Chi oltraggia i cristiani in Europa si sente inattaccabile
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- Creato: 16 Settembre 2011
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I gruppi che in Spagna hanno preso di mira i giovani della Gmg di Madrid si sentivano “protetti dalla polizia da un senso di impunità”, forti della consapevolezza che i crimini contro i cristiani “sono trascurati dai governi e dalla polizia” e che quindi “non ci sarà alcuna reazione”. Lo denuncia a Vatican Insider padre Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., segretario generale della Comece, l'organismo che raccoglie gli episcopati dei Paesi dell'Unione Europa. E aggiunge amaramente che la reazione probabilmente sarebbe stata ben diversa “se si trattasse di attacchi contro altri gruppi o religioni”.
Padre Mazurkiewicz ha partecipato a Roma alla tavola rotonda organizzata dall'Osce – l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa – proprio per riflettere su come prevenire e affrontare gli episodi di violenza e intolleranza contro i cristiani nel Vecchio Continente.
Un incontro a cui hanno partecipato i ministri degli Esteri della Santa Sede – monsignor Dominique Mamberti – e del Patriarcato ortodosso di Mosca. Monsignor Mamberti, nel suo intervento introduttivo, ricorda le “prove irrefutabili della crescente intolleranza contro i cristiani” offerte dal rapporto annuale dell'Osce sul tema.
A padre Mazurkiewicz abbiamo chiesto la situazione della cosiddetta 'cristianofobia' fosse davvero così grave nel nostro Continente:
“In generale, si preferisce usare l'espressione 'intolleranza e discriminazione contro i cristiani' in Europa. Questo perché, dal punto di vista legale, la situazione generale è abbastanza buona, anche se in alcuni Paesi ci sono alcuni problemi ci carattere legale: c'è il caso dell'educazione sessuale e del diritto dei genitori all'educazione dei figli in Spagna, un caso che verrà discusso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Oppure c'è il caso delle agenzie cattoliche di adozioni nel Regno Unito. Ma non si può paragonare la situazione europea a quella, ad esempio, del Medio Oriente”.
Ma la questione non si esaurisce al testo delle leggi...
“Uno dei problemi più importanti ha a che fare con la rappresentazione dei cristiani nei media; ed è un problema importante perché si diffonde anche alle scuole, ai libri e così via. Poi, non tutte le offese o le intimidazioni contro i cristiani vengono prese sufficientemente sul serio, come avverrebbe se si trattasse di altre religioni o gruppi. È un problema di sensibilità: dobbiamo aumentare la consapevolezza del problema e migliorare la formazione della magistratura, della polizia, ecc. così che siano in grado di riconoscere subito la natura di certi atti e reagire adeguatamente”.
C'è chi contesta alle istituzioni europee una vena indifferente, se non ostile, al cristianesimo. Concorda?
“Dipende dall'istituzione europea con cui abbiamo a che fare. Se si tratta del Parlamento, ad esempio, al suo interno c'è una grande diversità, ci sono secolaristi aggressivi, anti-cristiani, e ci sono politici cristiani molto attenti alla questione. Alcuni parlamentari hanno presentato interrogazioni alla Commissione Europea ma sfortunatamente la risposta è stata sempre che questo tema ricade nella competenza degli Stati membri e che la Commissione non può intervenire.
Dobbiamo tenere presente che la Direzione Generale Giustizia, Diritti Fondamentali e Cittadinanza (un organo della Commissione, ndr) e l'Agenzia europea per i Diritti Fondamentali – due istituzioni dell'Unione Europea – non fanno nulla di fronte agli abusi della libertà religiosa contro i cristiani”.
C'è chi teme che dilatare troppo la definizione di “discorsi di incitamento all'odio” (hate speech) porti a limitare la libertà di parola. Quale è l'equilibrio?
“Equilibrio è un'espressione corretta da adottare. Ci sono due abusi di segno opposto: da una parte non si può cercare di proteggere troppo alcuni gruppi, al punto da arrivare a limitare la libertà di espressione, dall'altra ci sono alcuni gruppi che sono iperprotetti”.
Ad esempio?
“Nel contesto dell'intolleranza contro i cristiani, possiamo pensare alla recente Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid, in cui i partecipanti sono stati attaccati da alcuni gruppi – gruppi che si sentono protetti dalla polizia da un senso di impunità, di poter fare quello che vogliono...”.
Quindi lei dice che quando alcuni gruppi attaccano i cristiani godono di una sorte di impunità?
“Uno dei problemi è che i crimini – non solo gli atti di intolleranza – sono trascurati dai governi e dalla polizia e tutti vedono che non ci sarà alcuna reazione, cosa che probabilmente non potrebbe accadere se si trattasse di attacchi contro altri gruppi o religioni. Questo è una parte del problema”.
E l'altra?
“Dall'altra parte, è certo che non si può cercare di proteggere troppo alcuni gruppi, al punto da arrivare a limitare la libertà di espressione. È ance un nostro problema, perché la predicazione morale fa parte della fede. Il cristianesimo non è una questione privata ma dobbiamo esprimere la nostra fede nella sfera pubblica. Questo significa che la libertà di espressione per i cristiani significa poter esprimere pubblicamente le nostre convinzioni etiche. Qui uno dei problemi è la limitazione di questa libertà perché altri potrebbero sentirsi offesi dalle convinzioni morali dei cristiani. Si tratta non solo di limitazioni legali ma di intimidazioni alle parole o alle azioni: chi ha il coraggio di affermare pubblicamente le proprie convinzioni viene attaccato sui media e altri cercheranno di evitare di trovarsi in una situazione del genere”.
“Non dovremmo esagerare perché ci sono stati periodi di persecuzioni religiose, come durante il nazismo o la legge del 1905 (sulla laicità, ndr) in Francia. Oggi ci sono problemi e il nostro dovere è cercare di migliorare la situazione. Che questo tema venga discusso da organizzazioni internazionali come l'Osce significa che la consapevolezza sta crescendo e che troveremo strumenti adeguati per affrontarlo”.
© http://vaticaninsider.lastampa.it/ - 16 settembre 2011