Nell'Iraq delle chiese in ostaggio continua la pulizia etnica di cristiani
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- Creato: 01 Novembre 2010
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La sigla a cui appartenevano gli attentatori, "Stato Islamico dell'Iraq", è una organizzazione ombrello collegata ad Al Qaeda e che raccoglie una serie di gruppi insorgenti e fondamentalisti sunniti, da sempre ostili agli americani, al nuovo governo iracheno e ai simboli del cristianesimo in Medio Oriente. Il governo iracheno ha dovuto combattere questi gruppi che, in certi casi, anche se per poco tempo, sono riusciti a prendere il controllo di intere aree urbane, imponendo ai cristiani di pagare la jizya, la tassa per chi non si converte all'islam.
Il ministro degli esteri italiano Frattini ieri aveva risposto positivamente all'invito di Marco Pannella di recarsi a Baghdad per evitare la pena di morte a Tarik Aziz, il braccio destro di Saddam Hussein. Aziz, cristiano caldeo, è stata una delle figure provenienti dalle minoranze religiose che hanno scalato il potere nel vecchio regime. Ma due guerre, la violenta islamizzazione dell'Iraq, gli assassini e le persecuzioni su larga scala, dimostrano che oggi non c'è più spazio per la comunità cristiana nel Paese. Uno scenario che dovrebbe spingere il nostro ed altri governi occidentali ad aumentare la pressione su quello iracheno per garantire maggiore sicurezza ai cristiani e battere sul tasto della libertà di credo.
Bernardino Ferrero
© L'Occidentale - 1 novembre 2010