Più diritti e sicurezza per i cristiani in Egitto

donna-copta-ortodossa-cattedrale-san-marcoIL CAIRO, 11. «Che la legge si appli-chi a tutti, che si garantisca la sicu-rezza in tutto il Paese, che si realizzi in maniera integrale il principio di cittadinanza, che si modifichi il di-scorso religioso e che si insegni la storia copta nelle scuole. L’assenza di legislazione ha fatto sì che i copti siano trattati come cittadini di se-conda classe».

Sono le richieste — riferisce l’agenzia Fides — di padre Makari Habibi, segretario personale del Patriarca copto ortodosso, Tawadros II, intervenuto per commentare le violenze a sfondo religioso che in Egitto, negli ultimi giorni, hanno provocato otto morti in episodi co-me l’attacco senza precedenti alla cattedrale copta al Cairo. Le richie-ste sono rivolte direttamente al pre-sidente egiziano Mohamed Mursi: secondo padre Habibi, «c’è bisogno di misure concrete», vanno perse-guiti tutti coloro che incitano all’odio e occorre garantire alla con-sistente minoranza copta un’adegua-ta rappresentanza nelle istituzioni civili e politiche del Paese. Nei giorni scorsi era stato perso-nalmente TawadrosII a esprimere la propria preoccupazione per le ten-sioni tra comunità religiose che scuotono sistematicamente il Paese, tensioni che hanno ormai raggiunto un «livello di caos». Sulle violenze confessionali che nell’ultimo fine settimana hanno in-sanguinato il Paese africano, ha par-lato anche il portavoce della Chiesa copta cattolica d’Egitto, padre Rafic Greiche, che assieme all’o rg a n i s m o cattolico tedesco «Missio Aachen» ha rivolto un appello all’Unione eu-ropea — riferisce l’agenzia Kipa-Apic — affinché faccia pressione sul Governo egiziano per proteggere meglio le chiese cristiane, anche e soprattutto in vista della Pasqua che i copti ortodossi e cattolici quest’an-no celebreranno insieme, seguendo il calendario giuliano, domenica 5 maggio. La situazione resta tesa e personalità cristiane e musulmane moderate stanno cercando di riap-pacificare gli animi. «Ma basta una scintilla per ridare fuoco alle polve-ri», osserva Greiche, il quale sottoli-nea che «le persone non sono tran-quille qui, poiché ci sono stati dei morti». I cristiani copti, che rappresenta-no fra il 6 e il 10 per cento degli ot-tantaquattro milioni di egiziani, so-no la più grande comunità cristiana dell’area mediorientale. Dopo la ca-duta del regime di Hosni Mubarak, avvenuta nel febbraio 2011, in Egitto sono sempre più frequenti gli scon-tri tra copti e musulmani, scontri che hanno finora provocato la mor-te di una cinquantina di cristiani e di una decina di musulmani. Anche il Consiglio ecumenico delle Chiese, con un comunicato a firma del segretario generale Olav Fykse Tveit, ha condannato gli at-tacchi alla cattedrale di San Marco al Cairo e l’uccisione di cristiani nel villaggio di Al-Khosous: «È con grande preoccupazione che il World Council of Churches sta seguendo l’escalation delle violenze settarie in Egitto». Tali crescenti tensioni «so-no una minaccia alla sicurezza na-zionale e, soprattutto, alla conviven-za tra cristiani e musulmani nel Pae-se. Siamo convinti che i valori por-tati dalla rivoluzione egiziana do-vrebbero costituire la base di un fu-turo comune per tutti gli egiziani, indipendentemente dalla loro identi-tà religiosa e le opinioni politiche». E «la presenza cristiana nel mondo arabo è un pilastro essenziale della sua identità», scrive Tveit.

 

© Osservatore Romano - 12 aprile 2013