La libertà per il futuro dell’Ucraina
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- Creato: 29 Agosto 2012
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Messaggio dell'arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč per l’anniversario dell’indipendenza dato il 25 agosto 2012
KIEV, 25. «La nostra Chiesa è con la sua nazione. Incoraggiamo per que-sto i nostri figli e tutte le persone di buona volontà ad amare la loro pa-tria e a costruire un “mondo ucrai-no” nel proprio Paese natale e non solo. Uno spazio culturale nazionale che si sviluppa contrastando i tenta-tivi di assimilazione, aiutando i con-cittadini in ogni necessità, coltivan-do la propria identità nazionale, la cultura e la lingua, onorando le tra-dizioni culturali e religiose, riem-piendo il concetto di sovranità e di patriottismo di un contenuto moder-no reale»: è uno dei passaggi più si-gnificativi della lettera inviata ai fe-deli greco-cattolici ucraini dall’a rc i -vescovo maggiore di Kyiv-Halyč, Sviatoslav Shevchuk, in occasione del ventunesimo anniversario dell’in-dipendenza dell’Ucraina, festeggiato ieri 24 agosto. Il testo parte da una citazione della Genesi(12, 2): «Farò di te una grande nazione e ti benedirò, rende-rò grande il tuo nome e possa tu es-sere una benedizione». Monsignor Shevchuk parla della libertà come «uno dei più grandi doni che è sta-to dato a ciascuno di noi dal nostro Creatore». Sul piano sociale, «chie-dere la libertà è diritto naturale di ogni popolo all’auto determinazione e alla conservazione della propria lingua e identità culturale». Ma l’in-dipendenza dell’Ucraina, raggiunta nel 1991, è stata per decenni «un so-gno dei nostri predecessori» e «mac-chiata del sangue di molte genera-zioni». L’arcivescovo di Kyiv-Halyč ricorda che il popolo ucraino è stato per secoli «sotto la minaccia di per-dere la propria identità e la propria esistenza a causa della politica di as-similazione dei governanti stranieri e dei loro divieti di leggere, scrivere e perfino pregare nella sua lingua ma-dre». Milioni di persone hanno pa-gato con la vita il tentativo di ribel-larsi «alle folli idee del “nuovo ordi-ne” nazista o alla “dittatura del pro-letariato mondiale” dei bolscevichi che hanno ignorato i diritti delle na-zioni, le razze, le comunità religiose, i gruppi sociali, la dignità stessa del-la persona umana. Un frutto amaro, quello della dominazione di regimi malvagi e delle loro ideologie disu-mane, che stiamo mangiando ancora oggi», ha detto il presule. Nel mes-saggio, la guida spirituale dei greco-cattolici sottolinea che «in quegli anni turbolenti la nostra Chiesa è stata sempre con il suo popolo» co-me «madre, maestra, consigliera, guardiana». La sua voce è risuonata spesso a protezione di centinaia di migliaia di vittime, deportati, impri-gionati, torturati. Una Chiesa «mar-tire», come la definisce monsignor Shevchuk, che nel corso dei succes-sivi decenni «ha insegnato ai propri figli ad accettare il dono dell’indi-pendenza, a perdonare gli errori, ad amare Dio e il prossimo a prescinde-re dall’appartenenza etnica o religio-sa, contribuendo a sopportare pa-zientemente i torti». Ma l’indip en-denza è solo un primo traguardo raggiunto. Occorre pensare adesso allo sviluppo della nazione. «Pur-troppo — si osserva — spesso non ci rendiamo conto che ogni dono deve essere adeguatamente percepito. In-sieme alla libertà abbiamo la respon-sabilità. Cristo ci ricorda oggi che, “a chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più” (Luca, 12, 48)». Da qui l’esortazione dell’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč ai fedeli affinché si assumano la responsabilità personale del dono dell’indipendenza, della dedizione al lavoro. E il pensiero va agli «eroi della lotta per l’indipendenza nazio-nale e della libertà della Chiesa». Nella celebrazione del 24 agosto «sento che Dio, nostro creatore e re-dentore, è con noi», ha concluso monsignor Shevchuk, con la convin-zione che «se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Romani, 8, 31)
