Liberi dall’odio
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- Creato: 09 Aprile 2012
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GERUSALEMME, 7. Anche in questa Pasqua, i cristiani di Terra Santa hanno fame e sete di giustizia e di pace. È quanto ha affermato il patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal, nell’omelia della messa “nella Cena del Signore” celebrata all’interno della basilica del Santo Sepolcro. «Per noi che viviamo in questa Terra Santa, Cristo continua a soffrire nelle membra del suo corpo mistico, che ci troviamo di fronte ogni giorno, e che soffrono per mancanza di libertà e di pace, vessazioni di ogni genere, sofferenza e lo stesso martirio». Un appello risuonato all’inizio dei riti che introducono alla Pasqua. Ore in cui l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale spontaneamente volge lo sguardo a questa martoriata regione che conserva la memoria del passaggio terreno di Gesù. Non a caso, come noto, il Venerdì Santo in tutte le diocesi del mondo si svolge la colletta per fronteggiare le necessità della Terra Santa. Per il patriarca Twal, «queste condizioni di vita ci feriscono profondamente ». Infatti, «abbiamo tanta fame e sete di giustizia e di pace; sogniamo di condurre una vita normale. Siamo prigionieri dell’o dio, della diffidenza e della paura gli uni verso gli altri». Tuttavia, anche «oggi il Signore ci chiede di non seguire la vanagloria, ma d’imitare la sua umiliazione; al posto dell’o rg o g l i o , di vivere la sua umiltà; al posto del nostro risentimento, di accogliere il suo perdono ed entrare in un amore ancora più grande per lui e per i nostri fratelli». L’amore vicendevole, insegnato da Gesù, è insomma «la chiave di tutta la Settimana Santa» e «la chiave della nuova Pasqua». Perché «è un amore purificato sul legno della Croce, dalle prove e dalle tribolazioni che ci assalgono. Questo è l’amore di coloro che sono morti a se stessi. Questo è l’amore incondizionato di Colui che ci ha amato per primo. Quello che Gesù chiede è di vivere di questo Amore per essere veramente liberi». Dal patriarca Twal dunque la preghiera perché il Signore sostenga la presenza dei cristiani in Terra Santa, «affinché non fuggiamo la Croce, ma la accogliamo». Così, «preghiamo Maria perché ci doni il coraggio di compiere questo generoso passo di abbassamento e di morte con Cristo per amare “come Egli ci ha amato”». In questo modo, «la Sua gloria brillerà sui nostri volti — e la nostra Via Crucis sarà più breve, e la nostra risurrezione e quella del nostro popolo non tarderà — così Gerusalemme mostrerà il suo volto di pace e di giustizia: il volto della Città Santa, della Chiesa Madre che accoglie tutti i credenti come fratelli. Allora saremo veramente figli del Padre » . Lo spirito di amore insieme all’anelito per la giustizia e la pace è anche la caratteristica principale del messaggio che l’Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa, di cui lo stesso patriarca Twal è presidente, ha diffuso in occasione della Pasqua ebraica, la festività di Pesach, che quest’anno cade nella settimana che va dal 7 al 14 aprile. Nel messaggio d’augurio, rivolto alle autorità civili e religiose ebraiche e a figure di spicco dell’ebraismo impegnate nel dialogo e nella promozione della giustizia e della pace, si ricorda che «il passaggio dalla schiavitù dell’Egitto alla libertà è alla radice stessa della tradizione che condividiamo ». E si auspica, attraverso la preghiera, che «possiamo diventare sempre più consapevoli della potenza liberatrice di Dio in mezzo a noi e, insieme liberarci da ogni forma di schiavitù. Lavoriamo insieme per una società fondata sui principi di giustizia e rettitudine, di pace e uguaglianza, di responsabilità sociale e sviluppo».© Osservatore Romano - 8 aprile 2012