Da Antiochia per alimentare la pace in nome di Cristo
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- Creato: 12 Ottobre 2012
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BEIRUT, 10. La difficile situazione in Medio Oriente, l’importanza della presenza dei cristiani nella regione, la necessità di un clima sereno e pacifico che consenta a tutte le popo-lazioni di poter guardare al futuro con più ottimismo, l’esigenza di una comunicazione religiosa che diffon-da sani valori al fine di avvicinare i popoli. Questi i punti salienti sui quali si sono soffermati i padri sino-dali in occasione della quarantano-vesima sessione ordinaria del sinodo del Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia, presieduto dal Patriarca Ignazio I V, svoltosi nei giorni scorsi nel monastero di Nostra Signora di Balamand, in Libano. Durante i lavori, i religiosi hanno più volte ribadito che «i cristiani non devono sentirsi minoranze, ma veri e propri partner degli altri com-ponenti della regione». In un docu-mento, i padri sinodali hanno sotto-lineato l’importanza del concetto di «sana cittadinanza» e del principio di uguaglianza dei diritti e dei dove-ri di tutti i cittadini di uno stesso Paese, senza distinzioni, e hanno ri-vendicato una «vera rappresentan-za» di tutti nelle leggi elettorali. Inoltre, hanno condannato con fer-mezza gli attacchi contro i simboli religiosi e le reazioni violente provo-cate dall’intolleranza religiosa. I lavori sono stati presieduti dal patriarca Ignazio IV di Antiochia che, rivolgendosi ai metropoliti e ai vescovi presenti, ha spiegato «l’im-portanza della testimonianza cristia-na e delle azioni che mirano a raf-forzare la presenza dei cristiani in Medio Oriente e nel mondo, non-ché le sfide che devono affrontare i fedeli nei loro rispettivi Paesi». At-tenzione e preoccupazione sono sta-te rivolte agli eventi negativi che stanno infiammando la regione, e le conseguenze che ne derivano per i cittadini di tutte le fasce sociali. Al riguardo, i vescovi ortodossi hanno implorato il Signore affinché «in questi Paesi ritornino la pace e la fi-ducia e che prevalgano i valori di li-bertà, di giustizia e di uguaglianza, per un futuro luminoso». Sull’importanza della presenza cristiana in Medio Oriente, i vescovi hanno anche spiegato che: «i cristia-ni d’Oriente sono i figli di questa regione, che è la culla del cristianesi-mo. Hanno dato alla Chiesa univer-sale numerosi religiosi, teologi e pensatori e hanno dato un notevole contributo alla civiltà araba. I cri-stiani orientali, figli delle varie Chie-se cristiane — hanno proseguito i presuli — sono invitati a prendere at-to e a impegnarsi sulle questioni re-lative all’essere umano e alla patria, e a essere fedeli agli insegnamenti del Vangelo e della tradizione eccle-siale. La Chiesa ortodossa di Antio-chia, che affonda le sue radici nell’oriente arabo, deve svolgere un ruolo principale nel mostrare il volto autentico del cristianesimo che è al servizio dell’essere umano senza guardare la sua razza o la reli-gione». I padri sinodali, inoltre, vedono nella crescita dell’emigrazione, so-prattutto tra i giovani, un pericolo che minaccia la presenza cristiana attiva nella società. Questo è il mo-tivo per cui hanno sottolineato «la necessità di utilizzare le risorse della Chiesa per sostenere le istituzioni ecclesiali e offrire un servizio più ampio ai fedeli, radicare la loro pre-senza e garantire tutte le condizioni affinché rimangano nel Paese nel quale il Signore li ha chiamati a te-stimoniare. I cristiani d’Oriente — hanno aggiunto i vescovi ortodossi — sono chiamati a lavorare attiva-mente per la pace. Sono i figli dell’amore e dell’umiltà evangelica, per questo motivo devono essere fe-deli a questa funzione. La Chiesa ri-fiuta la violenza che si manifesta sotto forma di attacchi omicidi, di esodo della popolazione, di distru-zione, di disordini e rapimenti. La storia ha dimostrato che la violenza, da qualunque parte provenga, non è una via per risolvere le problemati-che, ma contribuisce invece a rende-re più tese le divisioni tra i figli del-la stessa patria e a far aumentare al-tri conflitti e guerre». Nel documento, inoltre, si evince che la Chiesa greco-ortodossa di Antiochia è impegnata a svolgere un ruolo di primo piano e si afferma la necessità di una legge elettorale che sia in grado di garantire una vera ed equa rappresentanza di tutti i liba-nesi nel loro Paese. Infine, in un mondo in cui la co-municazione svolge un ruolo sempre più fondamentale e determinante nella formazione dell’opinione pub-blica, nella trasmissione delle infor-mazioni e nella formulazione delle conoscenze, i padri sinodali hanno sottolineato l’importanza che deve essere data a tale questione che è una componente della nostra società di oggi. «I media religiosi sono invi-tati a diffondere i valori della cono-scenza, della libertà, dell’ap ertura, così come quelli dell’educazione, della cultura dell’accettazione degli altri. Inoltre — concludono — sono chiamati a svolgere un ruolo positi-vo mettendo in evidenza tutto ciò che può contribuire a valorizzare l’uomo e la sua dignità».© oSSERVATORE ROMANO - 11 OTTOBRE 2012