Il centro per il dialogo voluto dall'Arabia Saudita

dialogoVIENNA, 15. Si chiama "King Abdullah Bin Abdulaziz International Centre for Interreligious and Intercultural Dialogue" (Kaicid) ed è stato istituito giovedì scorso a Vienna dai ministri degli Esteri di Austria, Arabia Saudita e Spagna, i tre Paesi sostenitori. Un centro voluto e finanziato dall'Arabia Saudita, che porta il nome del suo re, con l'obiettivo di promuovere il dialogo e il rispetto reciproco fra tutte le religioni e le culture del mondo. Sarà finanziato da una fondazione "indipendente da qualsiasi influenza politica", ha assicurato il ministro saudita Saud al-Faisal bin Abdulaziz Al Saud, spiegando che il suo Paese "pagherà tutto ciò che è necessario poiché crede fortemente" nel Kaicid. Secondo il ministro degli Esteri austriaco, Michael Spindelegger, questo nuovo centro - che dovrebbe essere operativo a metà del 2012 - rappresenta "un contributo importante per prevenire e controllare i conflitti e per consolidare la pace". Soddisfazione è stata espressa anche dal ministro spagnolo, Trinidad Jiménez García-Herrera.
 Alla firma dell'accordo era presente il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, che ha dato il benvenuto al progetto, ricordando tuttavia che l'Arabia Saudita, al proprio interno, deve mostrare maggiore impegno in difesa della libertà religiosa. "Questi problemi esistono e devono essere risolti, non siamo ingenui", ha detto il porporato in un'intervista all'agenzia cattolica austriaca Kathpress, aggiungendo che nella nuova struttura non devono essere mischiate fede e politica. Il cardinale Tauran ha anche confermato che la Santa Sede ha intenzione di chiedere lo stato di osservatore all'interno del centro.
Alle polemiche che hanno preceduto la creazione del Kaicid - movimenti politici e associazioni hanno sottolineato come il centro sia finanziato da una nazione dove regna il wahhabismo e viene applicata strettamente la sharia, con fortissime limitazioni alla libertà delle fedi che non siano quella musulmana - il ministro degli Esteri saudita ha risposto che nell'atto fondatore del progetto si proclama chiaramente il diritto alla libertà di pensiero, di credo e di religione e vengono riaffermati i principi contenuti nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. "Non dobbiamo dar retta a quegli estremisti che affermano che dialogo e fede islamica non possono coesistere", ha spiegato Saud al-Faisal bin Abdulaziz Al Saud, ricordando le aperture mostrate negli ultimi tempi dal suo sovrano. In effetti re Abdullah, considerato un riformatore dai suoi sudditi, sta lentamente cercando di togliere alcune restrizioni presenti nella conservatrice società saudita: ha di recente decretato che le donne potranno presto votare e presentarsi, a partire dal 2015, come candidati alle elezioni dei consigli municipali; e ha promesso che delle donne verranno elette al Consiglio della Shura (un organismo consultivo).
L'istituto viennese dovrebbe essere guidato, per quanto riguarda l'aspetto religioso, da un consiglio comprendente fino a dodici rappresentanti di diverse confessioni: tre saranno i musulmani, tre i cristiani, mentre buddisti, induisti ed ebrei avranno almeno un membro ciascuno. Il suo scopo sarà favorire la comprensione e la cooperazione fra le persone, promuovere la giustizia, la pace e la riconciliazione, contrastare l'uso interessato della religione per giustificare l'oppressione, la violenza e il conflitto. Si impegna inoltre a favorire un modo responsabile di vivere la dimensione religiosa e spirituale degli individui e della società e a rispettare e a preservare il carattere sacro dei luoghi santi, così come i simboli religiosi. Da affrontare ci sono sfide che hanno a cuore la dignità della vita umana, la salvaguardia dell'ambiente, l'uso sostenibile delle risorse naturali, l'educazione etica e religiosa, la lotta contro la povertà. Il centro - che avrà sede a Palazzo Sturany e darà lavoro a trentacinque persone - servirà a riunire e a mettere a confronto Stati, organizzazioni internazionali, movimenti e associazioni.
"Nessuna delle religioni rappresentate sarà dominante", ha assicurato Spindelegger, garantendo l'imparzialità dell'organo direttivo. Una risposta, sottintesa, anche nei confronti del rabbino David Rosen, direttore internazionale degli Affari interreligiosi dell'American Jewish Committee, che, sentito dal quotidiano austriaco "Der Standard", ha criticato un'eventuale supervisione saudita della leadership dell'istituto viennese, chiedendo la "totale indipendenza" del centro.

(©L'Osservatore Romano 16 ottobre 2011)