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Al Sinodo l'intervento del Patriarca della Chiesa ortodossa di Etiopia Abuna Paulos

  Lo sviluppo dei popoli dell'Africa dipende anche dalla capacità dei cristiani di essere "esempi convincenti di rettitudine, misericordia e pace". Nel giorno in cui il Sinodo dei vescovi ascolta la voce del Patriarca della Chiesa ortodossa etiopica, Abuna Paulos, il Papa rilancia per il continente l'esigenza di una "testimonianza comune della speranza trasmessa dal Vangelo". Perché il dialogo e la collaborazione tra tutti i credenti - spiega - è questione che non tocca solo le dinamiche interne della Chiesa ma contribuisce anche "all'edificazione di società caratterizzate da onestà, integrità e solidarietà". Benedetto XVI ribadisce perciò la convinzione che "in Cristo la riconciliazione è possibile, la giustizia può prevalere, la pace può durare". Ed è questa - assicura - "la promessa che oggi gli abitanti dell'Africa desiderano vedere avverarsi".

Il Patriarca, intervenuto questa mattina, martedì 6, in apertura della terza congregazione, ha denunciato, tra i mali di cui soffre l'Africa, la speculazione esercitata nei suoi confronti dalle potenze straniere. Le quali, mentre continuano a stringerla nella morsa di un colossale indebitamento internazionale, sfruttano le sue grandi ricchezze. E tra le gravi forme di violenza che sconvolgono le popolazioni, ha citato il dramma dei bambini soldato.
Di fronte a questa situazione cosa fa la Chiesa in Africa? È la domanda che si è levata dall'assemblea sinodale in questi primi giorni di lavoro. Il cardinale Wilfrid Fox Napier, presidente delegato di turno, nella riflessione di questa mattina durante la preghiera dell'Ora Terza, ha indicato il coraggio mostrato da Geremia il quale, pur dinanzi alle minacce del re, ha continuato a pronunciare discorsi scomodi per il potere, a denunciare le ingiustizie e a testimoniare la fede. Un esempio da seguire anche oggi davanti alle minacce dei potenti che vorrebbero mettere a tacere la Chiesa paladina di giustizia, artefice di riconciliazione, promotrice di pace. Il cardinale Pengo è andato oltre, invocando il coraggio di denunciare quanti, anche all'interno della Chiesa, sono conniventi con i malfattori al potere. Di riconciliazione si è invece parlato nella seconda parte della congregazione di questa mattina. Negli interventi preordinati sono state illustrate le situazioni locali più drammatiche, dovute spesso a improvvise esplosioni di violenza razziale. Si è anche affrontata la questione del rapporto con l'islam e quella dei nazionalismi che contraddicono l'essenza del messaggio cristiano.
La prima discussione libera si è svolta lunedì pomeriggio a conclusione della seconda congregazione. Il coinvolgimento di catechisti nelle violenze che hanno insanguinato il Kenya dopo le elezioni presidenziali e il traffico di armi leggere sono state alcune delle questioni affrontate nei 14 interventi. Spunto del dibattito le cinque relazioni sui rapporti dei continenti con l'Africa e il quadro sulla ricezione dell'esortazione Ecclesia in Africa presentato dall'arcivescovo Monsengwo Pasinya.
A ricordare che tanti cristiani, "persino alcuni catechisti", hanno partecipato alle violenze "arrivando anche a uccidere" è stato l'arcivescovo kenyano Kairo. La Chiesa in Kenya, ha detto, si sta interrogando su come evitare che si ripetano simili episodi. A questo intervento ha risposto monsignor Monsengwo Pasinya, invitando a "non scoraggiarsi" di fronte ai fallimenti e a "continuare il lavoro di formazione" dei laici, "sperando che possano finalmente assumere un ruolo significativo nella società". E ha proposto di puntare l'impegno pastorale sugli universitari, preparandoli "con lo studio delle scienze politiche e del diritto". Sempre restando al Kenya, l'arcivescovo Lele ha rilevato come "la Chiesa in Africa abbia bisogno non solo di aiuti economici ma soprattutto di collaborazione per affrontare problemi come il traffico di armi e di esseri umani".
Sul commercio delle armi si è espresso padre Tsimba, superiore dei missionari di Scheut, chiedendo cosa si possa fare per "bloccare le fabbriche". Una strada per uscire da questa spirale l'ha suggerita l'arcivescovo Obinna:  la pace si raggiunge "con uno stile di umiltà". La "dimensione internazionale dei problemi e delle soluzioni" è stata sottolineata dal cardinale Sarr. A questo  proposito  è  importante  il  lavoro capillare delle commissioni locali "giustizia e pace" di cui il cardinale Martino ha rimarcato diffusione ed efficacia.

(©L'Osservatore Romano - 7 ottobre 2009)