Per tornare alle sorgenti della Chiesa d’Oriente

651armeniaMONACO DI BAVIERA, 10. Un incontro dedicato alla preghiera per una spiritualità della nuova evangelizzazione ha visto coinvolti, dal 6 al 10 agosto a Monaco di Baviera, nume-rosi giovani caldei provenienti da diversi Paesi europei. L’incontro, durante il quale si sono alternati in-tensi momenti di preghiera e di me-ditazione ha avuto inizio con la messa celebrata da monsignor Philip Najim, procuratore a Roma del Patriarcato di Babilonia dei Caldei, coadiuvato dai sacerdoti caldei di origine irachena e turca operanti in Europa. Durante la celebrazione li-turgica, monsignor Najim — riferi-sce il sito Baghdadhope — ha letto il messaggio ai numerosi parteci-panti consegnatogli dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orien-tali. I giovani caldei hanno risposto così all’invito rivolto da Papa Bene-detto XVIper l’Anno della fede ri-trovandosi in Germania con l’inten-to di tornare alle sorgenti della spi-ritualità della Chiesa d’Oriente, una Chiesa martire e sofferente dando un chiaro segno della sua vita e del-la sua presenza in ogni parrocchia. Il messaggio del cardinale Sandri, che descrive l’incontro dei giovani caldei come preparatorio per «vive-re intensamente l’Anno della fede che avrà inizio il prossimo 11 otto-bre», ricorda come proprio in quel giorno si celebrerà il cinquantesimo anniversario dell’apertura del conci-lio Vaticano II che dedicò particola-re attenzione alle Chiese orientali cattoliche con il decreto Orientalium Ecclesiarum. Il porporato ha sottolineato come il «pellegrinaggio alle sorgenti» del-la professione di fede sia la risposta al motu proprio Porta fideidi Bene-detto XVIla cui vita, vissuta in parte nella diocesi di Monaco di Baviera, si è sviluppata all’insegna delle cer-tezze dove «Dio può tutto e vince tutto». I giovani caldei riuniti nella città tedesca — prosegue il messag-gio del cardinale — devono ricorda-re la fedeltà di Cristo alla Chiesa «nonostante l’umanità tenti in ogni epoca di metterlo fuori dalle porte della propria esistenza», e devono farlo anche in nome della loro Chiesa Madre, quella Chiesa caldea «che nelle prove non ha mai smesso di confessare il nome di Cristo e at-tende una nuova stagione di prima-vera in cui voi dovete essere prota-gonisti dell’annuncio di Dio agli uomini». Intanto, per testimoniare la soli-darietà della Chiesa universale e contribuire in modo concreto alla promozione di progetti improntati al dialogo interreligioso e all’incon-tro islamo-cristiano, un gruppo di 13 ragazzi francesi ha iniziato, la settimana scorsa, un viaggio di al-cuni giorni alla scoperta del nord dell’Iraq, delle comunità cristiane locali e delle iniziative messe in campo da laici e sacerdoti per rico-struire un Paese martoriato dalla guerra e, ancora oggi, teatro di vio-lenze e scontri interconfessionali. Sette ragazzi sono ospiti a Kirkuk, mentre gli altri sei a Karakosh (pia-na di Ninive), nel Kurdistan irache-no. Per i giovani, la solidarietà ai fratelli dell’Iraq si manifesta attra-verso una presenza che diventa an-che vicinanza fisica e non solo soli-darietà a parole. A Kirkuk, i ragazzi francesi sono ospiti dell’arcivescovo di Kirkuk dei Caldei, monsignor Louis Sako. Sottolineando il valore profondo dell’iniziativa che ha portato i giovani europei a incontrare e a conoscere la realtà irachena della minoranza cristiana, l’arcivescovo ha voluto esprimere profonda grati-tudine. «Sono progetti — ha sottoli-neato l’arcivescovo di Kirkuk — che inducono alla speranza e rendono tutti più forti: francesi e iracheni, grazie anche alla possibilità di approfondire la fede e testimoniare la Buona novella. Cristo è ragione di salvezza per tutti noi e ogni momento è un’occasione di redenzione».

© Osservatore Romano - 11 agosto 2012