Cattolici ed ebrei insieme per la salvaguardia del creato e dell'ambiente

Dal 17 al 20 gennaio (Shvat, 2-5, 5790), la Commissione Bilaterale della Santa Sede e del Gran Rabbinato di Israele hanno svolto il loro nono incontro dopo aver partecipato alla storica visita di Papa Benedetto XVI alla Grande Sinagoga di Roma. Nel corso dell'evento il Papa ha categoricamente riaffermato l'impegno della Chiesa cattolica per il dialogo e per la fraternità con il popolo ebraico, condannando inequivocabilmente l'antisemitismo e l'antigiudaismo. Ha anche evidenziato il significato dell'opera della Commissione Bilaterale stessa, che si è poi riunita per un incontro sul tema dell'insegnamento cattolico ed ebraico sul creato e sull'ambiente, augurandole un "proficuo dialogo su un tema tanto importante e attuale". Parimenti, il Rabbino Riccardo Di Segni, Rabbino Capo di Roma, in quell'occasione ha evidenziato l'obbligo reciproco di cristiani ed ebrei di cooperare per proteggere l'ambiente secondo il mandato biblico (Genesi 2, 15).
Tuttavia, l'incontro si è anche svolto all'ombra della catastrofica tragedia verificatasi ad Haiti.
Nel corso dell'incontro i membri hanno assistito al commovente intervento di padre Patrick Desbois presso la Pontificia Università Gregoriana che ha evidenziato l'opera di Yachad in Unum per individuare e commemorare i siti finora non identificati in Europa orientale, nei quali sono stati commessi omicidi di massa durante la Shoah. La Commissione ha esortato le rispettive comunità religiose a sostenere e pubblicizzare questa importante opera per imparare dalle tragedie del passato, e proteggere e rispettare ovunque la santità della vita umana affinché queste atrocità non si verifichino più.
Di seguito pubblichiamo il testo del comunicato stampa della Commissione Bilaterale, firmato dal Rabbino Capo Shear Yashuv Coehn, capo della delegazione ebraica, dai Rabbini capo Ratson Arussi, David Brodman, Joseph Levi e David Rosen, dal rabbino Daniel Sperber e dal signor Oder Wiener; dal cardinale Jorge María Mejía, presidente della delegazione cattolica, dal Patriarca Fouad Twal, dagli arcivescovi Elias Chacour, Antonio Franco e Bruno Forte, dal vescovo Giacinto-Boulos Marcuzzo, da monsignor Pier Francesco Fumagalli, dal francescano padre Pierbattista Pizzaballa e dal salesiano don Norbert J. Hofmann.

Il nono incontro della Commissione bilaterale della Santa Sede e del Gran Rabbinato di Israele si è svolto a Roma dopo la storica visita di Papa Benedetto XVI alla Grande Sinagoga, visita alla quale hanno partecipato anche i membri della Commissione e in occasione della quale il Papa ha categoricamente confermato l'impegno della Chiesa cattolica e il suo desiderio di approfondire il dialogo e la fraternità con l'Ebraismo e con il popolo ebraico secondo la Nostra aetate, gli insegnamenti successivi del Magistero e in particolare quelli del suo predecessore Giovanni Paolo ii. "In questa direzione possiamo compiere passi insieme, consapevoli delle differenze che sono tra noi, ma anche del fatto che se riusciremo ad unire i nostri cuori e le nostre mani per rispondere alla chiamata del Signore, la sua luce si farà più vicina per illuminare tutti i popoli della terra" (Discorso di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma, 17 gennaio 2010, n. 8). Il Papa ha specificatamente lodato l'opera, il significato e i risultati della Commissione Bilaterale, che si è poi riunita per l'incontro sul tema dell'insegnamento cattolico ed ebraico sul creato e l'ambiente e le ha augurato "un proficuo dialogo su un tema tanto importante e attuale".
Hanno aperto l'incontro il presidente, cardinale Jorge María Mejía, e il Rabbino capo Shear Yashuv Cohen che hanno reso onore al compianto Ambasciatore Shmuel Hadas, il cui contributo è stato così importante per la creazione della Commissione.
Gli interventi di apertura si sono concentrati sulle tensioni fra movimenti ambientalisti laici e prospettive religiose e hanno evidenziato che l'insegnamento biblico considera la natura come un dono santo che fluisce dal Creatore. È Lui che ha stabilito che l'umanità deve essere il vertice della sua Creazione intrinsecamente buona (cfr. Genesi 1, 31) con l'obbligo di un'amministrazione responsabile (cfr. Genesi 2, 15). Di conseguenza, sebbene l'umanità abbia libertà e autonomia per sviluppare e far progredire le risorse naturali, come è scritto "I cieli sono i cieli del Signore, ma la terra l'ha data ai figli dell'uomo" (Salmi 115, 16), ciò va sempre espresso in un modo rispettoso della sovranità divina dell'universo, come è scritto "Del Signore è la terra e quanto contiene" (Salmi 24, 1).
Oggi l'umanità affronta una crisi ambientale unica, che è sostanzialmente il prodotto di uno sregolato sfruttamento materiale e tecnologico. Sebbene questa crisi debba, ovviamente, essere gestita con i necessari strumenti tecnologici e l'autolimitazione, l'umiltà e la disciplina, i partecipanti hanno evidenziato la necessità essenziale per la società di riconoscere la dimensione trascendente della Creazione che è importante per garantire sviluppo sostenibile e progresso in un modo eticamente responsabile. Non tutto ciò che è tecnicamente possibile è moralmente accettabile. È questa consapevolezza a garantire che ogni aspetto del progresso umano promuove il benessere delle generazioni future e santifica il Nome Divino, proprio come la sua assenza porta a conseguenze distruttive per l'umanità e per l'ambiente e profana il Nome Divino.
La Tradizione biblica, che conferisce una dignità unica alla persona umana, non va intesa come dominio, ma come rispetto e solidarietà. Ciò richiede un senso di "ecologia umana", in cui la nostra responsabilità per l'ecosistema sia legata ai nostri doveri reciproci, rispecchiandoli, e, in particolare, al dovere di "una generosità speciale verso i poveri, le donne, i bambini, gli stranieri, i malati, i deboli, i bisognosi" (Discorso di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma, 17 gennaio 2010, n. 7).
L'aspetto etico dell'intervento umano nell'ordine naturale consiste nella limitazione del potere della scienza, della sua pretesa di assolutezza e nell'espressione della solidarietà umana e della responsabilità morale verso tutti. A questo fine, la Commissione Bilaterale chiede con forza che l'innovazione e lo sviluppo scientifici agiscano a stretto contatto con i principi etici e religiosi.
Parimenti, Stati e organismi internazionali dovrebbero impegnarsi in una intensa consultazione con le autorità etiche e religiose per garantire che il progresso sia una benedizione e non una maledizione. Un'etica ambientale autentica è una condizione chiave per la pace e l'armonia del mondo.
Soprattutto, è stata evidenziata l'importanza critica di un'educazione morale e religiosa a tutti i livelli per garantire uno sviluppo sociale e scientifico responsabile.

(©L'Osservatore Romano - 21 gennaio 2010)