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Un nuovo ordine mondiale fondato sulla pace

di Elisabetta Galeffi

 Il meeting internazionale La civiltà della pace. Religioni e culture in dialogo, organizzato quest'anno dalla Comunità di sant'Egidio si conclude martedì 18 novembre, con la tradizionale solenne preghiera per la Pace che avrà luogo alle 18 circa nel centro antico della città di Nicosia. I fedeli delle varie religioni confluiranno nella piazza dell'arcivescovado ortodosso da luoghi di preghiera diversi, dove dal primo pomeriggio si incontreranno, divisi per ogni singola confessione.

Cristiani, ebrei, mussulmani, buddisti, induisti, gioinisti, fedeli giapponesi del Tenri Kyo e Sik nella piazza, mentre i loro rappresentanti staranno in piedi sul grande palco allestito, sul quale si calcola ci saranno tra 150 e 250 persone, divise, solo per questioni organizzative, in due grandi gruppi, i cristiani di ogni confessione e gli altri. I primi sulla destra e gli altri sulla sinistra, per accendere le molte candele dei due grandi candelabri, segno simbolico di unione fra tutte le religioni del mondo e di conclusione della ventiduesima giornata di preghiera nata nell'ottobre 1986 per volere di Papa Giovanni Paolo ii.
Ancora una volta, l'arcivescovo di Nea Giustiniana e di tutta Cipro, Crysostomos ii, inizia con un breve intervento la parte conclusiva del meeting. Seguono i contributi del fondatore della Comunità di sant'Egidio, Andrea Riccardi, con un ultimo augurio per una soluzione soddisfacente della questione greco-turca:  "Penso anche a questa Cipro - dice Riccardi - per cui auspichiamo che la giustizia e la pace siano ristabilite. Possa questa preghiera di pace segnare una nuova stagione per l'isola bella e ferita, ultimo lembo di Europa occupata". Concludendo, Riccardi rivolge da questa terra, in posizione strategica fra oriente e occidente, l'auspicio che da qui "possa un nuovo vento di pace soffiare sul vicino medioriente, sull'Iraq, sull'Africa sofferente".
La colombiana Ingrid Betancourt, che nel corso del convegno, in questi giorni, ha portato la sua esperienza di prigionia, ha parlato della condizione dei Paesi dell'America Latina. Il suo secondo intervento è invece dedicato a "tutte le donne e tutti gli uomini, adulti e bambini, che sono stati torturati e abusati nel corpo e nell'anima, a nome di coloro che sono stati deportati, costretti ad abbandonare le proprie case, gli spazi fisici e sociali, le proprie radici e culture". Betancourt chiede alle nazioni di avere fede e di non arrendersi, "perché noi che abbiamo perso tutto, non abbiamo perso la speranza. Vi chiediamo di credere che un mondo migliore è possibile, che il bene vince sempre il male, che i giorni a venire saranno l'inizio del tempo dello spirito e continuerà. Non dimentichiamo che la felicità a cui il mondo aspira fiorirà quando la nostra fede non sarà usata a fini politici".
In chiusura un rappresentante della Comunità di sant'Egidio, con il tradizionale "Appello per la pace":  "Siamo - vi si legge - in un passaggio difficile della storia. Tante sicurezze sono scosse dalla crisi economica che attanaglia il mondo. Molti sono pessimisti sul futuro. I Paesi più ricchi concentrano la loro attenzione sulla tutela dei loro cittadini. Ma un grande mondo di poveri pagherà il duro prezzo di questa crisi. Non è questo il tempo di chiudersi ai pessimismi. Ma è l'ora di ascoltare il dolore di tanti e di lavorare per fondare un nuovo ordine mondiale di pace".
Del problema enorme della povertà, che segna la vita di un grande numero di persone nel mondo, soprattutto di tanti bambini africani, si è parlato in una delle ultime sessioni del convegno dedicata a Combattere la povertà per costruire un mondo di pace, di cui ha dato un importante e toccante testimonianza il fisico rwandese, Céléstin Twizere, membro della Comunità di sant'Egidio in Rwanda. La guerra, ha detto, genera povertà e la povertà genera guerre. Calandosi nell'attualità di questi giorni, ha raccontato come la guerra in corso nel Kivu, come molte altre guerre, è frutto di povertà poiché combattere è per molti l'unico modo per mangiare.

(©L'Osservatore Romano - 19 novembre 2008)