Eredi di una storia straordinaria
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- Creato: 17 Settembre 2012
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di ALBERTO CAMPLANI Si apre in uno scenario internazionale ed ecclesiale radicalmente diverso ri-spetto a quello del con-gresso di quattro anni fa — tenutosi al Cairo nel settembre 2008 — il congresso internazionale di studi copti, patrocinato dalla In-ternational Association of Coptic Studies, che si svolge a Roma tra il 17 e il 22 settembre, ospitato dall’università La Sapienza, dall’Istituto Patristico Augustinia-num e dalla Biblioteca Apostolica Vaticana. Allora, a capo dello Stato egiziano, era saldamente insediato Mubarak; il patriarca della Chiesa copta, ShenoudaIII, sebbene mala-to, era in grado di rappresentare con forza la sua comunità, sia in-ternamente che all’estero; le tensio-ni sociali e gli scontri religiosi, per quanto non del tutto assenti, appa-rivano imbrigliati dal controllo de-gli apparati di sicurezza. Oggi tut-to questo non esiste più. L’ep o ca di Mubarak si è chiusa drammati-camente, a seguito delle rivolte svi-luppatesi all’interno della cosidetta primavera araba del 2011; Shenou-da III è deceduto nel marzo del 2012, lasciando un vuoto dietro di sé; gli attriti sociali e gli scontri re-ligiosi tra gente dello stesso popo-lo, ma appartenente a religioni di-verse, sono all’ordine del giorno. I cristiani d’Egitto vivono mo-menti drammatici e molti di loro hanno ricominciato a emigrare; gli slogan circa una naturale estraneità dei copti rispetto all’Egitto conti-nuano a rincorrersi negli ambienti dell’estremismo religioso. Tutto questo pone una domanda a chi studia con autentico impegno storico l’Egitto tardoantico. Si trat-ta di una domanda la cui risposta può conferire significato etico e po-litico alla ricerca storica, filologica e archeologica, vissuta non come mero atto di erudizione, ma come tentativo di comprensione dell’ieri e dell’oggi. Possiamo formularla in questo modo: cosa c’entra lo studio di un papiro, di un testo, di un re-sto archeologico cristiano, con quello che accade oggi in Egitto, con le vicissitudini vissute doloro-samente dai copti? Cosa c’entra lo studio meticoloso e metodologica-mente fondato del passato con l’at-tualità di un mondo cristiano che rischia di essere sottoposto a mec-canismi di esclusione culturale e so-ciale? La risposta sta anche nello studio appassionato del passato per-ché esso rende conto del fatto che la società copta tardoantica, il cri-stianesimo, non costituiscono una parentesi o un elemento estraneo nella storia d’Egitto. Il cristianesimo copto è uno dei frutti maturi e più ricchi dell’intera-zione tra la culture diverse, tra le classi sociali di etnia egiziana e quelle di etnia greca, con il contri-buto determinante della società ro-mana. È proprio in un contesto di interazione tra gruppi etnici diversi, compresi i diversi gruppi giudaici, che all’inizio del II secolo si diffon-de in Egitto, a partire da Alessandria, una vasta gamma di forme di cristianesimo. I primi secoli dell’Impero roma-no vedono il cristianesimo alessan-drino ed egiziano sia come l’am-biente privilegiato di alcune impor-tanti crisi religiose, che scuotono le comunità cristiane in rapida forma-zione sulle sponde del Mediterra-neo, sia come laboratorio di feno-meni istituzionali e culturali desti-nati ad avere ripercussioni in tutta la cristianità nei secoli a venire. Qui, all’inizio del II secolo dell’era cristiana, si diffonde, forse a partire dalla Siria, lo gnosticismo, un movimento teologico e religioso di grande levatura, percepito dagli scrittori e dalle autorità della Chie-sa del tempo come uno dei grandi pericoli per l’ortodossia cristiana. Qui si sviluppa, soprattutto ad Alessandria, una forma di cristiane-simo culturalmente qualificato che avrà ripercussioni enormi nella sto-ria del pensiero cristiano (mi riferi-sco a Clemente e Origene tra II e III secolo), ma che conoscerà anche resistenze tenaci e pesanti sconfitte. Qui nasce una nuova dimensione del potere del patriarca, monarca assoluto su tutti i vescovi d’Egitto, che trova riscontro soltanto nell’evoluzione delle istituzioni ec-clesiastiche di Roma, in particolare nel papato. Qui si afferma nella sua straordinaria varietà di forme il monachesimo, il quale costituisce uno dei lasciti più importanti dell’Egitto alla civiltà occidentale e alla storia della Chiesa universale. Da qui si muove la lunga guerra contro la sede patriarcale di Costantinopoli che, in un primo tempo d’esito favorevole ad Alessandria, porterà, a seguito del conci-lio di Calcedonia del 451, a una scon-fitta catastrofica e alla nascita di una Chiesa separata da quella romana e bi-zantina. Qui si evol-ve una cultura cri-stiana che si espri-me in due lingue, il greco e il copto, dando origine a due letterature profon-damente diverse, ma complementari. Studiare la ster-minata documenta-zione della società egiziana tardoantica e medievale signifi-ca dare rilievo al fatto che il cristiane-simo si è radicato in Egitto attraendo a sé i diversi gruppi etnici che abitavano questa terra e tentavano di convi-vervi. I copti attuali sono gli eredi diretti di questa storia straordina-ria. Quello del cristianesimo egiziano è un apporto a più livelli, che può essere studiato e valutato grazie a una straordinaria molteplicità di fonti: i papiri letterari greci e copti (con qualche frammento aramaico) che conservano testi di diverso orientamento (da quelli ortodossi a quelli gnostici di Nag Hammadi o a quelli manichei di Medine Madi); l’insieme dei manoscritti letterari in lingua copta; le architetture delle chiese e dei monasteri e le pitture ivi conservate, manifestanti una complessa relazione con il passato faraonico e poi ellenistico-romano; i fondi documentari pervenutici in grande quantità, i quali permettono di conoscere non solo le attività amministrative ed economiche pra-ticate nell’Egitto tardoantico, ma anche il funzionamento delle strut-ture ecclesiastiche e lo svolgimento della vita cristiana quotidiana, con un grado di precisione non parago-nabile, almeno per la tarda antichi-tà, con nessun’altra regione della cristianità. Tale ricca documentazione sarà oggetto di conferenze e seminari nel corso del congresso, che toc-cheranno argomenti vari come il monachesimo tebano dell’VIIIseco-lo, la situazione della società copta sotto la prima fase della domina-zione islamica, la situazione dei copti in età contemporanea. Tutto questo può essere studiato grazie alla collaborazione di diverse istituzioni culturali, che, nella capi-tale, svolgono una ricca attività (al-ludo allo sviluppo degli studi copti alla Sapienza e altre università ro-mane, come l’Istituto Patristico Au-gustinianum o il Pontificio Istituto Orientale) e si inseriscono in una lunga tradizione: si pensi in parti-colare alla Roma della fine del XVIIIsecolo, quando gli studi copti vivevano un momento di straordi-naria attività, grazie soprattutto al circolo intellettuale, animato dai danesi Münter (1761-1830) e Zoega (1755 – morto a Roma nel 1809), che gravitava attorno al cardinale Stefano Borgia, la cui effigie ap-punto figura nella locandina del congresso.
© Osservatore Romano - 18 settembre 2012