzione operate per motivi religiosi.
Secondo il giornale "The Free Copts", recentemente ci sono state numerose segnalazioni di decine di attacchi da parte di musulmani contro le abitazioni e le attività commerciali di cristiani verificatesi anche in presenza delle forze di polizia. Inoltre, autorevoli fonti riferiscono che decine di cristiani sono stati ingiustamente presi in custodia da parte del Governo nei giorni successivi all'attacco del 7 gennaio. Nei prossimi giorni sono in programma diversi raduni in segno di solidarietà verso i copti egiziani, in particolare a New York, Tennessee, Arizona, Francia, Olanda, Austria, Nuova Zelanda, Germania, Canada, Svezia, Grecia e Australia.
Comizi con migliaia di partecipanti hanno già avuto luogo a Roma, Il Cairo, Israele e negli Stati Uniti.
(©L'Osservatore Romano - 20 gennaio 2010)
Intanto, profonda preoccupazione è stata espressa dagli Stati Uniti in seguito agli arresti avvenuti in Egitto di alcuni manifestanti che avevano espresso la loro solidarietà ai cristiani copti uccisi. "Gli Stati Uniti - ha dichiarato Mark Toner, portavoce del Dipartimento di Stato americano - sono profondamente preoccupati per questi arresti". Washington ha lanciato un appello al Governo egiziano invitandolo a "rispettare i diritti di tutti quelli che esprimono pacificamente le loro opinioni politiche e il loro desiderio di libertà universale. Sabato scorso la polizia egiziana ha rilasciato alcuni manifestanti interrogati che avevano testimoniato la loro solidarietà alle famiglie dei cristiani uccisi. Trenta militanti erano stati arrestati dopo il loro arrivo a Nagaa Hamadi.
Numerose manifestazioni si sono svolte in varie città del mondo per esprimere solidarietà alle vittime copte. Centinaia di cristiani sono scesi per le strade di Tampa, in Florida, per protestare contro quello che descrivono "come una persecuzione lunga 1.400 anni dei copti in Egitto. Chiediamo a gran voce alle autorità di fermare ciò che sta succedendo ai cristiani in Egitto", ha affermato il reverendo Moussa Saleh, della chiesa copta ortodossa di San Giorgio, a Tampa.

Venerdì scorso, nel nord del Texas, numerosi copti si erano radunati davanti al palazzo federale a Dallas per attirare l'attenzione del mondo sulle sofferenze dei cristiani in Egitto e per invitare gli estremisti musulmani a porre fine alla violenza contro i loro fratelli nella speranza che i copti in Egitto possano godere del diritto alla libertà religiosa.
Gli organizzatori delle manifestazioni auspicano che il Governo egiziano prenda seri provvedimenti per affrontare lealmente tutti i problemi e le questioni relative a questo crimine e ad altri temi riguardanti la libertà religiosa.
Dopo l'eccidio di Nagaa Hamadi la polizia ha arrestato tre persone, ma secondo la comunità copta i veri autori di questo crimine resteranno impuniti o avranno pene lievi come accade spesso. Alcuni hanno affermato che l'attacco è stato conseguenza di una rappresaglia per il rifiuto della Chiesa a partecipare a sessioni di riconciliazione promosse dal Governo dopo l'attacco del 2009 dei musulmani contro proprietà copte.
Secondo il Dipartimento di Stato americano per le relazioni con l'Egitto, "le sessioni di riconciliazione" vengono comunemente utilizzate dal Governo come deterrente per i cristiani copti affinché non aderiscano alle vie legali. Le sessioni generalmente hanno impedito la persecuzione dei crimini contro i copti e hanno precluso a questi ultimi il ricorso al sistema giudiziario. Il Dipartimento inoltre ha fatto menzione delle torture e della detenzione operate per motivi religiosi.
Secondo il giornale "The Free Copts", recentemente ci sono state numerose segnalazioni di decine di attacchi da parte di musulmani contro le abitazioni e le attività commerciali di cristiani verificatesi anche in presenza delle forze di polizia. Inoltre, autorevoli fonti riferiscono che decine di cristiani sono stati ingiustamente presi in custodia da parte del Governo nei giorni successivi all'attacco del 7 gennaio. Nei prossimi giorni sono in programma diversi raduni in segno di solidarietà verso i copti egiziani, in particolare a New York, Tennessee, Arizona, Francia, Olanda, Austria, Nuova Zelanda, Germania, Canada, Svezia, Grecia e Australia.
Comizi con migliaia di partecipanti hanno già avuto luogo a Roma, Il Cairo, Israele e negli Stati Uniti.
(©L'Osservatore Romano - 20 gennaio 2010)