Il Papa non dimentica i cristiani iracheni
- Dettagli
- Creato: 28 Ottobre 2008
- Hits: 2067
Da domani e per tre giorni i vescovi caldei dell'Iraq si riuniscono ad Arbil con il Nunzio Apostolico, l'arcivescovo Francis Assisi Chullikatt, per discutere della situazione dei cristiani nel Paese. Una riunione che non a caso si tiene nel Kurdistan iracheno, l'unica zona dove al momento sembra che i cristiani possano godere di una relativa sicurezza. La notizia dell'incontro è stata diffusa dall'agenzia AsiaNews, alla quale ha inviato un messaggio il vescovo di Amadiyha dei Caldei, Rabban Al-Qas, amministratore patriarcale dell'arcidiocesi di Arbil: "Voglio invitare tutti gli uomini di buona volontà, coloro che rispettano l'uomo e tutti i credenti in Dio - scrive il presule - a condannare con forza i crimini che vengono perpetrati contro i cristiani in Iraq, e in particolare quelli che avvengono a Mossul in questi ultimi giorni. Mi conforta l'appello che il Santo Padre Benedetto XVI ha lanciato ieri all'Angelus. Il Papa è l'unico che non ci dimentica e le sue parole mostrano quanto noi siamo vicini al suo cuore. Il suo appello di ieri domandava anche un impegno più deciso delle "autorità civili e religiose" a ristabilire la legalità e la convivenza. Quanto avviene oggi a Mossul è frutto proprio di questa immobilità statale, insieme a una mentalità contorta, fanatica e integralista. Questa tragedia - che ricorda la situazione dei cristiani nei primi secoli - è cominciata subito dopo la caduta di Saddam Hussein nel 2003. Migliaia di cristiani e di kurdi musulmani sono stati cacciati, uccisi, rapiti, obbligati ad abbandonare Mossul. Ormai restano meno di un quarto della popolazione cristiana di un tempo. Le minacce, le sanzioni, le discriminazioni, i riscatti, la propaganda islamica nelle scuole, gli slogan sui muri, hanno spinto perfino i musulmani moderati a non difendere più i loro fratelli cristiani dall'intolleranza. Una volta essi aprivano le loro case ai cristiani; ora per paura del fanatismo e del terrorismo, non osano nemmeno mostrarsi amici o conoscenti dei cristiani. Ciò che succede in questi giorni - continua il presule - è frutto di un lungo silenzio del primo ministro iracheno e del suo Governo di Baghdad, incapace di fermare l'ondata di violenze contro i cristiani".
Allo stesso tempo il vescovo chiama in causa la comunità internazionale e le forze armate che dovrebbero assicurare la sicurezza nel Paese: "Quello che succede a Mossul avviene sotto i loro occhi: i terroristi uccidono, mettono bombe alle case e alle chiese, cacciano via i cristiani senza che le autorità di Mossul facciano un minimo gesto in difesa di coloro la cui colpa è solo quella di essere discepoli di Gesù Cristo. Davanti a questo quadro triste e terribile, io rinnovo il mio appello al premier Al Maliki, che dichiara "Al Qaeda responsabile di tutto ciò". Invece tocca a lui, come autorità, ristabilire la pace senza scaricarsi delle responsabilità verso i cristiani. La costituzione deve riconoscere e assicurare i diritti di tutti, compresi i cristiani. Fino ad ora l'unico asilo sicuro dei cristiani iracheni è solo la zona del Kurdistan. Il mio appello si rivolge anche al mondo musulmano perché denunci ciò che succede a Mossul, perché l'amore e il rispetto dell'altro possa rendere tutti gli uomini più felici vivendo nella pace".
(©L'Osservatore Romano - 27-28 ottobre 2008)
Allo stesso tempo il vescovo chiama in causa la comunità internazionale e le forze armate che dovrebbero assicurare la sicurezza nel Paese: "Quello che succede a Mossul avviene sotto i loro occhi: i terroristi uccidono, mettono bombe alle case e alle chiese, cacciano via i cristiani senza che le autorità di Mossul facciano un minimo gesto in difesa di coloro la cui colpa è solo quella di essere discepoli di Gesù Cristo. Davanti a questo quadro triste e terribile, io rinnovo il mio appello al premier Al Maliki, che dichiara "Al Qaeda responsabile di tutto ciò". Invece tocca a lui, come autorità, ristabilire la pace senza scaricarsi delle responsabilità verso i cristiani. La costituzione deve riconoscere e assicurare i diritti di tutti, compresi i cristiani. Fino ad ora l'unico asilo sicuro dei cristiani iracheni è solo la zona del Kurdistan. Il mio appello si rivolge anche al mondo musulmano perché denunci ciò che succede a Mossul, perché l'amore e il rispetto dell'altro possa rendere tutti gli uomini più felici vivendo nella pace".
(©L'Osservatore Romano - 27-28 ottobre 2008)