×

Avviso

Lack of access rights - File 'http:/www.vatican.va/news_services/or/or_quo/269q07a1.jpg'

L'arcivescovo Chrysostomos II all'incontro interreligioso organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio

di Elisabetta Galeffi

 Dopo la messa celebrata dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, sabato 15 novembre come solenne inaugurazione dell'incontro "La civiltà della pace. Fedi e culture in dialogo", organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio sull'isola di Cipro domenica i lavori del convegno sono stati aperti dall'arcivescovo di Cipro, Chrysostomos II.
Ancora una volta, come già avvenuto nella visita a Benedetto XVI a Roma nel 2007, l'arcivescovo ortodosso di Nuova Giustiniana e di tutta Cipro ha ribadito con la forza e la chiarezza delle sue parole la volontà della Chiesa ortodossa cipriota di sentirsi parte dell'unica grande comunità cristiana e di promuovere, senza stancarsi e senza lasciar nulla di intentato, la via della pace nel mondo e più direttamente nell'isola di Cipro che non è ancora riuscita a sanare le troppe ferite prodotte dalle guerre nel passato e dalla divisione oggi tra grecociprioti e turcociprioti.

Come ringraziamento per aver ospitato l'incontro che rinnova ogni anno, in un luogo diverso, la giornata di preghiera voluta da Giovanni Paolo II nel 1986 ad Assisi, Benedetto XVI ha donato all'arcivescovo Chrysostomos, per mano del cardinale Sandri, tre medaglie ricordo di altrettanti viaggi papali. Il porporato ha spiegato, consegnando i doni all'arcivescovo di Cipro alla fine della liturgia ortodossa, che la medaglia con l'immagine della Madonna di Lourdes ha il significato profondo di tener viva la responsabilità della pace e del coinvolgere tutti i governanti nel promuoverla; la medaglia che il Papa ha ricevuto per la sua visita alle Nazioni Unite vuol testimoniare invece la necessità di promuovere giustizia e diritti umani, mentre l'ultima medaglia, memoria dell'incontro della giornata della gioventù a Sidney, sta a sottolineare che la gioventù è il futuro della pace.
Al tema cruciale della pace l'arcivescovo di Cipro ha dedicato i suoi interventi. Nel discorso di saluto all'inizio della concelebrazione liturgica ortodossa di domenica mattina, nella appena inaugurata chiesa di Santa Sofia, a Nicosia, e nel messaggio ufficiale all'apertura dei lavori del meeting nel pomeriggio al centro sportivo dell'università di Cipro, il valore cristiano della pace - che non coincide soltanto con l'assenza di guerre, ma con la figura stessa di Gesù Cristo - è stato il centro di ogni riflessione religiosa e di disamina della situazione politica cipriota.
"Per noi cristiani la pace viene sempre identificata, in ogni epoca, in Cristo che è la verità e la vita", ha detto l'arcivescovo:  "Cristo è la nostra pace".
"La pace è una condizione essenziale e un principio fondamentale nella vita e nelle preghiere della nostra Chiesa", ha spiegato ai fedeli intervenuti alla concelebrazione ortodossa mattutina Chrysostomos II, sottolineando quante volte nelle parole liturgiche ricorre il termine pace e in quante occasioni diverse:  "Con le parole "Pace a tutti" abbiamo pregato per la pace nel mondo. Veniamo invitati a lasciare questo luogo nella pace, avendo nelle nostre menti e nei nostri cuori le parole di Dio. "Vivere in pace" con tutti da cristiani, siamo chiamati ogni giorno a prepararci al nostro viaggio celeste".
La pace, quindi, al di là di una semplice assenza di uno stato di guerra, significa riconciliazione tra l'uomo e Dio. "Egli ha fatto sì", ha testualmente detto Chrysostomos II, "che i due mondi in guerra, quelli che conoscevano Dio e quelli che non lo conoscevano, si unissero in un solo popolo, e con la sua morte ha abbattuto tutto ciò che li separava come un muro". La vera pace, ha riflettuto l'arcivescovo, è la pace che san Matteo ha trovato nell'accettare senza esitazioni la chiamata del Signore. "Ecco perché" - ha proseguito - "la risposta alla chiamata di Cristo:  "Seguimi", fu immediata", e ha concluso:  "È questa pace che ogni uomo onesto ha desiderato in tutte le epoche".
Il Patriarca di Alessandria e di tutta l'Africa, Teodoro ii, che ha presieduto la celebrazione domenicale, condivisa gli altri rappresentanti delle Chiese ortodosse, nell'omelia ha ripreso le parole dell'arcivescovo e aggiunto:  "Le decisioni immediate prese da san Matteo il pubblicano erano volte a dare una nuova direzione al suo rapporto con se stesso, con Dio e con gli esseri umani suoi fratelli. È in questo trittico che si fonda ed è giudicata l'esistenza cristiana".
Ma il parlare di pace per Chrysostomos II è sempre strettamente legato anche alla riflessione sulla complicata situazione politica dell'isola di Cipro. "Noi qui a Cipro - ha ricordato a conclusione del saluto alla liturgia domenicale - stiamo vivendo una situazione di "non-guerra" che non è ancora pace".
Con la stessa partecipazione e emozione l'arcivescovo cipriota ha ripreso il discorso sul significato da dare al termine pace all'apertura dei lavori del convegno internazionale. "Pace non è imporre la propria volontà", ha pronunciato di fronte all'enorme platea del centro sportivo dell'università. Riprendendo il suo ragionamento mattutino, Chrysostomos II ha di nuovo ricordato che la nostra civiltà sta attualmente attraversando una grande crisi di valori. Valori economici che stanno tentando di prendere il posto di valori umanitari e valori materiali che stanno combattendo per prevalere su quelli spirituali. "Solo la religione", ha concluso "come manifestazione più alta della vita dell'uomo è in grado di riportare la pace e la pace è il fine ultimo di ogni religione".
Se "Dio unisce chi è in conflitto", ha detto ricordando san Paolo, "criteri e interessi soggettivi dividono. Le religioni non hanno nessuna parte nel conflitto tra greci e turco ciprioti" ha voluto puntualizzare Chrysostomos II e, portando ancora le sue parole sul concreto della situazione cipriota, ha ricordato i trentaquattro anni di occupazione del nord di Cipro, duecentomila rifugiati greco-ciprioti, seimila morti e cinquemila dispersi, oltre alle cinquecento chiese ortodosse che nel nord di Cipro, sono abbandonate e in via di completa distruzione:  ostacoli da superare in un processo di pace che chiede apertura e senso di disponibilità al dialogo da entrambe le parti in conflitto.

(©L'Osservatore Romano - 17-18 novembre 2008)