Se la vera libertà è essere moglie e madre
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- Creato: 12 Aprile 2013
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MOSCA, 12. C’è un femminismo «molto pericoloso» che si vanta di reclamare una pseudo libertà per le donne, le quali — secondo tale ideologia — dovrebbero mostrare le pro-prie qualità in primo luogo al di fuori del matrimonio e al di fuori della famiglia. Al centro di questo tipo di “femminismo” ( rappresentato da alcuni movimenti che non disdegnano anche clamorose manifestazioni) non ci sono dunque né la famiglia né l’educazione dei figli ma «un’altra funzione di donna che, spesso, contraddice i valori stessi della famiglia».
Incontrando, marte-dì scorso, una delegazione dell’Unione delle donne ortodosse ucraine, il Patriarca di Mosca, Ciril-lo, ha sottolineato il ruolo insostitui-bile della donna («custode della ca-sa») all’interno del focolare dome-stico, spiegando che «se si annienta questo ruolo eccezionalmente im-portante della donna la conseguen-za è che tutto crolla, la famiglia e, in senso più ampio, la patria. Non è a caso che parliamo di madre-pa-tria» e «forse non è un caso che la maggior parte delle leader femmini-ste siano single». All’incontro, avvenuto nella resi-denza patriarcale del monastero di San Daniele, erano presenti fra gli altri il presidente del Dipartimento sinodale per la Chiesa e la società, arciprete Vsevolod Chaplin, e nu-merose rappresentanti (laiche e reli-giose) del mondo ortodosso russo e ucraino. Cirillo, ricordando la sua parteci-pazione al forum internazionale «Le donne ortodosse: l’unità, il servizio, l’amore» organizzato dall’asso ciazio-ne a Kiev nel luglio 2011, ha ribadi-to alcuni concetti-chiave: innanzitut-to non c’è nulla di umiliante in una donna che si dedica alla casa, che decide di occuparsi della crescita dei figli; nessuna subordinazione nei confronti dell’uomo, anzi — afferma il primate della Chiesa ortodossa russa — non esiste compito più alto e nobile del ministero, del servizio prestato dalla donna all’interno del focolare domestico. Cirillo parla di una «particolare responsabilità», quella di «conservare i costumi nella società»: solo nel seno della fami-glia naturale, per esempio, un bam-bino può crescere con amore e alti ideali morali. Nessun attacco, da parte del Pa-triarca di Mosca, alle “donne in car-riera”, da ammirare ma solo se rie-scono ad assolvere con criterio tutti i compiti, mantenendo dunque in-tatti i ruoli di moglie e madre. La preoccupazione di Cirillo riguarda piuttosto certi fenomeni — come la crescita dei divorzi e il basso tasso di natalità — presenti in molte na-zioni dell’ex Unione sovietica. Il pensiero va al gran numero di orfa-ni e di bambini abbandonati dai ge-nitori: «Sono convinto che le orga-nizzazioni femminili dovrebbero prestare maggiore attenzione al te-ma delle adozioni». E quando poi la priorità è la soddisfazione dei propri bisogni materiali, dell’egoisti-co “io”, è il calcolo del denaro, del tempo da dedicare ai piaceri — ha messo in evidenza il primate orto-dosso nel suo discorso — si assiste all’«istinto di dominazione dell’uo-mo sulla sua vita spirituale», alla decisione appunto, presa per conve-nienza, di non mettere al mondo dei figli. L’Unione delle donne ortodosse ucraine è un organismo laico indi-pendente nato a Odessa nell’aprile 2010. Nel luglio 2011 ha firmato un accordo di cooperazione con il Di-partimento sinodale per la famiglia della Chiesa ortodossa ucraina. Pre-sente con uffici di rappresentanza in tutta l’Ucraina, lavora per promuo-vere i valori morali ed etici alla base della fede ortodossa e per trovare ri-sposte alla crisi spirituale della so-cietà. Cirillo ha concluso il suo in-tervento auspicando una maggiore collaborazione tra il Patriarcato di Mosca e l’Unione delle donne orto-dosse ucraine: «Ci aiuterebbe a ri-spondere alle sfide che la Chiesa e la società devono affrontare nel mondo di oggi».
© Osservatore Romano - 13 aprile 2013