Il Rinascimento tra i due Ivan
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- Creato: 26 Aprile 2013
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Le attività dei maestri giunti in Russia dall’Italia rinascimentale si colloca tra il 1475 e il 1539. Questo lasso di tempo coincide con il periodo, cruciale per la storia del Paese, in cui dalla smembrata Rus’ medievale iniziò a formarsi una nazione unica. Sul piano politico ciò segnò la nascita di uno Stato centralizzato e la fase finale della sottomissione dei principati e dei territori autonomi nei secoli XII-X I V. Il Gran Principe Ivan III riuscì a stabilire un rigido controllo sull’area compresa tra gli Stati baltici e gli Urali e tra il mar Glaciale Artico e le steppe meridionali.
Il nuovo Stato russo aveva bisogno tanto di un’ideologia all’altezza della sua vastità e indipendenza, quanto di un’arte capace di esprimere questa ideologia. Fu così avviato un processo di ripensamento della vecchia tradizione architettonica di Vladimir e di creazione di un nuovo sistema artistico. I motivi rinascimentali si prestavano allo scopo e per questo vennero invitati maestri italiani. Lo sviluppo ideologico e artistico conobbe un’accelerazione dopo il 1472, anno delle nozze tra Ivan III e Zoe Sofia Paleologo. Questo matrimonio costituisce uno dei momenti più importanti nella storia della cultura russa: per la seconda volta dopo l’adozione del cristianesimo, il Paese ricevette un grosso contributo da parte bizantina. A tale proposito occorre sottolineare due aspetti essenziali: in primo luogo che lo stimolo raggiunse Mosca non per via diretta bensì tramite cortigiani e maestri italiani e bizantini, in secondo luogo, che l’ideologia greca in cui era stata allevata Zoe rimaneva pur sempre un’ideologia imperiale. Nella Mosca dell’epoca di Ivan III e in particolare del figlio Vasilij III era comunque del tutto chiaro il percorso storico che si doveva compiere per passare dallo Stato russo nascente al futuro impero ortodosso della «Terza Roma». È in questo contesto che i germi del Rinascimento iniziano a penetrare nell’architettura russa. Più precisamente, si vedrà che a Mosca la maturazione delle idee procederà di pari passo con la ricezione delle forme. Già all’inizio degli anni Settanta del Quattrocento, contemporaneamente alla nascita del programma politico connesso al matrimonio di Ivan III e Zoe Sofia Paleologo, si incomincia però a imporre ai progettisti di esprimere la nuova immagine dello Stato. Fino alla sua morte fu unicamente il sovrano a commissionare la nuova architettura. Tuttavia il fatto che l’idea di invitare maestri stranieri nascesse solo a nozze avvenute (...) indica che il ruolo di “ideologi” della nuova arte spettò a figure della cerchia di Sofia Paleologo. Una conferma in tal senso viene dal fatto che il primo maestro invitato a Mosca fu Aristotele Fioravanti, artista legato alla comunità italo-greca intorno al cardinale Bessarione. L’architettura russa si aprì agli influssi del Rinascimento nell’istante in cui si sommarono tre fattori: il committente nella persona di Ivan III, l’entourage i t a l o - g re -co della sua nuova consorte, e la squadra di architetti inviata nel 1475 con a capo il maestro bolognese. La fine del periodo è definibile con altrettanta precisione. Dopo la morte del figlio di Ivan III, il Gran Principe Vasilij III,e poi di Elena Glinskaja, moglie di quest’ultimo, salì al trono il minorenne Ivan I V, il futuro Ivan il Te r r i b i l e . Durante la sua infanzia, mentre diversi clan boiari lottavano per il potere, lo Stato smise di commissionare nuove costruzioni. E benché tra il clero e l’aristocrazia ci fosse ancora chi pensava alla «terza Roma» e al destino dell’e re d i t à bizantina, vennero a mancare le condizioni necessarie allo sviluppo della nuova forma d’arte. L’ultimo maestro italiano al servizio dei Gran Principi di Mosca, ovvero il fiorentino Pietro Annibale, lasciò la Russia dopo il 1538.
© Osservatore Romano - 27 aprile 2013