Intervista esclusiva al Patriarca russo: caro Papa, ti aspetto a Mosca

patriarca-kirillDi Francesco Bigazzi - da Mosca
* Intervista integrale  dell’amplio estratto pubblicato sul numero di Panorama in edicola

Il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill, rivolgendosi direttamente al Papa di Roma, fa presente che per tutti i cristiani sono maturi i tempi per una risposta alla sfida epocale già in atto nel mondo: la sua secolarizzazione definitiva o il suo recupero alla fede. Il Patriarca Kirill, dotato di una profonda fede e di altrettanta determinazione, in questa intervista sottolinea che le due Chiese, se esse operano concordemente, possono costituire un baluardo contro le minacce del relativismo e dell’ateismo, dell’edonismo e consumismo sfrenati e del diffuso degrado morale.

La Chiesa Ortodossa russa, con la nomina, il 28 gennaio 2009, del successore di Alessio II, è entrata in una nuova fase dei rapporti tra Mosca ed il Vaticano. L’intervista, che costituirà la prefazione al libro La Santa Russia, rivela come appaiono decisamente superati i tempi non lontanissimi degli approcci, timidi e inficiati da troppi sospetti, di Alessio II e Giovanni Paolo II.
Del resto, dopo i primi segnali che sembravano testimoniare una possibile accelerazione del processo di riavvicinamento tra le due maggiori chiese cristiane separate, lo stesso patriarca Kirill non aveva esistato a testimoniare la solidarietà con Roma per la sentenza della Corte di Strasburgo che condanna l’esposizione dei simboli religiosi (leggi l’editoriale di Giorgio Mulè).
Va inoltre ricordato che Papa Benedetto XVI, dopo la sua nomina, aveva salutato il nuovo Patriarca Kirill (al secolo Vladimir Gundjaev, nato nel 1946 a Leningrado) una vecchia conoscenza e gli aveva assicurato la propria «buona volontà fraterna» nella comune «speranza incrollabile che è nostra in Gesù Cristo».

Si può affermare che oggi la Chiesa ortodossa russa ha riconquistato il ruolo che aveva nella Russia degli zar?
Sarebbe più esatto dire che l’attuale situazione della Chiesa russa non ha precedenti, poiché in tutta la sua storia millenaria non possiamo trovarle alcuna analogia veramente completa e assoluta. È noto che la Rus’ medievale vedeva se stessa come «Terza Roma», chiamata a preservare la verità dell’Ortodossia dopo che la «seconda Roma», cioè l’Impero bizantino, era caduta sotto i colpi dei crociati e delle milizie dell’Islam. In quel periodo del Medioevo ortodosso russo il modello naturale di un assetto che armonizzasse i rapporti tra Stato e Chiesa fu ravvisato nella «sinfonia» bizantina dei due elementi, il principio secolare e quello spirituale (per inciso, quell’interazione, come ogni altro ideale terreno, non è mai stata pienamente realizzata neppure a Bisanzio).
In particolare questo non impediva che tra i capi spirituali e quelli secolari sorgessero periodicamente dispute sulla questione del primato, di che cosa cioè fosse in definitiva più elevato agli occhi di Dio: se il sacerdozio o il potere sovrano. Da diatribe ideologiche di questa natura derivarono talora conseguenze assai drammatiche per questo o quell’esponente ecclesiastico. Ciò nonostante, il regno moscovita continuò per molto tempo a rappresentare l’unica potenza ortodossa in Europa mentre la Chiesa russa incarnava agli occhi del potere e del popolo un organismo spirituale forte, autonomo e oltremodo autorevole.

Questo equilibrio nei rapporti tra Stato e Chiesa, così come si era storicamente costituito, venne bruscamente alterato nel 1721 dalla riforma dello zar Pietro I che abolì il Patriarcato, in quanto simbolo palese, con la sua sola esistenza, della non subordinazione della Chiesa agli estri dei reggitori terreni. Come risultato, la Chiesa ortodossa, la quale nel corso di molti secoli, aveva dato un contributo eccezionale alla formazione dello Stato russo unitario, aveva elevato spiritualmente la storia patria e costituito la culla della cultura nazionale, si trovò ridotta al livello di un qualsiasi dipartimento governativo, esemplato sul modello dei concistori protestanti di allora in Europa. Di fatto, la Chiesa diventava un elemento della macchina statale.

Poi arrivò la Rivoluzione d’ottobre…
Questo stato di cose si mantenne, con modifiche irrilevanti, fino al 18 novembre 1917, quando nel fragore dell’artiglieria bolscevica che bombardava il Cremlino di Mosca, dopo un intervallo di due secoli venne alfine liberamente eletto il Patriarca di tutte le Russie Tichon, oggi innalzato agli altari nel novero dei santi. Prologo drammatico di questo grande avvenimento nella storia della nostra Chiesa è stato la caduta della casata dei Romanov e un periodo di torbidi rivoluzionari senza precedenti, che ha determinato il corso successivo della storia russa per sette lunghi decenni.