© Osservatore Romano - 26 agosto 2012
KIEV, 25. «La nostra Chiesa è con la sua nazione. Incoraggiamo per que-sto i nostri figli e tutte le persone di buona volontà ad amare la loro pa-tria e a costruire un “mondo ucrai-no” nel proprio Paese natale e non solo. Uno spazio culturale nazionale che si sviluppa contrastando i tenta-tivi di assimilazione, aiutando i con-cittadini in ogni necessità, coltivan-do la propria identità nazionale, la cultura e la lingua, onorando le tra-dizioni culturali e religiose, riem-piendo il concetto di sovranità e di patriottismo di un contenuto moder-no reale»: è uno dei passaggi più si-gnificativi della lettera inviata ai fe-deli greco-cattolici ucraini dall’a rc i -vescovo maggiore di Kyiv-Halyč, Sviatoslav Shevchuk, in occasione del ventunesimo anniversario dell’in-dipendenza dell’Ucraina, festeggiato ieri 24 agosto. Il testo parte da una citazione della Genesi(12, 2): «Farò di te una grande nazione e ti benedirò, rende-rò grande il tuo nome e possa tu es-sere una benedizione». Monsignor Shevchuk parla della libertà come «uno dei più grandi doni che è sta-to dato a ciascuno di noi dal nostro Creatore». Sul piano sociale, «chie-dere la libertà è diritto naturale di ogni popolo all’auto determinazione e alla conservazione della propria lingua e identità culturale». Ma l’in-dipendenza dell’Ucraina, raggiunta nel 1991, è stata per decenni «un so-gno dei nostri predecessori» e «mac-chiata del sangue di molte genera-zioni». L’arcivescovo di Kyiv-Halyč ricorda che il popolo ucraino è stato per secoli «sotto la minaccia di per-dere la propria identità e la propria esistenza a causa della politica di as-similazione dei governanti stranieri e dei loro divieti di leggere, scrivere e perfino pregare nella sua lingua ma-dre». Milioni di persone hanno pa-gato con la vita il tentativo di ribel-larsi «alle folli idee del “nuovo ordi-ne” nazista o alla “dittatura del pro-letariato mondiale” dei bolscevichi che hanno ignorato i diritti delle na-zioni, le razze, le comunità religiose, i gruppi sociali, la dignità stessa del-la persona umana. Un frutto amaro, quello della dominazione di regimi malvagi e delle loro ideologie disu-mane, che stiamo mangiando ancora oggi», ha detto il presule. Nel mes-saggio, la guida spirituale dei greco-cattolici sottolinea che «in quegli anni turbolenti la nostra Chiesa è stata sempre con il suo popolo» co-me «madre, maestra, consigliera, guardiana». La sua voce è risuonata spesso a protezione di centinaia di migliaia di vittime, deportati, impri-gionati, torturati. Una Chiesa «mar-tire», come la definisce monsignor Shevchuk, che nel corso dei succes-sivi decenni «ha insegnato ai propri figli ad accettare il dono dell’indi-pendenza, a perdonare gli errori, ad amare Dio e il prossimo a prescinde-re dall’appartenenza etnica o religio-sa, contribuendo a sopportare pa-zientemente i torti». Ma l’indip en-denza è solo un primo traguardo raggiunto. Occorre pensare adesso allo sviluppo della nazione. «Pur-troppo — si osserva — spesso non ci rendiamo conto che ogni dono deve essere adeguatamente percepito. In-sieme alla libertà abbiamo la respon-sabilità. Cristo ci ricorda oggi che, “a chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più” (Luca, 12, 48)». Da qui l’esortazione dell’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč ai fedeli affinché si assumano la responsabilità personale del dono dell’indipendenza, della dedizione al lavoro. E il pensiero va agli «eroi della lotta per l’indipendenza nazio-nale e della libertà della Chiesa». Nella celebrazione del 24 agosto «sento che Dio, nostro creatore e re-dentore, è con noi», ha concluso monsignor Shevchuk, con la convin-zione che «se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Romani, 8, 31)
© Osservatore Romano - 26 agosto 2012