Da Antiochia per alimentare la pace in nome di Cristo

arcobaleno sul lagoBEIRUT, 10. La difficile situazione in Medio Oriente, l’importanza della presenza dei cristiani nella regione, la necessità di un clima sereno e pacifico che consenta a tutte le popo-lazioni di poter guardare al futuro con più ottimismo, l’esigenza di una comunicazione religiosa che diffon-da sani valori al fine di avvicinare i popoli. Questi i punti salienti sui quali si sono soffermati i padri sino-dali in occasione della quarantano-vesima sessione ordinaria del sinodo del Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia, presieduto dal Patriarca Ignazio I V, svoltosi nei giorni scorsi nel monastero di Nostra Signora di Balamand, in Libano. Durante i lavori, i religiosi hanno più volte ribadito che «i cristiani non devono sentirsi minoranze, ma veri e propri partner degli altri com-ponenti della regione». In un docu-mento, i padri sinodali hanno sotto-lineato l’importanza del concetto di «sana cittadinanza» e del principio di uguaglianza dei diritti e dei dove-ri di tutti i cittadini di uno stesso Paese, senza distinzioni, e hanno ri-vendicato una «vera rappresentan-za» di tutti nelle leggi elettorali. Inoltre, hanno condannato con fer-mezza gli attacchi contro i simboli religiosi e le reazioni violente provo-cate dall’intolleranza religiosa. I lavori sono stati presieduti dal patriarca Ignazio IV di Antiochia che, rivolgendosi ai metropoliti e ai vescovi presenti, ha spiegato «l’im-portanza della testimonianza cristia-na e delle azioni che mirano a raf-forzare la presenza dei cristiani in Medio Oriente e nel mondo, non-ché le sfide che devono affrontare i fedeli nei loro rispettivi Paesi». At-tenzione e preoccupazione sono sta-te rivolte agli eventi negativi che stanno infiammando la regione, e le conseguenze che ne derivano per i cittadini di tutte le fasce sociali. Al riguardo, i vescovi ortodossi hanno implorato il Signore affinché «in questi Paesi ritornino la pace e la fi-ducia e che prevalgano i valori di li-bertà, di giustizia e di uguaglianza, per un futuro luminoso». Sull’importanza della presenza cristiana in Medio Oriente, i vescovi hanno anche spiegato che: «i cristia-ni d’Oriente sono i figli di questa regione, che è la culla del cristianesi-mo. Hanno dato alla Chiesa univer-sale numerosi religiosi, teologi e pensatori e hanno dato un notevole contributo alla civiltà araba. I cri-stiani orientali, figli delle varie Chie-se cristiane — hanno proseguito i presuli — sono invitati a prendere at-to e a impegnarsi sulle questioni re-lative all’essere umano e alla patria, e a essere fedeli agli insegnamenti del Vangelo e della tradizione eccle-siale. La Chiesa ortodossa di Antio-chia, che affonda le sue radici nell’oriente arabo, deve svolgere un ruolo principale nel mostrare il volto autentico del cristianesimo che è al servizio dell’essere umano senza guardare la sua razza o la reli-gione». I padri sinodali, inoltre, vedono nella crescita dell’emigrazione, so-prattutto tra i giovani, un pericolo che minaccia la presenza cristiana attiva nella società. Questo è il mo-tivo per cui hanno sottolineato «la necessità di utilizzare le risorse della Chiesa per sostenere le istituzioni ecclesiali e offrire un servizio più ampio ai fedeli, radicare la loro pre-senza e garantire tutte le condizioni affinché rimangano nel Paese nel quale il Signore li ha chiamati a te-stimoniare. I cristiani d’Oriente — hanno aggiunto i vescovi ortodossi — sono chiamati a lavorare attiva-mente per la pace. Sono i figli dell’amore e dell’umiltà evangelica, per questo motivo devono essere fe-deli a questa funzione. La Chiesa ri-fiuta la violenza che si manifesta sotto forma di attacchi omicidi, di esodo della popolazione, di distru-zione, di disordini e rapimenti. La storia ha dimostrato che la violenza, da qualunque parte provenga, non è una via per risolvere le problemati-che, ma contribuisce invece a rende-re più tese le divisioni tra i figli del-la stessa patria e a far aumentare al-tri conflitti e guerre». Nel documento, inoltre, si evince che la Chiesa greco-ortodossa di Antiochia è impegnata a svolgere un ruolo di primo piano e si afferma la necessità di una legge elettorale che sia in grado di garantire una vera ed equa rappresentanza di tutti i liba-nesi nel loro Paese. Infine, in un mondo in cui la co-municazione svolge un ruolo sempre più fondamentale e determinante nella formazione dell’opinione pub-blica, nella trasmissione delle infor-mazioni e nella formulazione delle conoscenze, i padri sinodali hanno sottolineato l’importanza che deve essere data a tale questione che è una componente della nostra società di oggi. «I media religiosi sono invi-tati a diffondere i valori della cono-scenza, della libertà, dell’ap ertura, così come quelli dell’educazione, della cultura dell’accettazione degli altri. Inoltre — concludono — sono chiamati a svolgere un ruolo positi-vo mettendo in evidenza tutto ciò che può contribuire a valorizzare l’uomo e la sua dignità».

© oSSERVATORE ROMANO - 11 OTTOBRE 2012