Comunque sia, con l’avvento al potere dei bolscevichi, che hanno cacciato dall’arena storica sia la monarchia sia l’idea repubblicana rivelatasi effimera, la Chiesa russa ha bevuto fino all’ultima goccia il calice del martirio e della testimonianza, in una misura inimmaginabile, che ha superato di gran lunga tutto ciò che sappiamo delle persecuzioni dei cristiani sotto Tiberio e Nerone. In quest’epoca feroce, un’enorme moltitudine di sacerdoti e laici ortodossi ha testimoniato la propria fede in Cristo fino a dare la vita.

E oggi?
Oggi possiamo constatare che nella nuova Russia sia il potere secolare sia quello spirituale hanno valutato, traendone opportune conclusioni e utili insegnamenti, la storia precedente. Questo spiega in particolare il fatto che l’attuale situazione dei rapporti tra Stato e Chiesa può essere definito, senza forzature, pressoché ottimale.
Tali rapporti poggiano sul fermo fondamento del vicendevole rispetto, del riconoscimento dei peculiari interessi e rispettive sfere di responsabilità, della reciproca non ingerenza nelle naturali prerogative dell’una e dell’altra parte. In tal modo, oggigiorno lo Stato non controlla la vita della Chiesa, com’era invalso in epoca sovietica, e non cerca di integrarla nella propria struttura come è accaduto nel periodo cosiddetto “sinodale” a cominciare da Pietro I.
Non solo nella Federazione russa, ma anche in Bielorussia, Ucraina, Moldavia e negli altri paesi dell’Unione degli Stati Indipendenti e del Baltico, la Chiesa è separata dallo Stato; questo tuttavia non sottintende affatto un rifiuto a collaborare con esso nell’interesse del popolo, che per la grande maggioranza, nella vasta estensione comune in cui abita, è unito all’Ortodossia.
Al tempo stesso, condividendo pienamente quella saggia considerazione per la quale le organizzazioni religiose devono rifuggire dai matrimoni politici di qualsiasi genere, per non dover prima o poi vestire il lutto della vedovanza, la nostra Chiesa, per quanto la riguarda, non prende parte per principio alla contesa politica e non dà la preferenza ad alcuno dei partiti esistenti, restando parimenti aperta alla collaborazione con tutte le forze sane della società per il bene della persona, della famiglia, del popolo, del paese.

Non c’è il pericolo di un abbraccio troppo stretto tra Chiesa e Stato?
Nella Russia attuale sono non pochi i problemi sociali dolorosamente aperti; la loro valutazione trova Chiesa e Stato concordi, ed entrambe le parti lavorano d’intesa, al tempo stesso interlocutori e alleati, per risolvere i pressanti problemi della vita quotidiana del popolo. Da questo non deriva una statalizzazione della Chiesa o una “clericalizzazione” dello Stato. Nella nuova Russia la stragrande maggioranza della popolazione fa parte della Chiesa ortodossa russa la quale rappresenta una porzione altamente significativa, rispettata e influente della società civile costituitasi nel paese.

Dopo la caduta del regime comunista c’è stato un impetuoso sviluppo del sentimento religioso. Oggi come è cambiato l’atteggiamento dei credenti nei confronti della religione?
Uno storico della contemporaneità può agevolmente stabilire la data esatta in cui si è manifestata nel nostro paese la nuova primavera dell’Ortodossia russa. È stato nel 1988, quando abbiamo festeggiato il millenario del Battesimo della Rus’. Con sorpresa e addirittura spavento dei funzionari sovietici del partito, la celebrazione di tipo storico e ufficiale da essi concepita era sfociata in una manifestazione libera, potente e suggestiva della latente devozione del popolo russo alla religione dei padri e degli avi, dell’inestirpabile fedeltà dei russi, sia anziani sia giovani, alla sempiterna tradizione ortodossa, dell’unione vitale di ognuno all’eredità spirituale della Patria.
Il successivo periodo di due decenni è stato per la Chiesa russa il tempo per raccogliere e consolidare le proprie forze interiori, riprendendo il posto che legittimamente le spettava nella vita del popolo e della società e lasciandosi alle spalle sette decenni di erranza nello sterile deserto dell’ateismo. Quando negli anni Novanta le si sono aperte le prospettive di uno sviluppo libero da impedimenti, da perseguire autonomamente, la nostra Chiesa si è dedicata, col sostegno della società, a ripristinare le chiese distrutte e profanate e ad erigerne di nuove, a riorganizzare nella normalità la vita delle parrocchie, ad aprire monasteri, scuole domenicali, seminari e accademie teologiche… È stato un lavoro enorme e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Eppure il secolarismo avanza anche in Russia…
Attualmente, da varie fonti gli esperti concordano nello stimare che dal 70 all’80 per cento della popolazione della Russia dichiara il proprio attaccamento all’Ortodossia. Tuttavia, non si può certo dire che essi siano tutti credenti praticanti, che partecipino cioè regolarmente alle funzioni religiose o alla vita parrocchiale. Per la maggior parte sono ortodossi in quanto battezzati, per tradizione familiare, educazione, cultura, per l’adesione identitaria allo specifico modello storico-spirituale o addirittura per preferenze di tipo estetico-artistico.
Sono per parte mia convinto che il più importante compito della Chiesa oggi sia proprio far sì che i cristiani di questo tipo, quelli che sono cristiani soltanto di nome o perché si sentono tali, diventino cristiani di fatto, reali; si facciano cioè membri attivi della Chiesa, e costruiscano la propria vita familiare, sociale e perfino lavorativa secondo gli imperativi morali della fede professata.

