Intervista a mons. Salim Sayegh, vicario patriarcale per la Giordania
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- Creato: 12 Ottobre 2010
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Per una prima impressione sui lavori sinodali Paolo Ondarza ha sentito mons. Salim Sayegh, vicario patriarcale per la Giordania:
R. – La prima impressione che mi ha dato è l’unità della Chiesa. Io credo in una Chiesa unica e universale. Che gioia è per me veramente vedere tutti i vescovi del Medio Oriente e tanti altri vescovi attorno al Santo Padre, che rappresenta per noi San Pietro e Gesù Cristo. Per me è una cosa unica, una grazia del Signore, che mostra anche come il Santo Padre, il successore di San Pietro, si interessi profondamente alle Chiese del Medio Oriente.
D. – Eccellenza, effettivamente quella dell’unità dei cristiani in Medio Oriente è una delle priorità su cui si concentra questo Sinodo, perché le differenze di tradizione non comportino però una divisione tra cristiani …
R. – Comportano una divisione quando non c’è la carità, ma l’unità della Chiesa nelle diversità è una ricchezza. Questa ricchezza ha un’anima che si chiama carità. E’ questa la bellezza della Chiesa.
D. - Lei diceva che ha respirato quest’aria di carità e di sintonia tra le diverse presenze cristiane in questo sinodo…
R. – Esattamente. Veniamo tutti qui con gioia per studiare insieme la nostra testimonianza nel Medio Oriente e per poter poi agire secondo questa nostra missione.
D. – Le chiedo una parola sulla sua realtà in Giordania…
R. – Dunque, la questione dei cristiani. Noi con i musulmani – che sono il 97 per cento della popolazione – viviamo già dal tempo della Mecca, dall’inizio dell’islam, e dunque abbiamo 1500-1600 anni di esperienza. Cerchiamo allora davvero di mantenere una convivenza pacifica con tutti i musulmani. E’ vero che su tanti punti non siamo d’accordo – secondo la fede non siamo d’accordo, secondo la libertà religiosa ci manca ancora la libertà – ma c’è la libertà di culto. In Giordania il governo, il re, il Palazzo reale, cercano sempre di mantenere l’equilibrio che è una grazia del Signore che si riesce veramente a vivere in Giordania.
D. – Non vivete nella vostra terra la fuga dei cristiani?
R. – C’è un po’ la fuga dei cristiani, ma la ragione della fuga è la questione economica, non la questione religiosa.
© Radio Vaticana - 11 ottobre 2010
R. – La prima impressione che mi ha dato è l’unità della Chiesa. Io credo in una Chiesa unica e universale. Che gioia è per me veramente vedere tutti i vescovi del Medio Oriente e tanti altri vescovi attorno al Santo Padre, che rappresenta per noi San Pietro e Gesù Cristo. Per me è una cosa unica, una grazia del Signore, che mostra anche come il Santo Padre, il successore di San Pietro, si interessi profondamente alle Chiese del Medio Oriente.
D. – Eccellenza, effettivamente quella dell’unità dei cristiani in Medio Oriente è una delle priorità su cui si concentra questo Sinodo, perché le differenze di tradizione non comportino però una divisione tra cristiani …
R. – Comportano una divisione quando non c’è la carità, ma l’unità della Chiesa nelle diversità è una ricchezza. Questa ricchezza ha un’anima che si chiama carità. E’ questa la bellezza della Chiesa.
D. - Lei diceva che ha respirato quest’aria di carità e di sintonia tra le diverse presenze cristiane in questo sinodo…
R. – Esattamente. Veniamo tutti qui con gioia per studiare insieme la nostra testimonianza nel Medio Oriente e per poter poi agire secondo questa nostra missione.
D. – Le chiedo una parola sulla sua realtà in Giordania…
R. – Dunque, la questione dei cristiani. Noi con i musulmani – che sono il 97 per cento della popolazione – viviamo già dal tempo della Mecca, dall’inizio dell’islam, e dunque abbiamo 1500-1600 anni di esperienza. Cerchiamo allora davvero di mantenere una convivenza pacifica con tutti i musulmani. E’ vero che su tanti punti non siamo d’accordo – secondo la fede non siamo d’accordo, secondo la libertà religiosa ci manca ancora la libertà – ma c’è la libertà di culto. In Giordania il governo, il re, il Palazzo reale, cercano sempre di mantenere l’equilibrio che è una grazia del Signore che si riesce veramente a vivere in Giordania.
D. – Non vivete nella vostra terra la fuga dei cristiani?
R. – C’è un po’ la fuga dei cristiani, ma la ragione della fuga è la questione economica, non la questione religiosa.
© Radio Vaticana - 11 ottobre 2010