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Si fermino le violenze in Siria

Auspicate soluzioni eque e giuste per la grave situazione occupazionale in Sardegna e in tutta l’Italia

Basta con lo spargimento di sangue in Siria; si trovi quanto prima una soluzione politica che metta fine alla tragica situazione che sconvolge questa «cara Nazione». Si rinnova l’appello di Papa Francesco per la fine della tragedia in cui vive la popolazione siriana, resa in queste ore, se mai possibile, ancor più drammatica dal rapimento dei metropoliti greco-ortodosso e siro-ortodosso di Aleppo.

L’appello è giunto al termine dell’udienza generale di questa mattina, mercoledì 24 aprile, e fa seguito a quello lanciato la domenica di Pasqua nel messaggio urbi et orbi. Ma il Pontefice, nell’incontro con i fedeli — anche oggi numerosissimi — ha espresso la propria preoccupazione anche per altri motivi. Per esempio gli sta a cuore la grave congiuntura occupazionale che riguarda in particolare l’Italia. Il suo auspicio, ha detto in proposito, è che si «possa trovare una rapida ed equa soluzione, nel rispetto del diritto di tutti, specialmente delle famiglie». Occasione per manifestare la sua vicinanza ai problemi dei lavoratori italiani è stata la presenza del gruppo di operai sardi che, la scorsa settimana, non avevano potuto partecipare all’udienza per un ritardo aereo.

Preoccupazione il Pontefice ha manifestato anche per la situazione degli immigrati stranieri presenti a Roma: «cosa facciamo per loro?» ha chiesto, ricordando che proprio sulla carità «saremo giudicati da Dio»; sul «come lo avremo amato nei nostri fratelli, specialmente i più deboli e bisognosi». Di qui l’invito ai cristiani a non chiudersi in se stessi, a non nascondere quanto il Signore ha donato loro. «Siamo nel tempo dell’azione», dunque guai ad addormentarsi: perché «la vita dei cristiani addormentati è una vita triste».

Un notazione che il Pontefice aveva proposto poco prima, durante la consueta celebrazione della messa mattutina nella Domus Sanctae Marthae. Nella breve omelia aveva posto infatti l’accento sulla grazia dei cristiani di poter vivere «in mezzo a una storia d’amore, la storia della Chiesa» appunto.

Anche ieri mattina, martedì 23, celebrando nella cappella Paolina la messa con i cardinali che hanno voluto stargli vicino nel giorno del suo onomastico, Papa Francesco si era soffermato sulla vita della Chiesa, sulla sua storia, sulla strada che essa è chiamata a percorrere per seguire Cristo. Una strada, aveva detto, che si sviluppa tra la croce e la risurrezione.

 

© www.osservatoreromano.va - 25 aprile 2013