La donazione è sempre una scelta
- Dettagli
- Creato: 08 Febbraio 2012
- Hits: 1366
CARDIFF, 8. I trapianti di tessuti e di organi rappresentano una grande conquista della scienza medica e sono certamente un segno di speranza per tante persone che versano in gravi e a volte estreme situazioni cliniche. Ma l’etica positiva della donazione degli organi come un «dono gratuito», una forma peculiare di testimonianza della carità, non può esse offuscata. Il consenso informato è condizione previa di libertà, perché il trapianto abbia la caratteristica di un dono e non sia interpretato come un atto coercitivo o di sfruttamento. Lo sottolineano, in un documento congiunto, i leader della Chiesa in Galles — l’arcivescovo cattolico di Cardiff George Stack, l’arcivescovo anglicano di Galles Barry Morgan e l’archimandrita della missione ortodossa orientale del Galles, Deiniol — esprimendo profonde perplessità sulla proposta del Governo di introdurre, nella normativa sulla donazione dei tessuti e degli organi, la regola del «consenso presunto». Il Governo ha pubblicato, nel mese di novembre, un «libro bianco» sulle proposte legislative sulla donazione di tessuti e di organi e una consultazione pubblica è continuata fino alla fine di gennaio. I presuli nel sollecitare il Governo a riesaminare la proposta chiedono un organismo indipendente per condurre una consultazione aperta, responsabile e il più possibile oggettiva su un tema particolarmente delicato e complesso. In particolare invitano a incrementare la ricerca e la riflessione interdisciplinare in modo tale che l’opinione pubblica sia messa dinanzi alla più trasparente verità sulle implicazioni di natura antropologica, sociale, etica e giuridica della pratica del trapianto di tessuti e organi. In questi casi, comunque, deve valere sempre come criterio primario — ricordano i presuli del Galles — il rispetto per la vita del donatore e dunque che il prelievo di organi sia consentito solo in condizioni di morte accertata con criteri rigorosi. Nel documento congiunto viene sottolineato che l’atto d’a m o re espresso con il dono dei propri organi vitali permane come «una genuina testimonianza di carità». Un gesto generoso che «sa guardare al di là della morte perché vinca sempre la vita». Del valore di tale gesto dovrebbe essere ben cosciente il ricevente: egli è destinatario di un dono che va oltre il beneficio terapeutico. Ciò che riceve, infatti, prima ancora di un organo è una testimonianza di amore che deve suscitare una risposta altrettanto generosa, così da incrementare la «cultura del dono e della gratuità». I leader della Chiesa del Galles nel ribadire l’ethos positivo della donazione degli organi «come un atto profondamente cristiano», evidenziano che «la legge ha bisogno di affermare, senza ambiguità, se i parenti saranno in grado di negare l’autorizzazione per l’espianto di organi ». È questo un passaggio chiave della normativa che va chiarito in quanto, mentre l’alto tasso di donazioni volontarie parla di una diffusa «cultura di generosità», un sistema di «presunto consenso» sarebbe trasformare la donazione in un’azione predeterminata attraverso automatismi legislativi. E ancora, in particolare, i presuli sostengono che «il passaggio da donazione al consenso presunto, si presenta come un fatto compiuto». Nel documento congiunto i presuli del Galles invitano il Governo a porre in atto «una politica di dononazione di organi che sappia preservare la dignità e l’autonomia di ogni persona», attraverso la creazione di un contesto culturale e sociale adegauto in cui «il dono di organi umani dopo la morte sia un atto di solidarietà, generosità e l’a m o re » . Ecco allora che la via da seguire, fino a quando la scienza giunga a scoprire eventuali forme nuove e più progredite di terapia medica e chirurgica, dovrà essere la formazione e la diffusione di una «cultura della solidarietà» che si apra a tutti e non escluda nessuno. Una medicina dei trapianti corrispondente a un’etica della donazione esige da parte di tutti l’impegno per investire ogni possibile sforzo nella formazione e nell’informazione. Si tratta — viene evidenziato nel documento congiunto — di sensibilizzare sempre più le coscienze verso una problematica che investe direttamente la vita di tante persone. Pertanto sarà irrinunciabile fugare pregiudizi e malintesi, dissipare diffidenze e paure per sostituirle con certezze e garanzie in modo da permettere l’accrescersi in tutti di una «sempre più diffusa consapevolezza del grande dono della vita». I vescovi della Chiesa del Galles suggeriscono alle istituzioni anche alcune prassi operative in materia. «Il modo più efficace — affermano — per aumentare il tasso di donazione di organi e di accordo alla donazione dopo la morte da parte dei familiari è quello di incoraggiare le persone a firmare il cosiddetto “Registro di donazione organi”; ma occorre anche porre la delicata questione all’attenzione e alla riflessione dei parenti e delle persone a loro vivicino ». Più in generale i firmatari del documento congiunto, fanno riferimento alla scienza che, in questi anni, ha compiuto ulteriori progressi nell’accertare la morte del paziente. In questo nuovo scenario scientifico è, quindi, più che mai opportuno che i che i risultati raggiunti ricevano il consenso dall’intera comunità scientifica così da favorire la ricerca di soluzioni condivise che possano dare certezza a tutti. In un ambito così delicato e complesso come quello delle donazioni di tessuti e di organi, non può esserci, infatti, il minimo sospetto di arbitrio. Nel difficile settore dei trapianti di organi dove la certezza ancora non fosse raggiunta deve sempre «prevalere il principio di precauzione».© Osservatore Romano - 8 febbraio 2012