TERRA SANTA: PARROCCHIA BEIT JALA IN PREGHIERA PER DIRE "NO" A CONFISCA TERRE

P1000989Una messa all’aperto, ogni venerdì, in un campo di alberi di ulivo per dire ‘no’ alla confisca da parte di Israele di nuove terre e per chiedere il rispetto dei loro diritti. E’ la pacifica forma di protesta adottata dalla parrocchia di Beit Jala, villaggio palestinese a maggioranza cristiana, situato nel distretto di Betlemme a pochi chilometri da Gerusalemme (clicca qui). Di recente Israele ha approvato un piano per costruire 1.100 nuove case sulle pendici sud di Gilo, colonia che sorge su terre già sottratte allo stesso villaggio cisgiordano. Ora, secondo quanto riferito al SIR dal parroco padre Ibrahim Shomali, “per consentire la costruzione delle nuove case verrà modificato anche il percorso del muro israeliano cosa che provocherà la confisca di terre di 57 famiglie cristiane di Beit Jala come anche di una parte del convento delle suore salesiane”.
“Denunciamo – afferma il religioso - la confisca da parte di Israele dell'ultima area verde lasciata a Beit Jala e consideriamo l'annessione delle terre più belle della zona di Betlemme come un attacco diretto contro il popolo palestinese e in particolare contro i cristiani palestinesi". Stanchi, ma comunque decisi a far valere in tribunale i loro diritti, i fedeli di Beit Jala hanno scelto di celebrare, a partire dal 4 novembre scorso, una messa in un vicino campo di ulivi. “Non vogliamo gettare pietre o provocare violenze – ribadisce padre Shomali - ma solo giustizia e raccontare al mondo la nostra situazione”. Per questi motivi il parroco si appella ai membri del Quartetto per il Medio Oriente (Onu, Usa, Ue e Russia), alla comunità internazionale e chiede che il presidente palestinese Abu Mazen, il Patriarcato latino e la società civile “facciano il possibile per far si che le terre restino nelle mani dei legittimi proprietari". Al Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente, dell’ottobre 2010, conclude padre Shomali, è stato detto che “è dovere della Chiesa sostenere la presenza cristiana. Per questo, chiediamo alla Santa Sede e a Benedetto XVI di intervenire, utilizzando tutti i mezzi possibili per aiutarci a proteggere la nostra gente”.

© www.agensir.it - 9 novembre 2011