Ortodossi nel Pacifico

03-cristo-pantocratorHONOLULU, 24. Gli ortodossi che non t’aspetti. O meglio, dove non te li aspetteresti. Le isole Hawaii non sono infatti propriamente il primo dei luoghi che l’immaginario collettivo, almeno in Europa, associa istintivamente alla presenza della Chiesa ortodossa. Eppure, l’ortodossia nell’arcipelago del Pacifico, meta ambita del turismo mondiale, è ricca di oltre due secoli di storia.
E recentemente sta anche facendo parlare di sé a seguito dei miracoli attribuiti a una celebre icona. Secondo gli storici, la presenza del cristianesimo ortodosso nelle isole Hawaii ha inizio con la celebrazione di una liturgia pasquale, in un anno non precisato della seconda metà del XVIIIsecolo. Fu allora — come ricorda il sito italiano ortodossiatorino.net legato al Patriarcato di Mosca — che una nave mercantile russa diretta dall’estremo Oriente a quella che era allora l’America russa fece scalo alle isole Hawaii. Il bastimento aveva a bordo un sacerdote ortodosso, che non volendo celebrare la Pasqua in mare, convinse il capitano a sbarcare vincendone il timore per la pericolosità dei nativi. «Non ci faranno del male — disse il sacerdote — p erché siamo ortodossi, e portiamo la luce di Cristo per illuminare i loro cuori». Dopo lo sbarco fu benedetto un altare provvisorio, in una capanna fatta di legno di palma e bambù, e adornata con un’icona della Madre di Dio del Segno. Alla partenza, il sacerdote lasciò sull’isola l’icona utilizzata nella divina liturgia pasquale, promettendo: «Torneremo a battezzare questi nativi nella Chiesa una, santa, cattolica e apostolica». Così fu, anche se bisognerà attendere il 1815 per avere la prima chiesa ortodossa dell’arcipelago. Fu allora che fu costruita la cappella del forte Elisabetta sull’isola nordoccidentale di Kaua’i. Molti anni dopo, nel 1882, il Regno delle Hawaii inviò in Russia una delegazione diplomatica, in occasione dell’incoronazione dello zar Alessandro III. Le segnalazioni dell’inviato speciale delle Hawaii alla corte russa, il colonnello Curtis Pi’ehu Iaukea, segretario degli affari esteri, descrivono i servizi liturgici ortodossi russi che furono ampiamente pubblicati nei giornali in lingua hawaiana. Due anni più tardi, lo zar Alessandro III inviò al re Kalākaua l’ordine imperiale di sant’Aleksandr Nevskij, il più alto riconoscimento russo, e stabilì un’ambasciata russa permanente alle Hawaii, insieme a una piccola cappella ortodossa. Successivamente, duecento ucraini emigrarono alle Hawaii come lavoratori delle piantagioni di zucchero. Dopo la fine del Regno delle Hawaii (1893) e l’annessione dell’arcipelago agli Stati Uniti (1898), l’ambasciatore russo fu richiamato, l’ambasciata fu ridotta a un piccolo ufficio e la cappella ortodossa russa fu chiusa. Nel 1915, dopo una richiesta ufficiale da parte della comunità ortodossa russa alle Hawaii al santo sinodo di San Pietroburgo, fu inviato un sacerdote a seguire la vasta popolazione di fedeli russi ortodossi. Furono stabiliti servizi liturgici permanenti e nel Natale del 1916 il protopresbitero Jakob Korchinskij celebrò la Divina Liturgia nella cattedrale episcopaliana di Sant’Andrea a Honolulu. Da quel momento la presenza liturgica ortodossa alle Hawaii è rimasta ininterrotta. Negli anni seguenti, la Chiesa ortodossa russa all’estero ha inviato i sacerdoti per una popolazione ortodossa in declino. L’archimandrita Innokentij (Dronov) di Hilo, è stato al servizio dei fedeli di tutte le isole Hawaii (incluso un certo numero di cristiani ortodossi giapponesi) negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso. Fino agli anni Sessanta la Chiesa ortodossa russa è stata l’unica ad avere giurisdizione sulle isole Hawaii. In seguito, si sono formate parrocchie e missioni di altre Chiese ortodosse, fino ad arrivare alla presenza simultanea di cinque differenti giurisdizioni ortodosse nell’arcipelago. Nonostante la frammentazione giurisdizionale — sottolinea ancora ortodossiatorino.net — tutte le chiese ortodosse nelle Hawaii sono in comunione l’una con l’altra e hanno amichevoli relazioni recipro che. Non solo, dal 2007 l’arcipelago è al centro di un grande movimento di devozione. L’icona hawaiiana della Th e o t o k o s di Iviron, custodita in una casa di una coppia cristiana ortodossa di Honolulu, avrebbe cominciato a trasudare una sostanza simile a olio profumato. Nel giugno del 2008, le autorità religiose hanno dichiarato che l’icona “hawaiiana” della Madre di Dio di Iviron è una vera e propria icona miracolosa.

© Osservatore Romano - 25 luglio 2013