Il vescovo di Islamabad-Rawalpindi sull’attentato alla giovanissima attivista musulmana

il vescovo di islamabad-rawalpindi pakistan largeISLAMABAD, 12. «Dio ha creato l’uomo a sua immagine e ogni vita è preziosa e appartiene a lui solo. Ogni persona ha un diritto sacro al-la vita e all’istruzione. Come comu-nità cristiana esprimiamo simpatia e solidarietà a Malala»: con una di-chiarazione all’agenzia Fides, il ve-scovo di Islamabad–Rawalpindi, Rufin Anthony, è intervenuto sulla dolorosa vicenda che ha visto come vittima la quattordicenne Malala Yousafzai, attivista musulmana per l’istruzione femminile, gravemente ferita martedì con due proiettili alla spalla e alla testa da estremisti del Movimento dei talebani del Paki-stan, proprio per punirla per il suo impegno civile. L’episodio — avve-nuto a Mingora, la principale città del distretto della valle di Swat (provincia di Khyber) — ha scosso il Paese. Tanta la gente scesa in piazza per protestare o pregare: per oggi, venerdì, è stata indetta una Youm-e-Dua, giornata di preghiera. Monsignor Anthony ha voluto mostrare la vicinanza della comunità cristiana alla ragazzina, divenuta fa-mosa nel 2009, a 11 anni, per aver tenuto un blog sul sito in lingua lo-cale della «Bbc» nel quale denun-ciava le violenze dei talebani, in particolare gli attacchi dei fonda-mentalisti islamici contro le ragazze e gli istituti scolastici femminili, per impedire loro di studiare ed emanci-parsi. Nel 2011 aveva ricevuto il pre-mio per la pace istituito dal Gover-no. «La Chiesa cattolica in Pakistan è molto impegnata per l’i s t ru z i o n e delle ragazze e contribuisce al loro sviluppo e alla loro emancipazio-ne», ha osservato il vescovo di Isla-mabad-Rawalpindi, il quale, parlan-do dei distretti di Swat e Malakand, ha detto che «i cristiani ci sono ma per i sacerdoti è difficile raggiunge-re i fedeli perché mancano condizio-ni basilari di sicurezza, anche se ne-gli ultimi tempi la situazione sem-bra migliorata». Nell’aprile scorso, proprio nella valle di Swat, le suore della Presentazione hanno riaperto una scuola femminile distrutta dai talebani nel 2008: «Un buon segno per la popolazione e per i cristiani della diocesi», ha detto monsignor Anthony. Alla scuola sono iscritte decine di bambine provenienti da famiglie povere musulmane; l’i s t ru -zione è garantita dalle religiose, coa-diuvate da insegnanti locali. Anche il reverendo Samuel Gill, pastore anglicano della “Chiesa del Pa k i s t a n ”, che cura un centinaio di famiglie cristiane tra la valle di Swat e il Malakand, è intervenuto sull’at-tentato a Malala spiegando che la ragazzina «è stata vittima di un ten-tativo di omicidio mirato che po-trebbe colpire chiunque, cristiano o musulmano, non condivida l’ideolo-gia talebana». E l’attivista musulma-na Tahira Abdullah ha chiesto al Governo «di punire i responsabili, di garantire la protezione delle don-ne e delle minoranze, di tutelare la vita e la dignità di tutti i cittadini, come previsto dalla Costituzione». Intanto Malala è stata trasferita da Peshawar a Rawalpindi. I medici definiscono le sue condizioni «criti-che ma stabili».

© Osservatore Romano - 13 ottobre 2012