Con i fratelli orientali nel cuore

cristiani-siriaI gravi problemi e le grandi attese della Terra Santa, i profughi e i migranti in cerca di sopravvivenza, la sicurezza e la dignità delle persone sono stati al centro dell’ottantaseiesima assemblea plenaria della Riunione opere aiuto Chiese orientali (Roaco) sul tema «La situazione dei cristiani e delle Chiese in Egitto, Iraq, Siria e in Terra Santa». A farsi interprete delle indicazioni emerse nel corso degli incontri — svoltisi in Vaticano dal 18 al 20 giugno — è stato il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nel saluto rivolto a Papa Francesco all’inizio dell’udienza. «La disponibilità comune — ha detto il porporato — è stata ribadita con buona volontà.
Desideriamo che ogni nostro impegno sia a gloria del Padre in Cristo e nello Spirito Santo e da quella gloria tragga vita l’uomo». Non è mancato il riferimento alla Siria, per la quale il Papa aveva già auspicato «un cessate il fuoco immediato e duraturo», sottolineando che «la pace esige una lungimirante rinuncia ad alcune pretese». È stata proprio questa, ha detto il cardinale, «l’intenzione che ha animato la nostra supplica al Dio di ogni misericordia. Sia lui a guarire gli animi dall’odio, infrangendo finalmente la forza del male, affinché tutti i suoi figli, dall’oriente all’occidente, possano vivere in serenità e pace». Il cardinale ha quindi parlato a nome dei superiori e dei collaboratori della congregazione e delle opere di aiuto riunite in sessione annuale. «Si tratta — ha aggiunto — di storiche agenzie, che confermano da lunghi anni la lodevole generosità delle rispettive diocesi, nella convinzione che le tradizioni spirituali dell’oriente cristiano costituiscono un patrimonio indispensabile alla missione della Chiesa universale». Il cardinale ha fatto riferimento in particolare alla presenza dei patriarchi della Chiesa copta e caldea e delle delegazioni di Siria e Terra Santa, guidate dai rispettivi rappresentanti pontifici, di altri presuli e membri della Custodia francescana e della Bethlehem University. Insieme ai fratelli e alle sorelle orientali, oggi, ha aggiunto il porporato, «con la gioia della loro fede e le profonde sofferenze», si sentono accolti in questa casa. «Siamo anche i loro interpreti — ha detto — quando professiamo davanti a lei, Padre Santo, la fede di Pietro nel Cristo, Figlio del Dio vivente. Con noi desiderano beneficiare del carisma di unità nella verità e nell’amore conferito da Gesù al successore di Pietro». Il porporato ha poi ricordato che il 23 maggio, accogliendo il dicastero nella Domus Sanctae Marthae per la messa mattutina, il Pontefice aveva esortato a «essere “sale della terra”». Per questo, ha aggiunto, «vogliamo camminare decisamente con lei per non essere “insipidi” e piuttosto stare sempre al suo fianco, consapevoli con i fratelli e le sorelle orientali che il Papa è nostro padre e pastore».

© Osservatore Romano - 21 giugno 2013