La bussola di una società in crisi di valori
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- Creato: 28 Settembre 2012
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SAINTE-ADÈLE, 28. «L’attuale crisi economica è solo il sintomo di una crisi spirituale e culturale molto più profonda»; alla base ci sono i guasti del secolarismo dell’Occidente, dove la società «rifiuta le vecchie struttu-re e gli antichi valori» e «il suo si-stema di orientamento morale non ha stabili punti di riferimento». Ha parlato di come l’economia globale rifletta la crisi spirituale di oggi monsignor Sviatoslav Shevchuk, ar-civescovo maggiore di Kyiv-Halyč, intervenuto martedì scorso a Sainte-Adèle, in Québec, all’assemblea ple-naria della Conferenza episcopale canadese. La Chiesa — ha spiegato — deve trovare «nuovo coraggio» di proclamare la verità del Vangelo alla società contemporanea fornendole «un’ancora e una bussola». Si vive infatti in una società dove «la virtù e la bontà servono spesso a masche-rare intolleranza religiosa, gratifica-zione personale e decadenza mora-le» e dove «il secolarismo vorrebbe che noi restassimo chiusi nella pic-cola scatola del culto domenicale». Un tale approccio alla religione, ha sottolineato il presule, venne utiliz-zato tanti anni fa in Unione Sovie-tica. Nel suo discorso — del quale il Catholic News Service ha riportato un’ampia sintesi — il responsabile della Chiesa greco-cattolica ucraina ha detto che la separazione fra Sta-to e Chiesa ha portato a una separa-zione dei valori della fede dalla so-cietà, ma «la nostra missione è quel-la di predicare la Parola di Dio a tutti ed essere un segno costante dell’amorevole presenza di Dio at-traverso il ministero sociale. Non dobbiamo avere paura del totalitari-smo del politicamente corretto e di dire la verità, indipendentemente da chi si potrebbe offendere, ad esem-pio sul matrimonio fra persone del-lo stesso sesso o sul genocidio dell’aborto». Shevchuk ha ricordato come, sotto il comunismo, durante gli anni della persecuzione (gli anni «nelle catacombe»), la Chiesa abbia portato avanti la propria testimo-nianza lo stesso, in aperta sfida al regime, e come tanti martiri e con-fessori, nel secolo scorso, abbiano sofferto per la loro fede. «Che il lo-ro esempio e la loro testimonianza possano essere fonte di ispirazione per tutti noi», ha auspicato l’a rc i v e -scovo di Kyiv. Monsignor Shevchuk ha poi par-lato dell’Ucraina di oggi e delle ce-lebrazioni, da parte di tutta la Chie-sa cattolica canadese, per il centesi-mo anniversario dell’arrivo in Cana-da del primo vescovo cattolico ucraino, il beato Nykyta Budka, morto martire in Unione Sovietica, in onore del quale si è svolto, dal 9 al 16 settembre a Winnipeg, il sino-do mondiale dei vescovi greco-catto-lici ucraini. In questi ultimi anni, l’Ucraina sta affrontando sfide so-ciali ed economiche che l’hanno cambiata radicalmente. Il Paese sembra «diviso tra vecchie influenze e nuovi tentativi di integrazione con la più ampia comunità europea». Sussiste una generale sfiducia nei confronti del Governo, dei politici e delle istituzioni civili — ha spiegato Shevchuk — mentre la Chiesa, com-presa quella greco-cattolica, «man-tiene la sua autorità morale». La maggioranza dei cittadini «non si identifica tuttavia con alcuna delle Chiese esistenti» ma «ha fame di Dio ed è aperta al lavoro missiona-rio ecclesiale». In tali circostanze, ha sottolineato, «l’esperienza della nuova evangelizzazione, che stiamo gradualmente acquisendo, può di-ventare un tesoro prezioso che ci auguriamo di condividere con l’inte-ra Chiesa cattolica». L’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč ha quindi ringraziato la Con-ferenza episcopale canadese per lo spirito fraterno di collaborazione mostrato in occasione del recente si-nodo di Winnipeg: «I miei fratelli vescovi qui in Canada parlano mol-to di questa struttura e apprezzano grandemente il sostegno e la com-prensione che la nostra Chiesa rice-ve in tutto il Canada. Non è così in altre parti del mondo», ha aggiunto monsignor Shevchuk, il quale ha messo in evidenza che oggi ci sono decine di migliaia di lavoratori emi-grati dall’Ucraina in diversi Paesi europei. «Ecco perché — ha conclu-so — è così importante per noi “con-d i v i d e re ” in questa nostra esperien-za canadese, testimoniando che la presenza delle Chiese orientali, con le loro tradizioni e strutture, non è una minaccia ma una ricchezza del-la comunità cattolica, che è unità nella diversità». Fra i temi in discussione all’as-semblea plenaria della Conferenza episcopale canadese, che si conclude oggi, figurano la comprensione pa-storale della crisi economica e il cin-quantesimo anniversario dell’ap ertu-ra del concilio Vaticano II. In en-trambe le circostanze è stata evocata l’enciclica di Benedetto XVICaritas in veritate: padre Bill Ryan, gesuita, scrittore esperto di questioni sociali e finanziarie, ha affermato che la Caritas in veritateè la migliore e più recente presentazione della dottrina sociale della Chiesa, un appello a «un umanesimo globale e nuovo». Benedetto XVI— ha aggiunto — è fa-vorevole «ad ampliare il ruolo della società civile attraverso lo sviluppo umano integrale». Dall’assemblea è venuto poi l’invito al comitato per-manente di proseguire nel suo lavo-ro di diffusione dell’insegnamento del Papa contenuto nell’enciclica.© Osservatore Romano - 29 settembre 2012