IL PAPA E LA TERRA SANTA: NOTA SETTIMANALE SIR
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- Creato: 01 Febbraio 2010
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Nell’ultimo Angelus di gennaio il Papa è tornato a parlare di Terra Santa in occasione della seconda Giornata d’intercessione per la pace in Terra Santa, celebrata in tutto il mondo.
È un momento in cui, in particolare di fronte all’incognita iraniana, il processo di pace segna una serie di “impasse” dal punto di vista diplomatico: servirebbero dei colpi d’ala, come ha sottolineato il presidente del Consiglio, nel suo viaggio in Israele.
Cruciale, comunque, sul medio periodo è proprio il ruolo delle religioni. In questo senso un appuntamento molto importante sarà l’assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi che avrà luogo dal 10 al 24 ottobre 2010. L’“Instrumentum Laboris” sarà consegnato dal Papa nel corso della sua visita a Cipro, nel prossimo mese di giugno ma, già dopo la pubblicazione dei “Lineamenta”, il 19 gennaio, il processo di preparazione è già cominciato ed entrerà nel vivo con il traguardo della Pasqua, che quest’anno tutti i cristiani celebrano nella stessa data il 4 aprile 2010. È un evento di grande rilievo, perché proprio in Terra Santa si tocca con mano il grande pluralismo delle confessioni e dei riti, i conflitti che questo provoca, ma anche la fondamentale importanza della presenza cristiana. Questo è sottolineato anche dal tema del sinodo, “La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza”, seguito da un motto tratto da un passo fondamentale degli Atti degli Apostoli: “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola” (At 4, 32).
I cristiani del Medio Oriente toccano con mano i molteplici aspetti della crisi politica che da tempo segna tutta l’area, dei conflitti che si susseguono: da quello israelo-palestinese, a quello libanese, a quello iracheno. Toccano con mano il cruciale tema della libertà di religione e di coscienza, gli “ostacoli all’esercizio di tale diritto fondamentale della persona umana e di ogni comunità religiosa”. Di qui i drammi degli attentati (in Iraq) e la realtà dell’emigrazione, spesso forzata.
Eppure i cristiani sono sollecitati ad una nuova testimonianza. Per questo occorre una speciale e universale vicinanza. Le correnti estremiste dell’Islam sono una minaccia per tutti: cristiani e musulmani. Ad esse si deve rispondere confermando e rafforzando l’identità, la comunione tra le Chiese e rilanciando il dialogo. È molto difficile. Anche se le Costituzioni della maggior parte dei Paesi del Medio Oriente garantiscono l’uguaglianza tra i cittadini a tutti i livelli, per la mancanza di distinzione tra religione e politica in pratica i cristiani sono spesso in posizione di non-cittadinanza. Bisogna però continuare ad essere presenti, con la parola e soprattutto con l’operosità cristiana: le opere cattoliche, come scuole e ospedali, frequentati anche da musulmani, offrono una testimonianza decisiva. Da far crescere con un supporto corale da tutto il mondo.
© SIR - 1 febbraio 2010
È un momento in cui, in particolare di fronte all’incognita iraniana, il processo di pace segna una serie di “impasse” dal punto di vista diplomatico: servirebbero dei colpi d’ala, come ha sottolineato il presidente del Consiglio, nel suo viaggio in Israele.
Cruciale, comunque, sul medio periodo è proprio il ruolo delle religioni. In questo senso un appuntamento molto importante sarà l’assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi che avrà luogo dal 10 al 24 ottobre 2010. L’“Instrumentum Laboris” sarà consegnato dal Papa nel corso della sua visita a Cipro, nel prossimo mese di giugno ma, già dopo la pubblicazione dei “Lineamenta”, il 19 gennaio, il processo di preparazione è già cominciato ed entrerà nel vivo con il traguardo della Pasqua, che quest’anno tutti i cristiani celebrano nella stessa data il 4 aprile 2010. È un evento di grande rilievo, perché proprio in Terra Santa si tocca con mano il grande pluralismo delle confessioni e dei riti, i conflitti che questo provoca, ma anche la fondamentale importanza della presenza cristiana. Questo è sottolineato anche dal tema del sinodo, “La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza”, seguito da un motto tratto da un passo fondamentale degli Atti degli Apostoli: “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola” (At 4, 32).
I cristiani del Medio Oriente toccano con mano i molteplici aspetti della crisi politica che da tempo segna tutta l’area, dei conflitti che si susseguono: da quello israelo-palestinese, a quello libanese, a quello iracheno. Toccano con mano il cruciale tema della libertà di religione e di coscienza, gli “ostacoli all’esercizio di tale diritto fondamentale della persona umana e di ogni comunità religiosa”. Di qui i drammi degli attentati (in Iraq) e la realtà dell’emigrazione, spesso forzata.
Eppure i cristiani sono sollecitati ad una nuova testimonianza. Per questo occorre una speciale e universale vicinanza. Le correnti estremiste dell’Islam sono una minaccia per tutti: cristiani e musulmani. Ad esse si deve rispondere confermando e rafforzando l’identità, la comunione tra le Chiese e rilanciando il dialogo. È molto difficile. Anche se le Costituzioni della maggior parte dei Paesi del Medio Oriente garantiscono l’uguaglianza tra i cittadini a tutti i livelli, per la mancanza di distinzione tra religione e politica in pratica i cristiani sono spesso in posizione di non-cittadinanza. Bisogna però continuare ad essere presenti, con la parola e soprattutto con l’operosità cristiana: le opere cattoliche, come scuole e ospedali, frequentati anche da musulmani, offrono una testimonianza decisiva. Da far crescere con un supporto corale da tutto il mondo.
© SIR - 1 febbraio 2010