Anche i giovani?
Un altro tema della cura, e preoccupazione, pastorale è la gioventù, che è oggi sottoposta alla spietata tentazione dei falsi ideali del consumismo, dell’egoismo sociale, della realizzazione del proprio successo individuale a qualsiasi prezzo. I giovani della Russia di oggi sono il futuro del paese. Sono loro ad aver soprattutto bisogno di accogliere e far proprio, come naturale, l’ideale della vita cristiana, e di riconoscere la motivazione cristiana, per ogni scelta futura che li aspetta, come la migliore fra le tante possibili. Solo allora, quando i giovani d’oggi saranno messi in grado di educare e crescere i propri futuri figli nello spirito cristiano, potremo dire di aver ottenuto qualcosa in questa direzione.

Oltre a ciò, la Chiesa ortodossa presta la massima attenzione e profonde tutto l’impegno possibile nella sfera sociale, occupandosi dell’assistenza ai bambini abbandonati, orfani o con genitori viventi, agli anziani, sofferenti, malati e indigenti, della riabilitazione spirituale di chi vuole liberarsi dalla dipendenza dalla droga e dall’alcool, dell’aiuto a coloro che devono convivere con l’Aids…
Infine, nostra preoccupazione costante, ieri oggi e domani, è stata, è e sarà la tutela dell’unità della Chiesa, poiché in essa vediamo il pegno dell’unità del nostro popolo.

Papa Benedetto XVI dedica un’attenzione particolare ai rapporti tra Mosca e il Vaticano. È ipotizzabile nell’immediato futuro una visita del papa in Russia, e cosa è indispensabile fare, perché si realizzi?
La Chiesa ortodossa russa ha accumulato una grande esperienza in fatto di rapporti con la Chiesa cattolica. Oggi le nostre Chiese possono lavorare insieme in molti campi, e anzitutto fronteggiare unite quell’ideologia del consumismo e del rifiuto dei valori morali cristiani che si è diffusa nella società contemporanea. Le nostre posizioni coincidono anche nell’ambito della difesa della moralità e dei valori tradizionali nel mondo moderno.

Allo stesso tempo non possiamo ignorare i problemi che permangono nei rapporti tra la Chiesa cattolica e quella Ortodossa. Nel nostro dialogo col Vaticano, non abbiamo mai cessato di attirare l’attenzione su tali problemi per noi di fondamentale importanza. E debbo rilevare che oggi possiamo sperare in una loro soluzione.

Per quanto riguarda la possibilità di una vista del Papa in Russia, parlerei piuttosto della possibilità di un incontro fra il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia e del Papa di Roma. La direzione ecclesiale della Chiesa ortodossa russa non ha mai escluso la possibilità di un simile incontro, sempre sottolineando la necessità che venga adeguatamente preparato. Tale punto di vista è condiviso anche dalla direzione cattolica. La preparazione a questo incontro, se vogliamo che da esso sortisca davvero qualche risultato, presuppone che vengano preliminarmente risolti i problemi che tuttora vi sono tra le due Chiese. In primo luogo i problemi legati all’atteggiamento dei greco-cattolici dell’Ucraina riguardo alla presenza del Patriarcato di Mosca in questo paese. Noi ci auguriamo che alle dichiarazioni della parte cattolica di voler propiziare l’appianamento di questa e altre situazioni conflittuali seguiranno concreti risultati.

