Per far tacere la ferocia delle armi
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- Creato: 23 Settembre 2012
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di RICCARDO BURIGANA «Preghiamo per far tacere le armi»: il World Council of Churches (Wcc) di Ginevra ha rivolto questo invito a tutti i cristiani in occasione della Giornata del 21 settembre de-dicata alla preghiera per la costru-zione della pace nel mondo. Il Wcc ha fatto proprio tale invito formula-to dall’organizzazione On Earth Peace, che è nata nella tradizione della Chiesa cristiana evangelica dei fratelli che, fin dalla sua nascita, te-stimonia il rifiuto di ogni forma di violenza in nome della fedeltà all’evangelo. Quest’anno la preghie-ra assume un valore particolare per le tante realtà dove quotidianamente si vive il dramma del ricorso alle ar-mi, soprattutto in alcuni Paesi, co-me è il caso della Siria, dove i cri-stiani sono presenti da secoli. La preghiera per la pace è tutta-via rivolta all’intero pianeta e si pro-pone di coinvolgere tutti i cristiani nella denuncia di ogni forma di vio-lenza che ovviamente si manifesta in maniere molto diverse da luogo a luogo. Proprio per questo «per al-cune persone, pregare per un “ces-sate il fuoco” significa pregare per far sospendere un conflitto armato, mentre per altri significa pregare per mettere fine ai conflitti che sono presenti nelle comunità, nei luoghi di lavoro e nelle famiglie», ha ricor-dato Matt Guynn, rappresentante di On Earth Peace. Si tratta di un im-pegno — sottolineano i responsabili del Wcc — che non può non coin-volgere i credenti in Cristo. I cristia-ni devono rinnovare il proprio im-pegno nella costruzione della pace, con la preghiera e con la testimo-nianza quotidiana, nelle comunità locali. Per questo il Wcc invita a considerare la costruzione della pace nella sua accezione più ampia, senza però dimenticare la lotta specifica contro il ricorso alle armi. Per il Wcc la lotta contro ogni forma di violenza è diventata una priorità nella sua opera per il supe-ramento delle divisioni tra cristiani, tanto che dedicarvi un programma decennale (2001-2010) che si è con-cluso con l’assemblea per la pace, a Kingston (Giamaica), nel maggio 2011. Tale assemblea ha rappresenta-to un passaggio fondamentale nel riaffermare la dimensione ecumenica per la costruzione della pace, anche con una serie di gesti simbolici, con i quali si è manifestata l’unità dei cristiani. Anche per questo il Wcc ha rivolto un invito a coloro che erano presenti a Kingston affinché si facciano promotori nelle proprie comunità di iniziative che riprenda-no direttamente quanto detto e fatto in quell’importante assemblea ecu-menica. A Kingston, infatti, è stata riaffermata l’importanza, soprattutto in una dimensione ecumenica, della testimonianza cristiana contro la violenza nel rispetto dei valori uma-ni che i battezzati sono chiamati a vivere e ad annunciare, moltiplican-do le occasioni per pregare e per ri-flettere sulla pace. In questa azione a favore della pace il Wcc si è trovato in piena sintonia con la Chiesa cattolica che da anni promuove iniziative e pro-getti proprio per favorire la crescita della pace, fondata sulla giustizia e sulla salvaguardia del creato. Il dia-logo ecumenico su questo tema, che ha coinvolto anche i cristiani che non si riconoscono nel Wcc, ha por-tato, talvolta, a nuove opportunità di incontri con le altre religioni. La dimensione interreligiosa, che è sta-ta auspicata da alcuni anche per la celebrazione della Giornata ecume-nica per la pace, ha assunto dunque un suo significativo rilievo. Anche in questo senso è stato ribadito che per i cristiani l’appello alla pace rappresenta una parte essenziale della propria missione. Allo stesso modo, anche la scelta di far coinci-dere la Giornata ecumenica la pace con la Giornata internazionale della pace, promossa dalle Nazioni Unite nel 1981 e poi resa permanente dal 2002, nasce dal desiderio di mostra-re, come su alcuni temi, i cristiani uniti possono dare una reale contri-buto alla costruzione di un futuro diverso dal presente, favorendo la collaborazione con le istituzioni in-ternazionali. Nel mondo sono centinaia e cen-tinaia le iniziative ecumeniche orga-nizzate in occasione della Giornata di preghiera per la pace: da Cuba alle isole Fiji, dall’Indonesia alla Germania, agli Stati Uniti e al Ca-nada le comunità cristiane offrono il loro contributo e in molti casi con-dividono quanto fatto grazie alle pagine in rete dedicate espressamen-te a questi incontri per la pace. Tali incontri assumono forme molto di-verse tra di loro, secondo uno spiri-to ecumenico che viene sollecitato dallo stesso Wcc, così da declinare il messaggio per una giornata di pre-ghiera nel modo più coinvolgente e efficace possibile. Per questo, solo per fare qualche esempio, le comu-nità cristiane in Galles hanno pro-mosso una riflessione contro le armi tecnologicamente più avanzate, che non fanno più ricorso alla presenza umana, come se questa assenza giu-stificasse il loro uso contro uomini e donne. In Norvegia si è posto l’ac-cento sulla denuncia del commercio delle armi, che provoca grandi pro-fitti e genera situazioni di violenza e di povertà, soprattutto in Africa, do-ve ingenti risorse sono destinate all’acquisto di armi invece che al ri-spetto della vita umana, come è sta-to ricordato da Kirkens Nødhjelp, uno dei promotori di una giornata di studio a Oslo. Particolare atten-zione merita quanto proposto dalla commissione Giustizia, pace e crea-zione del Consiglio nazionale delle Chiese in India che ha deciso di promuovere una riflessione su «una pace sostenibile per un futuro soste-nibile». Si è così voluto sottolineare ancora una volta come la pace possa crescere all’interno di una testimo-nianza quotidiana per la costruzione di un futuro nel quale la salvaguar-dia del creato diventi un elemento fondamentale nel quadro di un pro-cesso economico diverso dal presen-te. Oltre alle molte iniziative a livel-lo locale, il Consiglio nazionale del-le Chiese in India promuove un programma di formazione alla pace, articolato su tre giornate, rivolto so-prattutto ai responsabili delle comu-nità cristiane e ai giovani che ha co-me momento forte un incontro na-zionale sul rapporto tra etica e pace nella comunità umana. Non manca-no, infine, coloro che hanno scelto di celebrare la Giornata non il 21 settembre, ma nella domenica suc-cessiva. Con l’intento di rendere più partecipata la preghiera, sapendo che in alcuni contesti le comunità cristiane vivono conflitti etnici che non facilitano la loro missione.
© Osservatore Romano - 22 settembre 2012