Minoranze religiose a rischio per le continue violenze in Siria

kirill-bechara-raiMOSCA, 6. Come testimoniano le allarmanti informazioni giunte dalle diverse diocesi della Chiesa ortodos-sa di Antiochia, «la situazione delle minoranze religiose in Siria è sem-pre più minacciata dall’escalation del conflitto militare nel Paese». A denunciarlo è il Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca che, con un comunicato da-tato 4 marzo, ricorda che il 18 feb-braio scorso il consiglio diocesano della metropolia di Aleppo (Patriar-cato di Antiochia) ha rilasciato una dichiarazione sulla situazione ad Aleppo, secondo la quale il 20 per cento della città risulterebbe distrut-to e l’80 per cento delle sue infra-strutture danneggiato, e ciò ha crea-to problemi al servizio di approvvi-gionamento energetico e di acqua p otabile. Da sette mesi Aleppo, capoluogo del distretto di Halab, è sotto asse-dio a causa di scontri e combatti-menti che stanno infiammando il nord della Siria. «Il normale svol-gersi della vita in città — si legge nella nota — è alterato, le persone vengono private del lavoro, i negozi sono chiusi, così come il 90 per cen-to delle scuole. La crisi energetica e il blocco economico hanno provoca-to un aumento dei prezzi anche dei prodotti di prima necessità che, ad Aleppo, costano da cinque a dieci volte in più del loro valore». La mi-noranza cristiana, che non partecipa al conflitto, «alza la voce in difesa della pace nel Paese e invita le parti belligeranti a sedersi al tavolo dei negoziati». I cristiani non soffrono meno de-gli altri per le violenze e le calamità della guerra. La maggior parte di loro — sottolinea la Chiesa ortodos-sa russa — sono fuggiti da Aleppo verso altre città della Siria e del Li-bano, altri sono andati in Europa o in Nord America. Al contempo, le famiglie cristiane più povere conti-nuano a rimanere in città. Sono sta-ti distrutti molte case di cristiani ed edifici, compresa un’antica cattedra-le ortodossa. Per questo la metropo-lia di Aleppo e Alessandretta dà il proprio sostegno a quelle famiglie che hanno bisogno di riparare le lo-ro case, di cure mediche e farmaci, di cibo e vestiario. Il Patriarcato di Mosca ricorda che il metropolita di Aleppo, Paul (Yazigi), e il consiglio diocesano hanno espresso la loro sincera grati-tudine a tutti coloro che forniscono supporto alla metropolia in una si-tuazione così drammatica, così come a coloro che danno un aiuto spiri-tuale e materiale. «I cristiani orto-dossi di Aleppo invocano Dio affin-ché cessi la violenza in tutte le sue forme, si dia inizio al processo di negoziazione tra le parti in conflitto e si ristabilisca la pace per il popolo sofferente della Siria». Il concilio dei vescovi della Chie-sa ortodossa russa, che ha avuto luogo dal 2 al 5 febbraio a Mosca, ha espresso profonda inquietudine per il forte deterioramento della si-tuazione dei cristiani in Medio Oriente e in Nord Africa. In un de-creto conciliare si mette, fra l’a l t ro , in evidenza che «la scomparsa del cristianesimo nei territori in cui esi-ste da duemila anni, e dove sono avvenuti i principali avvenimenti della storia sacra, sarebbe una trage-dia spirituale e storica». Il 1° agosto 2012 era stato l’a rc i v e -scovo di Filippopoli, Nifon, rappre-sentante del Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente presso il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, a tra-smettere al Dipartimento per le rela-zioni esterne della Chiesa ortodossa russa un messaggio dell’allora Pa-triarca Ignazio IV (deceduto il suc-cessivo 5 dicembre), riguardante il tragico spargimento di sangue in Si-ria. «Un numero incalcolabile di cristiani e musulmani — si affermava — sono stati vittime di violenza: gli ospedali sono pieni di feriti, il loro dolore non ha fine. I siriani, indi-pendentemente dalla religione che professano, hanno il diritto di vivere nel loro Paese con orgoglio e digni-tà. Negli ultimi quindici mesi molti siriani hanno dovuto allontanarsi dalle loro abitazioni. I cristiani sono stati costretti a fuggire dalle loro cit-tà, abbandonando tutto quello che avevano, e i nostri sacerdoti sono stati costretti a lasciare le loro chie-se». Il messaggio si concludeva con la richiesta, alle Nazioni Unite, di «dimostrare rispetto» nei confronti della Siria e di «agire insieme per raggiungere la pace e la stabilità». Della situazione in Siria e nel Vi-cino Oriente si è parlato a Mosca anche nella recente visita effettuata dal Patriarca di Antiochia dei Maroniti, cardinale Béchara Boutros Raï.

© Osservatore Romano - 7 marzo 2013