APRIRSI AL DIALOGO CON EBREI E MUSULMANI

E’ stato un invito al dialogo quello che ieri il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, ha lanciato in occasione della Pentecoste, celebrata nella basilica della Dormizione accanto al Cenacolo. Parlando della Pentecoste come di “una nuova nascita per la Chiesa di Gerusalemme” il patriarca ha ricordato che “anche noi, nelle circostanze drammatiche in cui ci troviamo in Terra Santa, attraverso la dimensione internazionale, ecumenica e interreligiosa della nostra Chiesa di Gerusalemme, attraversiamo i dolori del parto. Questa apertura a tutti coloro che ci circondano e coi quali formiamo un mosaico più o meno riuscito, ebrei e musulmani, ma anche cristiani orientali, non è senza sofferenza”. Il patriarca ha, quindi, invitato i cristiani di Gerusalemme ad aprirsi al dialogo, “non è certo un caso – ha detto - se il tema della comunione tra noi cristiani e i credenti di altre religioni, occupa il primo posto nel prossimo Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente. Quando le porte degli uni e degli altri si socchiudono, è il segno che lo Spirito è all’opera. Gli apostoli hanno aperto le porte del Cenacolo, non perché sentivano di possedere la verità e di dovere imporla a quelli che non ce l’avevano. C’era come una forza irresistibile che li spingeva ad aprire le porte per comunicare con quelli di fuori. Per noi qui, oggi, quelli di fuori, sono soprattutto gli ebrei e i musulmani”.

© SIR - 24 maggio 2010