Oggi l’umanità si trova di fronte a terribili prove: dalla crisi globale all’estendersi del flagello della fame nel mondo. Che cosa bisogna concretamente fare per unire le forze dei cristiani e affrontare questi problemi?
Un giorno, quando ero adolescente, ho chiesto a mio padre, ch’era parroco in una chiesa di Leningrado: “Mi potresti dire come mai nel nostro paese la gente vive così male?” Sembrò perfino un po’ sorpreso che non ci fossi arrivato da solo e rispose alla domanda chiedendomi a sua volta: “E come potrebbero, secondo te, vivere altrimenti persone che hanno rinnegato Dio o Lo hanno dimenticato, cancellato dal proprio cuore?”
È mia profonda convinzione che tutti i mali, le crisi e gli altri problemi apparentemente senza soluzione del mondo contemporaneo abbiano quale profonda causa prima il deterioramento della natura spirituale dell’umanità. Non solo, ma queste sciagure che affliggono gli uomini sono destinate ad aggravarsi man mano che essi si allontaneranno dalla verità costituita da Dio. E i rimedi e interventi palliativi escogitati dall’uomo, siano essi di tipo economico, politico, sociale, non aiuteranno il genere umano a uscire da questo circolo vizioso. L’unica risposta possibile alla domanda dell’uomo smarrito: “Perché succedono cose del genere?” è dunque: “Perché tu stesso sei come sei e non come dovresti essere”.
Una delle più grandi sfide al futuro dell’umanità è a parer mio il diktat dell’aggressivo secolarismo neoliberale, che reputa quella propria l’unica concezione del mondo avente diritto di cittadinanza nelle attuali condizioni della globalizzazione. Tra l’altro, questa ideologia stravolge irreparabilmente il modo di vivere dell’uomo, così come l’ha pensato Dio, perché cerca di introdurre nella vita di tutti e ognuno i deleteri principi del relativismo morale, dell’edonismo egocentrico, del più rozzo consumismo, del permissivismo morale, della negazione del peccato come problema fondamentale. In questa modo si realizza la scristianizzazione della nostra civiltà.

Contemporaneamente è in corso un processo di emarginazione mirata, dalla vita della società, della presenza e ruolo della religione, poiché gli ideali etici e spirituali di questa costituiscono una pietra d’inciampo sul cammino del trionfo ideologico del secolarismo neoliberale.

Qual è la risposta della religione?
La risposta religiosa a questa sfida può essere di tre tipi: radicale, ed è il caso di una parte dei seguaci più bellicosi dell’Islam; altrettanto liberale, come settori significativi delle comunità protestanti, i quali ammettono i matrimoni tra omosessuali, l’aborto e l’eutanasia; infine, può essere quella delle Chiese che si ispirano alla Tradizione cristiana, ed è la risposta di chi vuole difendere la purezza delle verità insegnate dal Salvatore sulla vita e l’uomo. Rientrano nel novero di queste Chiese, la Chiesa cattolica, quella Ortodossa e le Chiese antico-orientali o precalcedoniane.
Sì, la Chiesa ortodossa e quella cattolica sono separate da contrasti dottrinali ed ecclesiologici, ma al di là di questo c’è qualcosa che rende ortodossi e cattolici alleati strategici e dalla loro reciproca comprensione e dal successo delle azioni da intraprendere insieme dipende il futuro non solo dell’Europa ma forse del mondo intero. Primo elemento è la certezza, comune alle nostre Chiese, del fatto che “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e nei secoli” (Eb, 13-8). Poi c’è la loro disponibilità a testimoniare l’ideale cristiano, a livello dell’esistenza singola e di quella della comunità umana, davanti al mondo secolare, che preferisce il comfort del consumo a tutti i costi all’idea di una ragionevole autolimitazione. E infine, ci sono gli sforzi intesi a convincere i nostri contemporanei che i diritti dell’uomo non possono esistere disgiunti dai corrispondenti doveri.
Per questo appare importante, nella situazione attuale, l’elaborazione congiunta da parte di cattolici e ortodossi di un programma comune d’azione in difesa dei valori morali tradizionali e degli aspetti fondamentali della concezione del mondo cristiana contro la pressione del secolarismo militante e dell’ateismo.
Alcuni primi passi nella giusta direzione sono già stati fatti e voglia Dio che queste idee abbiano modo di svilupparsi ulteriormente.

Con quale spirito la Chiesa Ortodossa Russa affronta le nuove situazioni determinate dai drammatici mutamenti che caratterizzano il mondo contemporaneo?
Come in tutte le epoche della sua storia millenaria, la nostra Chiesa resta fedele alla sua vocazione profetica, educatrice e salvifica. Dacché il suo primissimo obbligo è di farsi guida per l’uomo nel suo cammino a Cristo e alla salvezza dell’anima e così sarà fino alla gloriosa e temibile Seconda venuta del Signore nostro Salvatore.
La Chiesa, che è portatrice alle genti della parola di verità di Cristo, ha il dovere di rafforzare tale parola con le opere dell’amore, della misericordia, della riconciliazione, della mitezza. E l’esigenza di queste attività, ringraziando Dio, non verrà mai meno, tanto da impegnare, in misura sovrabbondante, ogni nuova generazione di cristiani.

© Panorama - http://www.panorama.it/ - 30 novembre 2009