Furia iconoclasta nella terra dei faraoni
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- Creato: 22 Agosto 2013
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di Rossella FabianiMa la lista dei siti archeologici e dei musei rimasti vittime dell'ondata di violenza è impressionante. In Egitto, oltre alla devastazione del museo di Mallawi, tanti beni inestimabili e reperti preziosi sono stati distrutti dalla follia integralista o rubati per interessi economici. Per la direttrice dell'Unesco, Irina Bokova, quello che sta succedendo in questi giorni nel Paese rappresenta "un danno irreversibile alla storia e all'identità del popolo egiziano".
Nei giorni scorsi gruppi di estremisti hanno attaccato uno dei simboli dell'Egitto: la nuova Biblioteca d'Alessandria. L'assalto sarebbe stato sventato dagli uomini della sicurezza senza troppi danni per l'edificio ma molti antichi manoscritti sarebbero stati rubati. Ed è significativo il fatto che le bande abbiano voluto colpire proprio questo polo culturale che era già preso di mira lo scorso anno - dopo la salita al potere del presidente Morsi - da fanatici che avevano chiesto la distruzione dei testi anteriori all'avvento dell'islam come pure dei resti monumentali dell'antica civiltà egizia e perfino delle piramidi di Giza, definite "simboli pagani". Un'azione del genere purtroppo ha tristi precedenti: dalla distruzione dei Buddha di Bamyan fino alla devastazione dei mausolei e dei santuari di teologi sufi a Timbuktu. In Egitto lo scontro e i disordini stanno quindi investendo anche i luoghi della cultura. Da nord a sud il Paese è sotto attacco. Molti reperti sono spariti. Nulla si sa - e molto difficile sarà venirne a capo - di eventuali perdite che riguardano i materiali provenienti da scavi in Nubia e dal Gebel Barkal. Tutti ancora da schedare e quindi molto facili da far sparire, su richiesta di grandi collezionisti o di gente senza scrupoli. Tra gli ultimi reperti confiscati all'aeroporto del Cairo, una raccolta di monete greco-romane e di epoca ottomana e tre reperti di arte copta.
E molti dei manufatti rubati sono comparsi sulle piazze di Bruxelles, Londra e anche di Napoli. Non pochi, individuati, sono stati restituiti.
(©L'Osservatore Romano 23 agosto 2013)