La Russia ripiomba nell'incubo del terrorismo

Mosca, 25. "Il terrorismo rimane la minaccia principale per la sicurezza dello Stato e di tutti i cittadini russi":  lo ha detto questa mattina il presidente Dmitri Medvedev durante l'annuale riunione dei servizi segreti, quella in cui viene tracciato il bilancio dell'attività dell'Fsb. Ma la riunione di oggi ha avuto luogo all'indomani dell'attentato all'aeroporto internazionale di Domodedovo, il più grande del Paese, con 35 morti (otto delle vittime sono straniere) e 110 feriti.


"Il livello della minaccia terroristica in Russia è più alto di quello negli Stati Uniti", ha aggiunto Medvedev, sottolineando che "nel 2010 il numero degli attentati in Russia è aumentato, un segnale, questo, molto serio per i servizi segreti e le forze dell'ordine". Bisogna fare tutto il possibile - ha ammonito - "perché i banditi che hanno commesso questo mostruoso delitto vengano giudicati, e coloro che cercheranno di opporre resistenza vanno eliminati sul posto". In precedenza Medvedev aveva detto che la direzione dell'aeroporto Domodedovo dovrà rispondere del sanguinoso attentato.
La comunità internazionale è rimasta scioccata e ha condannato fermamente il feroce atto di terrorismo. Benedetto XVI ha inviato un messaggio - a firma del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato - al presidente della Federazione russa in cui "esprime profondo dolore e ferma riprovazione per il grave atto di violenza, desiderando far giungere sentimenti di vicinanza spirituale e di vive condoglianze ai familiari delle vittime". Il Papa - prosegue il messaggio - "assicura fervide preghiere di suffragio per le vite stroncate" e "invoca dal Signore il conforto celeste a quanti ne piangono la tragica dipartita". Lo stesso cardinale Tarcisio Bertone si è unito al dolore della Federazione russa.
L'attentato rischia di evocare lo spettro degli anni bui del terrorismo ceceno e della instabilità:  una parola che non piace agli investitori stranieri, come confermano anche le perdite della Borsa (circa due punti il Micex) dopo la strage. Ma il timore è quello di una escalation in vista di un doppio turno decisivo di elezioni:  a fine anno le politiche, a marzo del 2012 le presidenziali. Un'ombra che si allunga sui Giochi invernali di Soci nel 2014 e addirittura sui Mondiali di calcio del 2018, che Mosca si è aggiudicata recentemente per trasformarli in un volano di crescita. Su questa strada ricca di appuntamenti politici e di business, la Russia si scopre vulnerabile proprio nel cuore del Paese, dove transita l'80 per cento dei flussi finanziari, in gran parte generati da gas e petrolio.
Lo scorso 29 marzo furono due donne a farsi saltare in aria in due stazioni della metro, causando nel complesso quaranta vittime e oltre un centinaio di feriti. Da tempo le autorità russe accusano i mercenari arabi di sostenere la sempre più frammentata ribellione nel Caucaso del nord, ma potrebbe trattarsi anche di qualche militante locale, come ipotizzano alcuni investigatori rispolverando l'intramontabile pista cecena. Ciò che più inquieta, però, è che sembra quasi un attentato annunciato:  le forze di sicurezza hanno rivelato che sapevano dell'imminenza di un atto contro uno degli aeroporti di Mosca. Sarebbero state sulle tracce di tre sospetti che però sono riusciti a introdursi nell'aeroporto e a osservare l'esplosione del loro complice - forse una donna - prima di dileguarsi. Uno smacco per un Paese dove i controlli di sicurezza sono ossessivi e dove fino a lunedì tutti i mezzi di trasporto saranno posti in regime di emergenza.


(©L'Osservatore Romano - 26 gennaio 2011)