Prima che bruci
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- Creato: 09 Maggio 2011
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“Prima che la nazione bruci” è il titolo del servizio che uno dei principali quotidiani egiziani, “Al-Ahram”, dedica oggi (9 maggio), agli scontri tra musulmani e cristiani che sabato scorso hanno provocato al Cairo 12 morti e circa 200 feriti. Titolo che riassume tutta la preoccupazione di quell’ampia fascia di popolazione che ripone grandi speranze sul futuro democratico del Paese dei faraoni, dopo la rivolta del 25 gennaio. “Siamo di fronte – si legge nell’articolo – a gruppi che pensano che ogni successo della rivoluzione è una grande minaccia ai loro interessi e così cercano di accendere scontri confessionali”. A provocare gli scontri sarebbero stati i salafiti dietro un falso pretesto: il rapimento di una donna, Kamilia, moglie di un prete ortodosso, convertita all’Islam e segregata in una chiesa. Gli scontri sono stati condannati, tra gli altri, da Ali Goma, gran mufti egiziano. I ministri di Al-Azhar, massima autorità religiosa dell’Islam sunnita, e i sufi, corrente mistica dell’Islam caratterizzata da un’interpretazione tollerante delle scritture, hanno accusato i salafiti di macchiare l’immagine dell’Islam. I princìpi sostenuti da questi ultimi sono molto vicini al wahabismo saudita e non sono pochi quelli che credono che dietro questo attivismo ci siano proprio i sauditi che negli ultimi 30 anni hanno spesso finanziato e aiutato la diffusione di formazioni islamiche tra le più estremiste, come i talebani. Il SIR ha intervistato il vescovo di Ismayliah dei copti, mons. Makarios Tewfik.
Eccellenza, cosa c’è dietro questi scontri?
“Si tratta di una tattica della corrente salafita che propone una visione dell’Islam di molti secoli fa e che intendono introdurre la sharia e il velo. Questa corrente saudita giunta in Egitto ai tempi del presidente Sadat, che guidò il nostro Paese dal 1970 al 1981, è sempre rimasta a covare sotto gli strati della società coltivando una mentalità integralista e conservatrice. I salafiti hanno inventato storie false, come quella di Kamilia, come pretesto per attaccare luoghi di culto, case e negozi cristiani rubando e distruggendo. Non è la prima volta che accadono fatti del genere, era successo altre volte negli ultimi mesi, ricordiamo la strage nella chiesa di Alessandria ad inizio anno. Manca un governo efficace, l’esercito si limita ad osservare almeno all’inizio, entrando in azione solo più tardi. Possiamo dire di essere in una fase di non governo”.
Crede possibile che a manovrare i salafiti possano essere anche uomini dei servizi del vecchio regime di Mubarak?
“Potrebbe darsi anche una lettura di questo tipo. Certamente ci sono coloro che facevano parte dei servizi nel precedente regime che spingono questa corrente ad agire per dimostrare che non c’è più pace, stabilità e sicurezza nel Paese, dopo la rivoluzione del 25 gennaio, e per far rimpiangere il passato. Correnti salafite, in passato, avevano la libertà di insegnare, in modo pacifico, a non salutare i cristiani, ora lo fanno con violenza”.
Qual è la posizione dei musulmani moderati davanti a questi fatti?
“I musulmani moderati hanno espresso la loro contrarietà a quanto accaduto ma non hanno grande forza e le loro posizioni, per quanto rispettabili, restano sempre confinate nelle buone intenzioni. È accaduto anche nel referendum costituzionale di marzo scorso: la corrente islamica ha dominato la scena e il risultato non è stato molto positivo. A vincere, infatti, sono stati i ‘si’ agli emendamenti sostenuti dai Fratelli musulmani e dal partito democratico nazionale di Mubarak”.
Le cronache di questi ultimi giorni, tuttavia, parlano anche di decine di migliaia di persone che, in risposta ai salafiti, hanno espresso sostegno ai copti, andando ad ascoltare il sermone che il papa Shenouda III pronuncia ogni mercoledì. Con loro anche numerosi protagonisti della rivoluzione del 25 gennaio che temono che gli estremisti rovinino il clima di unità nazionale creatosi tre mesi fa in piazza Tahrir...
“Certamente, ma è tempo di passare dalle parole ai fatti. Dobbiamo anche registrare la condanna del mufti di Al Azhar che, in questa ultima settimana, ha stretto un’alleanza con la Fratellanza musulmana. Per questo ripeto che le condanne non bastano, a queste devono seguire fatti concreti per creare vera convivenza”.
Teme ancora scontri per il futuro?
“Nutriamo molte perplessità poiché non abbiamo garanzie. Chi sa utilizzare la violenza potrebbe indurre a far rimpiangere il regime precedente e scatenare conflitti interni sempre più gravi”.