Georgia: aumentano i finanziamenti pubblici per la chiesa ortodossa
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- Creato: 26 Novembre 2012
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Quando lo Stato sostiene l'istituzione ecclesiastica
Raffaele GuerraRoma
La possibilità di un notevole cambiamento aleggia ormai da tempo nei paesi di tradizione ortodossa. Il prolungamento della crisi economica, insieme a pressioni politiche provenienti da istituzioni nazionali e internazionali e dall’opinione pubblica interna, spinge, infatti, verso la definitiva abrogazione delle chiese di stato e al taglio dei finanziamenti pubblici per quelle istituzioni ecclesiastiche che li recepiscono da tempo. Da questa tendenza non è immune la Georgia, dove la Chiesa Apostolica Autocefala Ortodossa Georgiana raccoglie oggi l’82% della popolazione.
L’ex repubblica sovietica è nel pieno di un cambio di regime non ancora pienamente attuato. Dopo l’incriminazione di esponenti del passato governo di centro-destra, lo scorso ottobre la coalizione “Sogno Georgiano” del miliardario Bidzina Ivanishvili ha conquistato la maggioranza elettorale. Tra le promesse di “rottura” che Ivanishvili aveva fatto in campagna elettorale c’era, oltre al prosieguo delle indagini sullo scorso governo (accusato di vendite forzate di aziende, torture nelle carceri, condanne ingiustificate…), l’abrogazione dei finanziamenti pubblici alla chiesa.
Promessa non mantenuta, per una parte dell’opinione pubblica georgiana: la bozza di bilancio per il 2013 presentata dal governo, infatti, prevede un aumento dei fondi destinati alla chiesa rispetto al 2012. Si passa da 22,8 a 25 milioni di lari.
“La chiesa ortodossa georgiana”, ha dichiarato a NetGazeti David Berdzenishvili, noto esponente della maggioranza di governo, “deve essere rimborsata in quanto vittima della repressione sovietica. Non si tratta di un dispendio di denaro: è un suo diritto”. Per il futuro, però, il parlamentare georgiano ha dichiarato che lo stato dovrebbe interrompere i finanziamenti pubblici e pensare ad altre soluzioni. Certamente questo apre un altro tema di dibattito nell’ortodossia contemporanea in quei paesi che hanno alle spalle un passato comunista.
La rinascita di quelle chiese negli ultimi decenni, infatti, se può contare su una consistente, quanto problematica e talvolta discutibile, rifioritura religiosa delle popolazioni; poggia sicuramente, dal lato ideologico, su presunte identità nazionali più o meno accentuate, e, dal punto di vista materiale, proprio sui fondi e le concessioni di varia natura che queste chiese ortodosse stanno ricevendo dagli stati per le passate persecuzioni politiche dei regimi comunisti nazionali.
La bozza di bilancio georgiana ha fatto discutere tanto più che gli incrementi riguardano la sola chiesa: a fronte di un aumento dei finanziamenti per l’Ufficio Patriarcale, si prospettano, infatti, tagli per diverse istituzioni pubbliche: dal capo dello Stato al Consiglio per la Sicurezza Nazionale (il cui finanziamento è sceso da 24, 8 milioni a 1,8 milioni di lari).
Per ora, dunque, la chiesa ortodossa georgiana non si vedrà togliere il sostegno economico dello stato. È ancora troppo vicino il ricordo della recente persecuzione. Gli occhi, semmai, devono essere puntati sulla Grecia: l’opinione pubblica ellenica preme da anni per una separazione tra chiesa e Stato e dello stesso avviso sembrano essere anche molti esponenti europei.
© http://vaticaninsider.lastampa.it - 26 novembre 2012