Nella Chiesa e nella società per la nuova evangelizzazione
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- Creato: 27 Agosto 2012
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BUCAREST, 27. Diventare un labora-torio della globalizzazione della solidarietà in vista della nuova evangelizzazione. A questo è chiamata l’Azione cattolica nei tanti Paesi del mondo — sono ormai cinquanta — in cui è presente con una organizza-zione già riconosciuta o in via di strutturazione. Su tutto ciò per sei giorni, dal 22 al 26 agosto, a Iaşi, in Romania, hanno riflettuto i parteci-panti alla sesta assemblea generale del Forum internazionale di Azione cattolica (Fiac). L’incontro, sul tema «Laici di Azione cattolica: la corre-sponsabilità ecclesiale e sociale», si è concluso con la celebrazione euca-ristica presieduta nella cattedrale della cittadina romena dal cardinale Salvatore De Giorgi, arcivescovo emerito di Palermo e già assistente generale dell’Azione cattolica italia-na e del Fiac. Nel corso dei lavori, l’assemblea — rende noto un comunicato dell’organizzazione — ha ammesso due nuovi Paesi membri, la Repub-blica Centroafricana e la Repubblica del Congo. Si è proceduto, inoltre, all’elezione dei cinque Paesi membri del segretariato, l’organismo che per i prossimi quattro anni darà attua-zione alle risoluzioni dell’assemblea: conferma per Argentina, Burundi e Italia e nuova nomina per Romania e Spagna. Per il cardinale De Giorgi, «il mondo nel quale viviamo è caratte-rizzato da chiusure e rifiuti, modi di pensare e di vivere che sono lontani da Dio ma anche da aperture e pos-sibilità nuove di annunzio che non possiamo ignorare: per questo il Pa-pa, nel messaggio inviato al Fiac, ci ha chiesto di essere attenti ai segni dei tempi per essere sempre più “la-boratorio della globalizzazione della solidarietà e della carità”». In questo senso, l’imp egno dell’Azione cattolica s’inserisce a pieno titolo nell’opera di nuova evangelizzazione sollecitata da Be-nedetto XVI. «Siamo chiamati ad annunziare il Vangelo — ha prose-guito il porporato — con nuovo ar-dore, con nuovi metodi e con nuove espressioni, per far conoscere agli uomini il Cristo, per farli incontrare con Lui e riscoprire la bellezza, il fascino e la novità sempre nuova del suo Vangelo». Non solo, gli aderen-ti all’Azione cattolica sono chiamati, inoltre, ad annunziare il Vangelo «non da soli ma insieme a tutte le componenti della Chiesa, con la grazia della comunione che rende l’annunzio credibile e con la forza della compartecipazione e della cor-responsabilità che lo rende attraente ed efficace, come lo fu nella prima comunità cristiana». È questa, per il cardinale, la caratteristica più eccle-siale dell’Azione cattolica, nella qua-le i rapporti familiari tra laici e pa-stori, auspicati dal Concilio e riba-diti nel suo messaggio da Benedetto XVIper una maggiore efficacia della missione, hanno la garanzia di una lunga storia consolidata dall’esem-pio di laici e di pastori santi». Nel corso dei lavori particolare spazio è stato dato alle rappresen-tanze di Paesi in cui la presenza cri-stiana è sensibilmente minacciata. «I cattolici in Nigeria non sono inti-miditi dagli attacchi avvenuti in al-cune chiese — ha detto don Patrick Alumuku, responsabile della comu-nicazione della diocesi di Abuja — ma gruppi di fedeli, insieme alla po-lizia, hanno organizzato un cordone di sicurezza intorno agli edifici di culto in occasioni delle celebrazioni. Questa è l’unica forma di difesa che intendiamo porre in essere: il nostro vescovo, John Olorunfemi Onaiye-kan, ha affermato con molta chia-rezza che una risposta violenta alla violenza non darebbe soluzione ai problemi ma piuttosto origine a una guerra che non finirebbe mai». Il fenomeno degli attentati alle chiese, infatti, va inteso in maniera corretta. «Non si tratta di islam contro cri-stianesimo, ma di attacchi terroristi-ci contro il Governo, tanto che an-che i leader musulmani si sono dis-sociati da questi episodi».(©L'Osservatore Romano 27-28 agosto 2012)