La voce dei copti in Egitto per il rispetto dei diritti
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- Creato: 18 Aprile 2011
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IL CAIRO, 18. Libertà di culto e rispetto dei diritti: la voce dei cristiani copti in Egitto si è levata ancora una volta per chiedere che le autorità civili pongano in atto i provvedimenti volti a garantire la sicurezza per la comunità. Circa 100.000 fedeli e rappresentanti di varie organizzazioni - accompagnati anche da numerosi musulmani - hanno sfilato, sabato, lungo le strade che dal distretto di Shobra, a nord del Cairo, conducono fino alla piazza Tahrir, componendo la forma di una grande piramide, il simbolo più conosciuto della nazione, per mostrare, è stato sottolineato, "che i copti sono una presenza attiva e hanno esigenze giuste e legali". Nel Paese non si placano, infatti, i timori per gli attacchi condotti dai gruppi musulmani che alimentano l'odio tra le comunità religiose e che prendono di mira, in particolare, proprio le chiese cristiane. Recentemente è stata riaperta al culto la chiesa di San Mina e San Giorgio nel villaggio di Soul, a una trentina di chilometri a sud della capitale egiziana, che era stata incendiata a marzo durante un assalto compiuto da alcune migliaia di musulmani che hanno distrutto anche numerose abitazioni.
I copti cristiani guardano soprattutto alla nuova Costituzione che, nelle aspirazioni generali, dovrebbe rafforzare la democrazia, chiedendo il rispetto dello Stato di diritto, in particolare, la libertà di praticare il proprio credo e la fine dell'impunità per i colpevoli delle violenze. Un sacerdote copto ortodosso, padre Mettias Nasr, ha sottolineato: "Vogliamo un Stato democratico e una Costituzione che eviti qualsiasi discriminazione". E ha aggiunto: "Desideriamo soprattutto che le nostre chiese tornino a essere luoghi di raccoglimento e quelle che sono state chiuse per motivi di sicurezza vengano riaperte, perché i fedeli vogliono pregare". Un altro religioso, padre Filopareer Gamil, ha poi rilevato: "Chi attacca i copti non viene mai punito e spesso la questione viene risolta con generiche sollecitazioni alla riconciliazione, mentre chiediamo che chiunque attacchi un egiziano, di qualsiasi religione, venga perseguito".
In Egitto è da tempo in corso una strisciante ascesa del fondamentalismo religioso che desta preoccupazione tra le minoranze religiose. Si tratta di gruppi di estremisti, talvolta non numericamente rilevanti, ma comunque in grado di alimentare ansie e paure tra le varie comunità. Tra questi spiccano, ad esempio, l'Islamic Jihad Movement e i salafiti le cui attività, organizzate in base a logiche militariste e terroristiche, puntano all'applicazione della sharia in tutto il Paese. Spesso i fondamentalisti si servono di banali pretesti per colpire le minoranze, facendo leva soprattutto sulle, talvolta, deboli reazioni delle forze dell'ordine. Padre Luciano Verdoscia, un missionario comboniano, che da anni opera in Egitto, in una dichiarazione all'agenzia Fides, sulle attività degli estremisti ha spiegato: "Parlando con le persone per strada mi sembra che la gente sia consapevole del pericolo del fondamentalismo religioso. Gli egiziani vogliono gli estremisti. Il loro messaggio fondamentalista non ha attecchito tra i giovani che hanno partecipato alle proteste popolari, che sanno bene cosa significhi. La gente vuole vivere". Tuttavia, ha concluso il missionario "esiste un divario tra i giovani e gli strati più ignoranti della popolazione, che possono essere facilmente influenzati dai predicatori islamici, come si è visto in occasione del referendum costituzionale".
(©L'Osservatore Romano 18-19 aprile 2011)