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In Egitto per unire e non per dividere

Il Cairo, 25. I cristiani d'Egitto non intendono farsi trascinare nell'agone della battaglia e del più duro scontro politico. Seppur spesso discriminati per la loro fede - come testimonia anche il rapporto redatto da Human Rights Watch - e vittime di sanguinosi attentati, dalla minoranza cristiana arriva però un invito alla prudenza. E a evitare facili strumentalizzazioni che possano ulteriormente dividere il Paese. È questo il senso della presa di posizione dei leader cristiani - copti ortodossi, anglicani e cattolici - che hanno sollecitato i fedeli a non prendere parte alla grande manifestazione - si parla di almeno 80.000 persone - in programma per oggi nella capitale e in altri centri del Paese su iniziativa dei partiti di opposizione e di organizzazioni della società civile.
Esplicita la posizione del vescovo Morcos, rappresentante del santo sinodo copto, per il quale "non sappiamo con esattezza chi abbia organizzato queste proteste e con quale obiettivo. Non prenderemo parte ad alcun tentativo di sedizione".
Dello stesso tenore le parole del vescovo Abdel Massieh Bassit, della chiesa della Vergine Maria nel quartiere Mostorod del Cairo. Bassit ha chiesto ai copti di recarsi in chiesa  nel  giorno  delle  proteste,  pregando per la benedizione divina sul popolo  egiziano.  Analoghe  le  prese di posizione dei rappresentanti della Comunione anglicana e dei cattolici.
La manifestazione fissata per oggi - il clou è nel pomeriggio - giorno in cui cade la festa della Polizia, è stata organizzata da una ventina tra partiti e gruppi di attivisti sulla scia di quelle che in Tunisia hanno portato alla caduta del regime del presidente Ben Ali. I manifestanti intendono protestare per il carovita, le condizioni in cui vive la popolazione e le violazioni dei diritti umani attribuite alle forze di sicurezza. Oltre alle formazioni politiche, hanno dato la loro adesione, definita simbolica, i Fratelli musulmani, i quali hanno fatto sapere che i giovani aderenti al movimento sono liberi di partecipare. Fonti della sicurezza citate dal quotidiano "Masri el Youm" hanno fatto sapere di non avere ricevuto nessuna richiesta di autorizzazione per la manifestazione, preannunciando che le forze dell'ordine saranno ferme e procederanno ad arresti se i manifestanti provocheranno problemi all'ordine pubblico.
Sul fronte dei diritti umani specifiche accuse arrivano pure, come accennato, dall'organizzazione Human Rights Watch, che nel suo rapporto per il 2010 parla di "diffuse discriminazioni" contro i cristiani copti e le altre minoranze religiose. "Sebbene la Costituzione egiziana assicuri pari diritti a prescindere dalla fede religiosa - si legge nel documento - esistono diffuse discriminazioni contro i cristiani egiziani, così come un'intolleranza nei confronti delle sette musulmane non ortodosse". In particolare, i cristiani egiziani, che rappresentano il 10 per cento di una popolazione stimata intorno agli 80 milioni di abitanti, affermano di essere considerati cittadini di serie B, lamentando violazioni della loro libertà di culto e una sistematica esclusione dall'accesso ai vertici della vita economica, sociale e politica. La comunità cristiana, come noto, è stata oggetto di numerosi attentati terroristici, l'ultimo dei quali la notte di Capodanno ad Alessandria d'Egitto, in cui sono morti ventitré fedeli e oltre ottanta sono rimasti feriti.
Proprio riguardo all'attentato, alcune importanti novità sul fronte delle indagini sono state rivelate ieri in una intervista al giornale filo-governativo "al-Ahram" dal ministro dell'Interno egiziano, Habib al-Adili, il quale ha reso noto che "la polizia ha arrestato un gruppo di terroristi composto da diciannove kamikaze prima dell'esecuzione della strage di Alessandria". Il ministro ha detto che "è stata scoperta una cellula e sono stati sequestrati armi e documenti di al-Qaeda nei quali si parlava di colpire i luoghi di culto". Per questo motivo il Governo ha accusato della strage il gruppo palestinese denominato "Esercito dell'islam" la cui base è a Gaza ed è considerato vicino ad al-Qaeda. Gli inquirenti hanno scoperto infatti che "Ahmad Lutfi, l'imputato per la strage di Alessandria, era in contatto con il gruppo scoperto prima dell'attentato. Avevamo già perquisito la sua casa prima dell'attentato senza trovare nulla in un periodo nel quale era all'estero per subire un intervento chirurgico. Solo dopo abbiamo scoperto che nel 2008 era andato a Gaza dai capi dell'"Esercito dell'islam" per prendere ordini e una volta tornato in patria è rimasto in contatto con loro via internet".


(©L'Osservatore Romano - 26 gennaio 2011)