Risposte coordinate in Iraq contro il terrorismo anticristiano
- Dettagli
- Creato: 13 Gennaio 2011
- Hits: 1087
Copenaghen, 13. "La maggioranza dei musulmani in Iraq non è contro i cristiani. E i cristiani non vivono in ghetti ma assieme ai musulmani. Il vero nemico è il terrorismo, non l'islam. Per questo spero che i capi religiosi sunniti e sciiti iracheni riescano a fare una fatwa, un decreto congiunto, in difesa dei cristiani, e a pensare seriamente a delle misure per proteggere le minoranze". Lo ha dichiarato ieri all'agenzia France Presse il reverendo Andrew White, vicario di San Giorgio a Baghdad, ultima chiesa anglicana rimasta in Iraq. White ha parlato a margine dell'incontro che, fino a domani, riunisce in un hotel di Copenaghen otto responsabili musulmani e cristiani, tra i più influenti in Iraq. Tra essi - ha riferito il reverendo - il leader sciita Abdulhaleem al-Zubairi, lo sceicco sunnita Abdul Latif Humamyem, consigliere del primo ministro Nouri al-Maliki, il segretario generale del Movimento democratico assiro, Yonnadan Kanna, e l'arcivescovo ortodosso Avak Asadourian, primate della diocesi armena d'Iraq.
La riunione, che si svolge a porte chiuse e sotto alta sorveglianza, è stata organizzata dal Governo danese e dall'ong britannica "The Foundation for Relief and Reconciliation in the Middle East" (di cui il reverendo White è presidente) nel tentativo di porre un argine alle violenze settarie che negli ultimi mesi hanno preso di mira soprattutto la minoranza cristiana in Iraq. L'ultimo grave episodio è del 31 ottobre scorso, quando un attentato alla cattedrale siro-cattolica di Baghdad, rivendicato dal ramo iracheno di Al Qaeda, ha provocato quarantasei morti.
"C'è totale unità fra musulmani e cristiani e per questo dobbiamo fare qualcosa di radicale", ha detto il reverendo White, per il quale i negoziati saranno "difficili e delicati" ma "la volontà di incontrarsi esiste". Il cristianesimo "è presente in Iraq molto prima dell'islam", ha ricordato, sottolineando l'urgenza di rendere il territorio più sicuro: il cristianesimo rappresenta "le radici di questo Paese e, se si tagliano queste radici, la pianta morirà, e noi non lo vogliamo per nessuno". Il vicario della chiesa di San Giorgio a Baghdad, parlando delle recenti violenze anticristiane, ha poi osservato che "esse sono state commesse soprattutto da gruppi legati ad Al Qaeda venuti dall'estero". Una situazione che riguarda molte altre nazioni musulmane - Andrew White ricorda i tragici eventi avvenuti in Egitto - dove "il cristianesimo è percepito come totalmente allineato all'Occidente".
Sull'incontro di Copenaghen si è espresso anche il ministro degli Affari esteri danese, Lene Espersen, secondo la quale "questo gruppo di leader religiosi hanno il potere e l'influenza per negoziare, a nome delle persone che rappresentano, per disconoscere qualsiasi legittimità all'uso della violenza e per fare appello alla riconciliazione e alla pace. Lo hanno già fatto in passato e, se lo decidono, possono farlo ancora. Ciò di cui hanno bisogno gli estremisti per vincere è che gli uomini di buona volontà non facciano niente", conclude il ministro Espersen in una e-mail inviata alla France Presse.
(©L'Osservatore Romano - 14 gennaio 2011)