All’Onu il dramma dei cristiani

hilarion-1NEW YORK, 25. La speranza che un’autorevole istituzione come l’O r-ganizzazione delle Nazioni Unite presti la dovuta attenzione al pro-blema della persecuzione dei cri-stiani nel mondo moderno, alzi la sua voce in difesa dei perseguitati e aiuti la comunità internazionale a creare un meccanismo efficace per opporsi alla discriminazione per motivi religiosi: si è concluso con quest’auspicio il discorso del metro-polita Hilarion, presidente del Di-partimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, intervenu-to martedì scorso davanti alla ses-sione del terzo comitato delle Na-zioni Unite. L’opposizione alla di-scriminazione contro i cristiani nel mondo deve servire «come contri-buto allo sviluppo del concetto di diritti umani», ha detto il rappre-sentante della Chiesa ortodossa rus-sa, il quale ha ricordato che uno dei compiti principali delle istituzioni internazionali, come l’Onu, è la tu-tela dei diritti umani nelle varie re-gioni del mondo. «La libertà di re-ligione è un diritto umano fonda-mentale — ha sottolineato — e la nostra Chiesa si è sempre espressa contro ogni forma di discriminazio-ne, persecuzione e violenza per mo-tivi religiosi». Hilarion si è detto preoccupato per le numerose violazioni della li-bertà religiosa e per le manifesta-zioni di violenza contro i rappre-sentanti delle diverse comunità reli-giose e di interi gruppi etnico-reli-giosi. «Vorrei prestare particolare attenzione al problema della discri-minazione dei cristiani, attualmente il gruppo religioso più perseguitato del pianeta. Ogni cinque minuti un cristiano viene ucciso per la sua fe-de», ha ricordato il metropolita, e sono più di cento milioni i cristiani perseguitati oggi nel mondo. «Que-ste cifre devono costringere la co-munità internazionale non solo a discutere il problema della discrimi-nazione contro i cristiani ma anche a prendere misure decisive per la loro difesa», ha aggiunto. Il metro-polita ortodosso ha poi parlato del-la situazione attuale nel Vicino Oriente e in alcuni Paesi dell’Asia e dell’Africa che «stanno subendo processi drammatici causati da rivo-luzioni, conflitti armati, scontri po-litici e conflitti di interesse econo-mico. Profonde trasformazioni so-ciali stanno portando allo sconvol-gimento dell’equilibrio interreligio-so stabilito secoli fa, che ha consen-tito alle diverse comunità confessio-nali e ai rappresentanti di maggio-ranze e di minoranze religiose di convivere pacificamente tra loro». La radicalizzazione di una parte della maggioranza religiosa — ha spiegato Hilarion — provoca modi-fiche del clima sociale, soprattutto quando le forze radicali prendono il controllo del governo e hanno l’op-portunità di cambiare le leggi. Uno dei risultati è il rapido deteriora-mento della situazione delle mino-ranze religiose, dei cristiani in pri-mo luogo, in Paesi nei quali hanno vissuto per secoli e che essi consi-derano la loro patria. «Il mio dovere di rappresentante del Patriarcato di Mosca è quello di alzare la voce davanti a questa as-semblea in difesa dei miei fratelli cristiani», ha affermato Hilarion, che ha quindi passato in rassegna le situazioni più drammatiche: dalla Siria («l’anno scorso i cristiani rap-presentavano il 10 per cento della popolazione, oggi decine di mi-gliaia di essi sono vittime di intolle-ranza religiosa, le loro chiese e san-tuari sono stati distrutti e non me-no di 50.000 cristiani sono dovuti fuggire dalla città di Homs») all’Egitto («la popolazione cristia-na, di circa 8 milioni di persone, si trova ad affrontare l’esodo di massa dei copti a causa delle persecuzioni sistematiche per motivi religiosi»), dalla Libia all’Iraq (altre nazioni dove migliaia di cristiani sono stati costretti ad abbandonare le loro ca-se), dal Pakistan al Sudan, all’Alge-ria, nazioni dove «i cristiani sono privi di tutela giuridica dalla vio-lenza e sono perseguitati in base al-le leggi locali». Particolarmente du-ro l’intervento del metropolita nei confronti del Pakistan, Paese in cui «i cristiani sono sottoposti alle rap-presaglie più gravi e subiscono una sottile umiliazione», a causa «dell’inerzia delle autorità e all’im-punità dei criminali». Hilarion ha proposto centri permanenti per la raccolta e lo studio dei dati in ma-teria di discriminazione per motivi religiosi nelle diverse regioni del mondo, sollecitando l’Onu a inseri-re più spesso l’esame del fenomeno tra i suoi ordini del giorno.

© Osservatore Romano - 26 ottobre 2012