Responsabilità collettiva per la dignità umana
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- Creato: 06 Aprile 2013
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LONDRA, 5. Agire sulle cause profonde della povertà, assicurando che le risorse a favore dei Paesi in via di sviluppo non vadano perdute mediante pratiche scorrette: è questa una delle indicazioni contenute in una lettera pubblicata oggi sul quo-tidiano britannico «Financial Ti-mes», sottoscritta da un gruppo di rappresentanti cristiani e di altre co-munità religiose; tra essi figurano il presidente della Conferenza episco-pale di Inghilterra e Galles, Vincent Gerard Nichols, arcivescovo di We-stminster, e il primate della Comunione anglicana, Justin Welby, arci-vescovo di Canterbury.
La lettera-appello è rivolta ai membri del G8, il forum dei governi delle otto principali potenze indu-striali (Stati Uniti, Giappone, Ger-mania, Francia, Regno Unito, Italia, Canada e Russia), al fine in partico-lare di promuovere l’impegno a spendere lo 0,7 per cento dei propri bilanci nazionali in materia di aiuti internazionali. L’iniziativa cade in un momento temporale significativo: il 5 aprile, si sottolinea, marca l’inizio del conto alla rovescia dei mille giorni al rag-giungimento dei traguardi fissati nel programma «Obiettivi di sviluppo del millennio» (Millennium Deve-lopment Goals), avviato nel 2000. Si tratta di otto obiettivi tesi a con-trastare la povertà e l’e m a rg i n a z i o n e e a favorire la sostenibilità ambien-tale che tutti i centonovantuno Stati membri dell’Onu si sono impegnati a raggiungere per l’anno 2015. Nella lettera si osserva che «l’im-pegno per lo sviluppo sta prose-guendo, ma le sfide rimangono: at-tualmente il numero di persone che vivono in estrema povertà si è di-mezzato e muoiono 14.000 bambini in meno al giorno rispetto al 1990. Tuttavia, ancora una persona su ot-to nel mondo va a letto affamata ogni sera e oltre 2.000.000 muoiono per malnutrizione ogni anno». I rappresentanti religiosi ribadiscono pertanto che «non bisogna allentare gli sforzi verso la realizzazione degli obiettivi esistenti. Raggiungere i tra-guardi rimanenti è una sfida possi-bile, ma solo se i governi continua-no a rispettare gli impegni morali e politici assunti un decennio fa. Tre-dici anni dopo l’inizio del millennio i valori e i principi che guidano questi obiettivi restano un imperati-vo come sempre». La crisi finanziaria ed economica che colpisce molte nazioni, è ag-giunto, «non può essere una scusa per esitazioni o rinvii». Gli obiettivi stabiliti dal programma dell’Onu, si legge ancora, «ci ricordano che ab-biamo la responsabilità collettiva di sostenere la dignità umana e il bene comune a livello globale. Ogni per-sona ha un valore che non può esse-re perduto e che non deve essere ignorato». Con la presidenza delG8, che at-tualmente spetta al Governo britan-nico, si conclude nel documento, «sussistono le potenzialità per far avanzare l’agenda degli obiettivi in modo da colpire le cause profonde della povertà, assicurando in parti-colare che le risorse a favore dei Paesi in via di sviluppo non vadano perdute mediante pratiche scorrette, la mancanza di trasparenza o il falli-mento nell’assicurare i benefici del c o m m e rc i o » . In vista della riunione del G8a giugno, in Irlanda del Nord, si sug-geriscono a tale riguardo alcune mi-sure che i membri del forum do-vrebbero adottare: spendere lo 0,7 per cento del reddito nazionale di ciascun Paese in materia di aiuti in-ternazionali; promuovere una con-venzione sulla trasparenza fiscale al fine di prevenire l’occultamento del-le ricchezze. E ancora, premere per una maggiore trasparenza finanzia-ria da parte dei governi dei Paesi in via di sviluppo in modo che i citta-dini possano chiedere ai loro esecu-tivi di rendere conto dei soldi che sp endono.
© Osservatore Romano - 6 aprile 2013