Laici e religiosi insieme per ripartire
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- Creato: 04 Luglio 2013
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Il cardinale Antonios Naguib, patriarca copto-cattolico emerito di Alessandria: "Il futuro del Paese dovrà avere come fondamento la laicità positiva. La difesa della dignità umana, la giustizia, il rispetto dei diritti fondamentali, come la libertà religiosa, sono le basi della rivoluzione del 25 gennaio 2011. Auspichiamo che la religione abbia il suo posto nella vita del Paese, nella nuova Costituzione, e che non sia relegata alla sfera individuale di ognuno"Daniele Rocchi
Le immagini di piazza Tahrir festante che inneggia alla destituzione del presidente islamista Morsi, resteranno molto probabilmente scolpite nella mente di tanti egiziani. Altrettanto storiche sono quelle che le tv del Paese hanno mandato in onda ieri sera e che hanno mostrato un’immagine dell’Egitto che non si ricordava: a fianco del generale Abdel Fatah al-Sissi, ministro della Difesa ed eminenza grigia di questi giorni convulsi, oltre a esponenti politici laici, vi erano anche i due massimi capi religiosi del Paese, l’imam di Al Azhar, Ahmed el Tayyeb, e il capo della Chiesa copta, Papa Tawadros. Una fotografia dell’Egitto che verrà? Ecco il parere del cardinale Antonios Naguib, patriarca copto-cattolico emerito di Alessandria. “Abbiamo vissuto un momento storico”: non usa mezzi termini il cardinale per esprimere al Sir tutta la sua soddisfazione per “la grande mobilitazione popolare” che ha portato alla destituzione di Mohamed Morsi, informato dall’esercito di “non essere più presidente”. In televisione, nell’ora di massima audience, ieri sera, in diretta sugli schermi delle case e delle piazze presidiate dai manifestanti in festa, sono passate le immagini di un Egitto riappacificato. A fianco del generale Abdel Fatah al-Sissi, che illustrava la road map per dare un futuro all’Egitto, vi erano, seduti a destra, alcuni generali, il portavoce dei movimenti di opposizione, Mohamed el Baradei, con altri dirigenti; mentre a sinistra, erano seduti l’imam Ahmed el Tayyeb e Papa Tawadros. Laici e religiosi insieme per il nuovo Egitto.
Eminenza, che significato ha la presenza dei leader religiosi all’incontro con il ministro della Difesa?
“La presenza del capo della Chiesa copta, oltre che dell’imam di Al Azhar, rappresenta il frutto della Chiesa impegnata seriamente a farsi carico della situazione del Paese e a lavorare per migliorare le condizioni della gente. Tutti vivevano nella sofferenza e non si trovava una via di uscita. La gioventù ha trovato di nuovo coraggio e volontà di farsi sentire e di arrivare a questa rivoluzione. La Chiesa ha assistito, ha incoraggiato, senza entrare nelle fazioni politiche, invitando a pregare e a lavorare per la dignità, per i diritti umani e per una vita dignitosa dell’uomo”.
Che impatto hanno avuto sul popolo le immagini di Ahmed el Tayyeb e di Papa Tawadros vicino a quelle dei leader politici e militari?
“Vedere i due capi religiosi al fianco delle altre componenti del popolo egiziano ha avuto un impatto veramente positivo sulla gente. È stata una mobilitazione popolare che ha visto tutti coinvolti senza distinzione di religione o etnia. È stato un movimento di fratellanza che non ha riproposto la marginalizzazione dei cristiani come accaduto in tempi passati sotto Mubarak e in tempi più recenti con i Fratelli musulmani. In questi giorni il patriarca copto-ortodosso Tawadros, quello cattolico Sidrak e i leader protestanti hanno ribadito la necessità per i cristiani di essere presenti per ricercare il vero, il buono e una politica giusta ed efficace per il nostro Paese”.
“Costituzione sospesa, governo tecnico e poi nuove elezioni”: questo il percorso tracciato dall’esercito e condiviso da tutti eccetto dai Fratelli musulmani. Ma su quali fondamenti, ora, dovrà essere costruito l’Egitto?
“Il futuro Egitto dovrà avere come fondamento la laicità positiva. La difesa della dignità umana, la giustizia, il rispetto dei diritti fondamentali, come la libertà religiosa, sono le basi della rivoluzione del 25 gennaio 2011. Vogliamo una laicità positiva che dia a tutti la facoltà di vivere e professare la propria religione. Auspichiamo che questa abbia il suo posto nella vita del Paese, nella nuova Costituzione, e che non sia relegata alla sfera individuale di ognuno. Libertà e uguaglianza ci devono condurre in questo cammino. Non vogliamo il laicismo”.
I giornali internazionali sembrano accomunati nel dire che in Egitto si è consumato un golpe militare, è d’accordo?
“Non abbiamo assistito a nessun golpe militare. Ieri il ministro della Difesa al-Sissi ha ribadito la legittimità della rivoluzione che poggia sulla voce della stragrande maggioranza del popolo. E questo è un dato molto importante. Tuttavia dobbiamo vigilare e pregare perché il futuro dell’Egitto adesso non sia segnato da violenza e da spargimenti di sangue”.
© www.agensir.it - 4 luglio 2013