Sessant'anni dell'Istituto domenicano di studi orientali al Cairo
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- Creato: 08 Giugno 2013
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di Giovanni Zavatta E l'origine dell'idea non è datata 1953 ma 1937-38: è in quell'anno infatti che Chenu, al convento del Saulchoir, domandò se ci fossero dei padri disposti a dedicarsi allo studio dell'islam e della cultura araba in un Paese musulmano. In tre risposero affermativamente: Georges Chehata Anawati, egiziano di Alessandria, Jacques Jomier e Serge de Beaurecueil.
Pochi mesi dopo la Santa Sede, nella persona del cardinale Tisserant, chiese al capitolo generale dell'ordine dei frati predicatori riunito a Roma di preparare un gruppo di religiosi allo studio dell'islam. Scelta Il Cairo (centro intellettuale di primo piano del mondo musulmano) come luogo più adeguato a ospitare il progetto, bisognerà tuttavia attendere la fine della seconda guerra mondiale e il successivo arrivo di Anawati, Jomier e de Beaurecueil in Egitto per vedere l'inizio del lavoro che porterà alla vera e propria installazione dell'istituto, nel quartiere Abbassiya, vicino alla prestigiosa università sunnita al-Azhar. La sede è il convento domenicano fondato nel 1928 da padre Antonin Jaussen sotto l'impulso di padre Marie-Joseph Lagrange, creatore della Scuola biblica e archeologica francese di Gerusalemme.
In questi sessant'anni l'Ideo è divenuto uno spazio privilegiato di dialogo culturale e religioso che, lungi da qualsiasi tentazione di proselitismo, ha come unica preoccupazione il miglioramento della conoscenza reciproca fra cristiani e musulmani. Merito soprattutto di Anawati - morto nel 1994 e considerato un esperto di fama mondiale nel campo della filosofia araba medievale oltre che uno dei protagonisti del dialogo con l'islam scaturito dal concilio Vaticano ii - e dei suoi primi collaboratori, i quali seppero relazionarsi con la comunità musulmana non solo attraverso gli studi sull'islam ma anche con spirito di amicizia e di fraternità che pose in primo piano la conoscenza rispettosa dell'altro e la qualità del rapporto umano.
Spirito che prosegue ancora oggi grazie ai tredici membri ordinari dell'istituto (in gran parte padri domenicani guidati da René-Vincent Guérin du Grandlaunay), ai quali si aggiungono una quindicina fra collaboratori e corrispondenti. Insieme formano un gruppo di universitari e ricercatori che danno vita a una missione multiforme: studiare l'islam dalle sue fonti, in maniera scientifica; offrire agli studenti e agli studiosi una biblioteca specializzata e un seminario di ricerca; pubblicare lavori in una rivista accademica ("Mélanges de l'Institut dominicain d'études orientales"); vivere la vocazione di religiosi cristiani in un Paese musulmano; accogliere coloro che sono interessati all'incontro fra culture e religioni, superando le incomprensioni e le violenze del passato per "apprendere a conoscerci in verità".
(©L'Osservatore Romano 9 giugno 2013)